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Accesso alle informazioni ambientali: vi sono limiti?

Categoria: Informazione ambientale
Autorità: Tar Sicilia (Catania)
Data: 30/11/2020
n. 3199

La richiesta di informazioni ambientali (anche finalizzata ad accertare la non corretta gestione e la tracciabilità dei rifiuti) deve essere sempre garantita a chiunque ne faccia richiesta, poiché l’interesse alla tutela ambientale è prevalente (anche a livello costituzionale ed europeo) su eventuali interessi “antagonisti”.


Leggi la sentenza

Fatto e diritto

 

In data 17.02.2020, la C.S. srl ha inoltrato al Comune di V. un’istanza di accesso agli atti - presentata ai sensi degli artt. 22 ss. L.241/1990, dell’art. 3 D. Lgs. 195/2005, e quale istanza di accesso civico ai sensi dell’art. 5 D. Lgs. 33/2013 - con cui ha chiesto il rilascio di copia dei documenti afferenti l’affidamento e l’esecuzione del servizio di locazione e pulizia-spurgo di bagni mobili ecologici effettuato in occasione della manifestazione “-omissis-”, affidato alla ditta M.S. di L.R.F.A. & C. s.n.c.

Più precisamente, la società ha richiesto copia dei seguenti atti:

1) determina a contrarre;

2) certificazioni e documentazioni acquisite dalla stazione appaltante, onde verificare la sussistenza di tutti i requisiti di legge in capo alla ditta affidataria;

3) contratto (anche se stipulato nella forma della corrispondenza commerciale);

4) documenti comprovanti la consegna e l’inizio del servizio;

5) formulari di identificazione dei rifiuti che, a norma dell’art. 193 D. Lgs. 152/2006 e del DM Ambiente 145/1998, sono stati emessi, dalla società M.S. s.n.c. ad ogni intervento di pulizia-spurgo effettuato per la raccolta dei rifiuti prodotti dall’uso dei bagni mobili;

6) provvedimento di liquidazione;

7) mandato di pagamento (con eventuale oscuramento dei dati riservati non ostensibili).

Premettendo di operare nel settore della locazione, pulizia e spurgo di bagni mobili ecologici, nell’istanza la società ha evidenziato il proprio interesse diretto, concreto, ed attuale, all’accesso, precisando di aver subìto in precedenza la concorrenza sleale di altri competitors, che talvolta sono riusciti a praticare prezzi più bassi nelle procedure di gara, effettuando poi delle indebite economie nella fase esecutiva degli appalti tramite la difettosa esecuzione delle prestazioni e/o l’omessa o non corretta gestione e tracciatura dei rifiuti, ed altre volte hanno violato le norme in materia di partecipazione alle procedure selettive attraverso omissioni o false dichiarazioni.

Nel silenzio seguito alla citata istanza, la società ha inoltrato una diffida in data 16.06.2020.

L’amministrazione comunale ha riscontrato l’istanza con la nota prot. 4761 del 17.06.2020, nella quale ha, per un verso, denegato l’accesso richiesto ai sensi della L. 241/90, per insussistenza dei presupposti (interesse specifico, diretto, concreto ed attuale di natura “concorrenziale”), precisando che il servizio è stato assegnato alla ditta Milae senza gara, ma con affidamento diretto, ai sensi dell’art. 36, co. 1, lett. a), del D. Lgs. 50/2016. Per altro verso, con riguardo all’accesso civico, premessa l’astratta ammissibilità della domanda, ha tuttavia rinviato la decisione in concreto, in attesa del decorso dei dieci giorni assegnati alla controinteressata per eventuali obiezioni. Infine, con riguardo all’accesso all’informazione ambientale ex art 3 del D. Lgs. 195/2005, non ha fornito alcuna risposta.

Avverso il diniego esplicito contenuto nella predetta nota prot. 4761/2020, ed il silenzio/rigetto formatosi allo scadere del termine di tenta giorni, sulle altre due richieste formulate ad altro titolo, la società ha proposto il ricorso in epigrafe, notificato l’8 luglio 2020 e depositato il 20 luglio successivo.

Col gravame viene ribadita la posizione della società, che sarebbe legittimata ad azionare la domanda di accesso essendo operatore dello specifico mercato, e pertanto interessata a conoscere gli atti richiesti, anche al fine di supportare possibili azioni giudiziarie in campo civile (per concorrenza sleale), penale (per reprimere il trattamento e lo smaltimento irregolare dei rifiuti), o in procedimenti amministrativi innanzi alle competenti autorità (per far emergere l’inesatta esecuzione degli appalti), nonché ancora per far constatare alla stazione appaltante le possibili ragioni che potrebbero incrinare il rapporto fiduciario in atto intrattenuto con la contro interessata M.S. di L.R.F.A. & C. s.n.c.

Richiamando anche la giurisprudenza espressa da questo Tar su altre vicende che hanno interessato la stessa società, è stato chiesto quale esito dell’accoