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Tutela dell’ambiente: quale rilevanza?

Categoria: Generalità
Autorità: Tar Lombardia (MI)
Data: 07/03/2022
n. 529

La necessità di preservare gli habitat naturali nella loro condizione originaria al fine di non arrecare (o limitare) danni irreversibili alla fauna e alla flora selvatiche locali risulta una ragione assolutamente valida e non contestabile, avuto riguardo al preminente rilievo del bene “ambiente”, riconosciuto in modo espresso anche a livello costituzionale, a seguito della modifica dell’art. 9 della Costituzione da parte della L. Cost 1/2022 (Art. 9, comma 3, primo periodo, Cost.: «[La Repubblica] Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.»


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1. Con ricorso introduttivo, notificato in data 22 aprile 2021 e depositato il 3 maggio successivo, la Federazione ricorrente ha impugnato il Decreto n. 3947 del 23 marzo 2021, adottato dalla Direzione Generale Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi della Regione Lombardia, con il quale si è proceduto alla “Approvazione della graduatoria e proposta di aggiudicazione della concessione delle acque del Bacino di Pesca 8 - Valle Seriana ai sensi dell’art. 134 comma 2 L.R. 31/2008”, relativa alla graduatoria stilata dalla Commissione di esperti di cui al D.D.S. 18 settembre 2020 con il punteggio di 60.1 a favore della A.T.S. Bacino 8 - Valle Seriana a fronte di punti 60 della A.T.S. della Valle Seriana, nonché la relativa proposta di aggiudicazione trasmessa alla ricorrente a mezzo p.e.c. il 23 marzo 2021.

Con D.G.R. n. 3030 del 6 aprile 2020, pubblicata sul B.U.R.L. - Serie Ordinaria n. 15 del 9 aprile 2020, è stata approvata la disciplina per l’affidamento in concessione dei Bacini di pesca individuati dal Regolamento regionale n. 2 del 2018, al fine di conseguire una gestione ottimale della pesca dilettantistica ricreativa e sportiva ed assicurare la tutela dell’ittiofauna e degli habitat acquatici, demandando ai competenti dirigenti della Direzione Generale Agricoltura Alimentazione e Sistemi Verdi l’adozione dei Decreti attuativi per ogni Bacino di pesca.

Con Decreto del Direttore della Struttura Regionale Agricoltura, Foreste, Caccia e Pesca - Bergamo n. 10896 del 18 settembre 2020, pubblicato sul B.U.R.L. - Serie Ordinaria n. 39 del 24 settembre 2020, è stato approvato il Disciplinare di affidamento in concessione delle acque del Bacino 8 - Valle Seriana. Al fine di poter partecipare a detta procedura, la Federazione ricorrente, mediante la propria articolazione territoriale, si è proposta quale capofila di un costituendo raggruppamento composto anche da A.S.D. Sezione Provinciale di Bergamo e dal Comune di Albino.

Con comunicato regionale n. 2 del 12 gennaio 2021, la Direzione Generale Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, preso atto della presentazione di un’istanza per l’affidamento in concessione delle acque del Bacino di Pesca 8, ha avvisato i potenziali soggetti interessati della possibilità di proporre istanze concorrenti entro i successivi 30 giorni dalla data della pubblicazione.

Il giorno 18 marzo 2021 si è svolta la seduta della Commissione tecnica per la valutazione e l’esame delle due istanze pervenute e a conclusione dei lavori della stessa è stata individuata quale aggiudicataria l’A.T.S. Bacino 8 Valle Seriana, cui sono stati attribuiti 60,1 punti, a fronte dei 60,0 punti assegnati all’A.T.S. della Valle Seriana di cui la Federazione ricorrente è capofila, giunta seconda.

L’esito della procedura è stato formalizzato attraverso il Decreto n. 3947 del 23 marzo 2021, adottato dalla Direzione Generale Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi della Regione Lombardia, ed è stato reso noto con p.e.c. del 23 marzo 2021; la ricorrente ha formulato istanza di accesso agli atti, tempestivamente accolta, e in data 16 aprile 2021 ha domandato l’annullamento e la revisione in autotutela della suddetta graduatoria e del relativo provvedimento di approvazione, non ottenendo alcun riscontro in merito.

Assumendo l’illegittimità dell’esito finale della procedura comparativa, la ricorrente Federazione – dopo aver premesso la piena lesività degli atti impugnati – ne ha chiesto l’annullamento, in primo luogo, per violazione dell’art. 3 della legge n. 241 del 1990 per omessa indicazione del termine e dell’Autorità a cui ricorrere e per carente motivazione in ordine all’applicazione di alcuni criteri di selezione da parte della Commissione di valutazione.

Ulteriormente sono stati dedotti la violazione e/o falsa interpretazione della “lex specialis”, l’eccesso di potere per travisamento dei fatti, l’erronea istruttoria, la motivazione contraddittoria o perplessa, l’illogicità e la disparità di trattamento.

Si sono costituite in giudizio la Regione Lombardia e la (omissis), che hanno chiesto il rigetto del ricorso.

 

2. Con ricorso per motivi aggiunti notificato in data 15 dicembre 2021 e depositato il 19 dicembre successivo, la parte ricorrente ha altresì impugnato il Decreto n. 13902 del 18 ottobre 2021, adottato dalla Direzione Generale Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi della Regione Lombardia, con il quale è stata disposta la «Revoca del decreto 18.09.2020 n. 10896 “Approvazione del disciplinare di affidamento in concessione delle acque del Bacino di Pesca 8 - Valle Seriana ai sensi dell’art. 134 comma 2 L.R. 31/2008”», unitamente agli atti allo stesso presupposti.

Assumendo l’illegittimità dei richiamati atti, la ricorrente ne ha chiesto l’annullamento, in primo luogo, per violazione dell’art. 7 della legge n. 241 del 1990 per omessa comunicazione di avvio del procedimento.

Sono stati poi dedotti l’eccesso di potere per carenza di istruttoria, il travisamento dei fatti, l’erronea ed illogica motivazione, l’illegittimità e la conseguente necessaria disapplicazione (per incompetenza ed eccesso di potere) della Circolare esplicativa del Ministero della Transizione ecologica n. 55247 del 24 maggio 2021, l’illegittimità e la conseguente necessaria disapplicazione (per incompetenza assoluta ed eccesso di potere) del Decreto della Direzione Generale per il Patrimonio Naturalistico del Ministero dell’Ambiente del 2 aprile 2020, recante “Criteri per la reintroduzione e il ripopolamento delle specie autoctone di cui all’allegato D del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997 n. 357, e per l’immissione di specie e di popolazioni non autoctone”.

Ulteriormente sono stati eccepiti l’eccesso di potere per disparità di trattamento e la carenza, contraddittorietà e perplessità della motivazione.

Infine, è stato dedotto l’eccesso di potere per sviamento ed è stata confermata la permanenza dell’interesse alla decisione di merito del ricorso principale e dei motivi aggiunti.

 

3. In prossimità dell’udienza di merito, i difensori delle parti hanno depositato memorie e documentazione a sostegno delle rispettive posizioni; in particolare, la difesa della Regione ha eccepito l’improcedibilità del ricorso introduttivo e l’inammissibilità e/o l’infondatezza del ricorso per motivi aggiunti; la difesa della contro interessata ha chiesto l’accoglimento del ricorso per motivi aggiunti e la reiezione del ricorso introduttivo, previo rigetto dell’eccezione di tardivo deposito delle proprie memorie e dei propri documenti formulata dalla difesa della ricorrente; quest’ultima ha invece insistito per l’accoglimento del ricorso introduttivo e di quello per motivi aggiunti.

All’udienza pubblica del 4 febbraio 2022, su conforme richiesta dei difensori delle parti, la controversia è stata trattenuta in decisione.

 

4. All’esito della predetta udienza, con l’ordinanza n. 283/2022, adottata ai sensi dell’art. 73, comma 3, cod. proc. amm., il Collegio ha eccepito ai difensori delle parti la sussistenza di un possibile difetto di giurisdizione del Giudice amministrativo in favore del Tribunale Superiore delle acque pubbliche, evidenziando la possibilità per le parti di presentare memorie vertenti su quest’unica questione e specificando altresì che, in vista della decisione finale, non sarebbe stata fissata alcuna udienza pubblica alla presenza di essi difensori.

In data 11 febbraio 2022, la difesa della ricorrente ha depositato una memoria con cui ha preso posizione in ordine al prospettato difetto di giurisdizione rilevato dal Collegio in sede di ordinanza, argomentando sulla sussistenza della giurisdizione del Giudice amministrativo in ordine alla presente controversia.

 

Considerato in diritto

 

1. In via preliminare, va affermata la sussistenza della giurisdizione del Giudice amministrativo in ordine alla presente controversia.

 

1.1. Ai sensi dell’art. 143, comma 1, lett. a, del R.D. n. 1175 del 1933 “appartengono alla cognizione diretta del Tribunale superiore delle acque pubbliche (…) i ricorsi per incompetenza, per eccesso di potere e per violazione di legge avverso i provvedimenti definitivi presi dall’amministrazione in materia di acque pubbliche”. Spettano, quindi, alla giurisdizione del Tribunale Superiore tutti i provvedimenti di organizzazione e di gestione di un corpo idrico che hanno incidenza diretta sul regime delle acque e sul loro utilizzo (cfr. Cass. civ., SS.UU., ord. 15 maggio 2008, n. 12165).

In coerenza con il dettato normativo in precedenza richiamato, risulta condivisibile l’interpretazione giurisprudenziale che ritiene sussistere la giurisdizione del T.S.A.P. soltanto nei casi in cui i provvedimenti amministrativi impugnati siano caratterizzati da incidenza diretta sulla materia delle acque pubbliche, mentre restano fuori da tale competenza giurisdizionale tutte le controversie che abbiano ad oggetto atti solo strumentalmente inseriti in procedimenti finalizzati ad incidere sul regime delle acque pubbliche (cfr. Consiglio di Stato, IV, 3 agosto 2021, n. 5707; 18 giugno 2021, n. 4697). Risulta insomma necessario, per fondare la giurisdizione specializzata in materia di acque, che i provvedimenti impugnati, per effetto della loro incidenza sulla realizzazione, sospensione od eliminazione di un’opera idraulica riguardante un’acqua pubblica, concorrano, in concreto, a disciplinare direttamente le modalità di utilizzazione di quell’acqua o l’assetto e la struttura dei beni del demanio idrico, non essendo sufficiente che sui relativi regimi quelli incidano solo in via indiretta, riflessa, mediata od occasionale. Al contrario, deve riconoscersi la giurisdizione del giudice amministrativo in caso di impugnativa di atti solo in via strumentale inseriti in procedimenti finalizzati ad incidere sul regime delle acque pubbliche e pertanto in grado di influirvi solo occasionalmente, in cui rileva esclusivamente l’interesse al rispetto delle norme di legge nelle procedure amministrative funzionali all’affidamento di concessioni o appalti di opere relative a tali acque (Cass. civ., SS.UU., ord. 21 marzo 2017, n. 7154); oppure in caso di prevalenza in concreto, nel provvedimento impugnato, della tutela di interessi pubblicistici diversi rispetto a quelli coinvolti dal regime delle acque pubbliche (Cass. civ., SS.UU., 31 luglio 2017, n. 18976).

In tal senso è consolidata la posizione del Giudice regolatore della giurisdizione, secondo il quale “spetta alla giurisdizione del Tribunale superiore delle acque pubbliche in sede di cognizione diretta in unico grado – ai sensi del R.D. 11 dicembre 1933, n. 1775, art. 143, lett. a) – ogni controversia sugli atti amministrativi in materia di acque pubbliche, intesi come quelli idonei ad incidere, quand’anche non promananti da pubbliche amministrazioni istituzionalmente preposte alla cura degli interessi in materia, in maniera non occasionale, ma immediata e diretta, sul regime di quelle e del relativo demanio; invece, poiché il detto Tribunale non è il giudice delle vicende applicative delle concessioni sui beni del demanio idrico, né il garante della libera o corretta estrinsecazione delle attività che di tali concessioni formano oggetto, spetta alla giurisdizione del Giudice amministrativo la controversia che abbia ad oggetto provvedimenti relativi a beni dell’impresa cui quella concessione è servente, adottati in preminente considerazione di interessi ambientali, urbanistici o di gestione del territorio, siccome non direttamente ed immediatamente incidenti sul regime di sfruttamento delle acque e del demanio (nella specie, risultando impugnati provvedimenti amministrativi di ingiunzione di rimozione di beni e materiali di modesta incidenza ma lesivi sotto il profilo urbanistico-edilizio o ambientale, atti di accertamento di dette violazioni, dinieghi di concessioni in sanatoria, variazioni di previsioni generali del piano urbanistico, tutte relative ad infrastrutture di un’impresa titolare di concessione di derivazione di acqua per uso di allevamento ittico e di pesca sportiva, con obbligo di restituzione dell’intera portata al medesimo corso d’acqua a quota sottostante e con prescrizioni sulla forma del laghetto destinato alla pesca sportiva)” (Cass. civ., SS.UU., 5 febbraio 2020, n. 2710).

Nella presente controversia si controverte della legittimità della procedura relativa all’affidamento in concessione dei Bacini di pesca, al fine di conseguire una gestione ottimale della pesca dilettantistica, ricreativa e sportiva ed assicurare la tutela dell’ittiofauna e degli habitat acquatici, con possibile applicazione della riduzione dei canoni concessori; da ciò non emerge una diretta influenza delle descritte attività sul regime delle acque pubbliche, afferendo tali aspetti soltanto in via indiretta alla regolamentazione delle predette acque pubbliche.

 

1.2. Deve perciò essere affermata la sussistenza della giurisdizione del Giudice amministrativo sulla presente controversia.

 

2. Prima di affrontare il merito delle questioni proposte con il ricorso introduttivo e con quello per motivi aggiunti, risulta necessario modificare l’ordine di trattazione dei richiamati gravami, atteso che le contestazioni relative all’esito della procedura di gara per affidare in concessione il Bacino di Pesca 8, proposte con il ricorso introduttivo, possono essere scrutinate soltanto laddove fosse accolto il ricorso per motivi aggiunti, rivolto avverso il Decreto regionale attraverso il quale è stata disposta la «Revoca del decreto 18.09.2020 n. 10896 “Approvazione del disciplinare di affidamento in concessione delle acque del Bacino di Pesca 8 - Valle Seriana ai sensi dell’art. 134 comma 2 L.R. 31/2008”»; difatti, laddove fosse accertata la legittimità della revoca della citata procedura di gara, nessun interesse permarrebbe in capo alla parte ricorrente che, a tal punto, non potrebbe utilmente aspirare al conseguimento dell’aggiudicazione di una procedura non più in essere. Deve perciò scrutinarsi, in via prioritaria, il ricorso per motivi aggiunti.

 

3. Passando quindi all’esame del ricorso per motivi aggiunti, lo stesso è infondato.

 

4. Con il primo e il quarto motivo del ricorso, da trattare congiuntamente in quanto strettamente connessi, si assume la violazione della normativa sul procedimento amministrativo, atteso che il provvedimento di revoca non sarebbe stato preceduto dalla comunicazione di avvio del procedimento nei confronti dei soggetti interessati, e si eccepisce l’illogicità del comportamento regionale che avrebbe revocato espressamente soltanto il Decreto di indizione della procedura e non anche il Decreto n. 3947 del 23 marzo 2021, con cui sono state approvate la graduatoria e la proposta di aggiudicazione della concessione.

 

4.1. Le doglianze sono infondate.

Con il Decreto del Direttore della Struttura Regionale Agricoltura, Foreste, Caccia e Pesca - Bergamo n. 10896 del 18 settembre 2020, è stato approvato il Disciplinare di affidamento in concessione delle acque del Bacino 8 - Valle Seriana (all. 4 al ricorso). Attraverso tale provvedimento si è stabilita la lex specialis relativa alla procedura per l’individuazione del soggetto cui assegnare in concessione le acque del Bacino 8, avviando la fase concorrenziale per la scelta del concessionario; la citata procedura non si è mai conclusa, poiché non vi è stata l’aggiudicazione definitiva, ma soltanto la proposta di aggiudicazione in favore della contro interessata. Attraverso il Decreto regionale n. 13902 del 18 ottobre 2021, impugnato con i motivi aggiunti, è stata revocata la procedura di gara per l’individuazione del concessionario; risulta evidente che, al venir meno del provvedimento che ha avviato il confronto comparativo, consegua in via automatica la caducazione di tutti gli atti dallo stesso dipendenti, compreso il provvedimento di aggiudicazione provvisoria (rectius, proposta di aggiudicazione), ossia il Decreto n. 3947 del 23 marzo 2021. Tra i richiamati Decreti regionali, difatti, sussiste un rapporto di presupposizione che genera una invalidità ad effetto caducante tra gli stessi, poiché il Decreto di approvazione della graduatoria finale della procedura si pone nell’ambito della medesima sequenza procedimentale quale inevitabile conseguenza dell’atto anteriore, non implicando una ulteriore e più ampia ponderazione di interessi rispetto a quella effettuata in relazione alla primigenia determinazione regionale di indizione della procedura. Ciò risulta conforme alla consolidata giurisprudenza, secondo la quale, in generale, l’invalidità a effetto caducante ricorre allorquando “l’atto successivo venga a porsi nell’ambito della medesima sequenza procedimentale quale inevitabile conseguenza dell’atto anteriore, senza necessità di ulteriori valutazioni, il che comporta, dunque, la necessità di verificare l’intensità del rapporto di conseguenzialità tra l’atto presupposto e l’atto successivo, con riconoscimento dell’effetto caducante solo qualora tale rapporto sia immediato, diretto e necessario, nel senso che l’atto successivo si ponga, nell’ambito dello stesso contesto procedimentale, come conseguenza ineluttabile rispetto all’atto precedente, senza necessità di nuove valutazioni di interessi (cfr., tra le tante: Cons. Stato, V, 26 maggio 2015, n. 2611 e 20 gennaio 2015, n. 163; IV, 6 dicembre 2013, n. 5813, 13 giugno 2013, n. 3272 e 24 maggio 2013, n. 2823; VI, 27 novembre 2012, n. 5986 e 5 settembre 2011, n. 4998; V, 25 novembre 2010, n. 8243)” (Consiglio di Stato, V, 10 aprile 2018, n. 2168). Quindi alla revoca dell’atto di indizione della procedura consegue la caducazione automatica di tutti gli atti conseguenti, compreso il Decreto di approvazione della graduatoria e la connessa proposta di aggiudicazione.

Oltretutto tale revoca ha avuto a oggetto una procedura concorsuale non ancora aggiudicata in via definitiva, ovvero non conclusa, e nella quale l’Associazione ricorrente non è neppure stata individuata quale offerente migliore. Quindi nessuna posizione di affidamento qualificato sussisteva in capo alla predetta ricorrente e, di conseguenza, nessun obbligo di comunicare l’avvio del procedimento di revoca incombeva sull’Amministrazione procedente (cfr. T.A.R. Calabria, Catanzaro, I, 25 maggio 2021, n. 1085; T.A.R. Abruzzo, L’Aquila, I, 21 settembre 2020, n. 320; T.A.R. Lombardia, Milano, IV, 30 luglio 2018, n. 1868). Infatti, “nelle gare pubbliche, la decisione della Pubblica amministrazione di procedere alla revoca dell’aggiudicazione provvisoria non è da classificare come attività di secondo grado (diversamente dal ritiro dell’aggiudicazione definitiva), atteso che, nei confronti di tale determinazione, l’aggiudicatario provvisorio vanta solo un’aspettativa non qualificata o di mero fatto alla conclusione del procedimento: pertanto, l’assenza di una posizione di affidamento in capo all’aggiudicatario provvisorio, meritevole di tutela qualificata, attenua l’onere motivazionale facente carico alla Pubblica amministrazione, in occasione del ritiro dell’aggiudicazione provvisoria, anche con riferimento alla indicazione dell’interesse pubblico giustificativo dell’atto di ritiro” (Consiglio di Stato, III, 6 agosto 2019, n. 5597; V, 11 ottobre 2018, n. 5863; T.A.R. Lazio, Roma, III quater, 11 marzo 2020, n. 3142).

Per altro verso, la parte ricorrente non ha dimostrato, in maniera incontrovertibile, quali ulteriori e concreti aspetti avrebbe potuto far emergere in caso di instaurazione del contraddittorio procedimentale, né ha indicato quali elementi avrebbe potuto fornire al fine di determinare diversamente la Regione e indurla alla conservazione degli atti di gara (cfr. Consiglio di Stato, V, 25 settembre 2019, n. 6432).

 

4.2. Ne discende il rigetto delle scrutinate censure.

 

5. Con la seconda doglianza del ricorso per motivi aggiunti si assume l’illegittima condotta della Regione Lombardia che avrebbe ritenuto di conformarsi a una Circolare esplicativa del Ministero della Transizione Ecologica che non avrebbe alcuna valenza o contenuto precettivo e sarebbe di dubbia legittimità; ciò avrebbe determinato una evidente carenza di istruttoria che si rifletterebbe anche sulla motivazione posta alla base del provvedimento di revoca, assolutamente insufficiente.

 

5.1. La censura è infondata.

Il Decreto regionale n. 13902 del 18 ottobre 2021 di revoca della procedura di affidamento della concessione riferita al Bacino di Pesca 8 Valle Seriana ha posto a fondamento del procedimento di autotutela il contenuto della Circolare del Ministero della Transizione Ecologica (denominata MATTM REGISTRO UFFICIALE USCITA 0055247 del 24-05.2021: all. 11 al ricorso) del 24 maggio 2021, rilevando “che la citata circolare ministeriale, attenendo a una disciplina di carattere ambientale, oltre a dettagliare nel concreto un ambito di stretta competenza della Stato, quale quello dell’individuazione delle specie ittiche di cui è possibile l’immissione, è volta a tutelare un interesse di rilievo costituzionale e pone vincoli alla realizzazione delle prestazioni indicate nel disciplinare, rendendo talune potenzialmente non realizzabili [e segnalando altresì] che non è intervenuto il decreto di approvazione dell’affidamento e pertanto non si è determinato un legittimo affidamento alla conclusione della procedura in capo al proponente né un pregiudizio indennizzabile”.

Pur risultando chiaro ed evidente il riferimento ai contenuti della Circolare ministeriale, non si può convenire con la prospettazione della ricorrente secondo la quale la Regione avrebbe, impropriamente, ritenuto di natura precettiva il contenuto della richiamata Circolare (perciò adeguandosi pedissequamente alle sue prescrizioni), visto che dal tenore letterale del provvedimento regionale di revoca emerge che lo stesso è stato assunto in base ad una valutazione autonoma e del tutto discrezionale: i richiami all’interesse di “rilievo costituzionale” e ai potenziali (ma non attuali e certi) limiti alla possibilità di immissione di specie ittiche alloctone, unitamente alla ritenuta assenza di un legittimo affidamento in capo ai proponenti, rendono palese la circostanza che gli Uffici regionali abbiano ritenuto di procedere in tal senso, scegliendo di adeguarsi (autonomamente e “liberamente”) agli indirizzi contenuti nella Circolare.

Quanto evidenziato è indirettamente confermato dal tenore del (successivo) terzo motivo del ricorso per motivi aggiunti, in cui è stato sottolineato come, nei casi in cui risultava già intervenuta l’aggiudicazione definitiva della gara per l’affidamento in concessione del Bacino di Pesca (ad esempio, per il Bacino 5 “Verbano, Ceresio e Lario”), non vi è stata alcuna revoca della procedura, ma, all’opposto, è stato avviato il procedimento per ottenere l’autorizzazione ministeriale in deroga all’immissione di specie autoctone (cfr. all. 14 e 15 al ricorso).

Da ciò deriva altresì l’irrilevanza della parte della censura rivolta avverso la richiamata Circolare ministeriale e i provvedimenti alla stessa presupposti, non essendo necessario verificare la cogenza e la legittimità di tali atti, su cui peraltro questo Tribunale non ha nemmeno competenza, trattandosi di atti emanati da un’Amministrazione centrale, esplicanti effetti su tutto il territorio nazionale e perciò attratti alla competenza del T.A.R. centrale (art. 13, commi 1 e 3, cod. proc. amm.: cfr. Consiglio di Stato, Ad. plen., ord. 13 luglio 2021, n. 13).

 

5.2. Quanto alla idoneità della motivazione e alla congruità dell’istruttoria, va premesso che l’assenza di una posizione di affidamento qualificato in capo alla parte ricorrente (e pure della controinteressata) – come già rilevato in precedenza al punto 4.1 – rende meno stringente l’obbligo motivazionale imposto all’Amministrazione. In ogni caso, la necessità di preservare gli habitat naturali nella loro condizione originaria al fine di non arrecare (o limitare) danni irreversibili alla fauna e alla flora selvatiche locali, risulta una ragione assolutamente valida e non contestabile, avuto riguardo al preminente rilievo del bene “ambiente”, riconosciuto in modo espresso anche a livello costituzionale a seguito della riforma entrata in vigore in data 9 marzo 2022 (“[La Repubblica] Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”: art. 9, terzo comma, primo periodo, Cost., come modificato con Legge costituzionale n. 1 del 2022).

L’effettuazione di scelte fondate non su elementi certi, ma soltanto di natura potenziale, del resto, è coerente con la natura necessariamente prognostica della valutazione ambientale, correttamente orientata dal principio di precauzione, visto l’obiettivo di prevenire e di impedire la realizzazione di pregiudizi ai beni ambientali tutelati, non surrogabile da interventi successivi di rimozione degli effetti negativi già prodottisi (cfr. Consiglio di Stato, I, parere n. 99/2022, data 17 gennaio 2022 spedizione; sulla portata del principio di precauzione, Cass. civ., SS.UU., 28 dicembre 2018, n. 33663).

L’individuazione delle specie ittiche delle acque dolci, autoctone e non autoctone, è stata effettuata dagli Uffici ministeriali anche con l’ausilio dell’I.S.P.RA. (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Ente pubblico di ricerca), che ne ha stilato un elenco con il supporto tecnico-scientifico di A.I.I.A.D. (Associazione Italiana Ittiologi Acque Dolci). Pertanto l’individuazione delle specie autoctone o alloctone è avvenuta con il supporto scientifico e la supervisione dell’Ente pubblico a ciò preposto e tale aspetto non può essere ridimensionato attraverso contestazioni generiche in ordine all’affidabilità e alla validità scientifica delle elaborazioni degli organismi di cui l’I.S.P.R.A. si è avvalsa.

Tra le specie assunte come non autoctone per il territorio lombardo vi è la Trota Fario (cfr. tabella allegata alla Circolare ministeriale: all. 12 al ricorso), che invece era stata individuata proprio tra le specie da introdurre ai fini del ripopolamento dei corpi idrici nella procedura oggetto di revoca (art. 5, lett. A, del Disciplinare di affidamento, approvato con Decreto n. 10896 del 18 settembre 2020: all. 4 al ricorso). L’eventuale introduzione di tale specie ittica avrebbe potuto provocare dei danni all’habitat dei corpi idrici, con conseguenze negative irreversibili e di rilevante impatto; la Regione, al fine di evitare tale rischio, ha deciso di non concludere la procedura avviata e l’ha revocata.

 

5.3. A ciò consegue l’infondatezza della scrutinata censura.

 

6. Con il terzo motivo si assume una disparità di trattamento rispetto a coloro che hanno partecipato alle gare per la concessione di altri Bacini di Pesca in cui è già intervenuta l’aggiudicazione definitiva, poiché in tali casi è stata mantenuta ferma la procedura, avviando altresì l’iter per l’immissione in deroga di specie alloctone, mentre per la procedura de qua si è deciso di procedere alla sua revoca in autotutela.

 

6.1. La censura è infondata.

In prima battuta, va evidenziato che il differente stadio delle diverse procedure giustifica, come già segnalato in precedenza, interventi regionali specifici e difformi. Del resto, a fronte di situazioni diversificate sarebbe irragionevole riservare loro un trattamento uniforme, scontrandosi ciò con il principio di uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione.

In ogni caso, la sorte delle altre gare – peraltro estranee al presente giudizio – è subordinata all’eventuale rilascio dell’autorizzazione in deroga da parte del Ministero competente, con la conseguenza che il loro esito allo stato non è definito e quindi non può rappresentare un valido termine di riferimento.

 

6.2. Ciò determina il rigetto della doglianza.

 

7. In conclusione, all’infondatezza delle censure del ricorso per motivi aggiunti, segue la sua reiezione.

 

8. Come già anticipato al precedente punto 2, il rigetto del ricorso per motivi aggiunti, cristallizzando definitivamente il contenuto del provvedimento di revoca della procedura per l’affidamento in concessione del Bacino di Pesca 8 - Valle Seriana, rende improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse l’esame del merito del ricorso introduttivo, non potendo arrecare la sua eventuale fondatezza alcuna pratica e obiettiva utilità alla parte ricorrente.

 

9. Avuto riguardo al complessivo andamento della controversia, le spese di giudizio possono essere compensate tra tutte le parti.

 

(Omissis..)

 

 

 

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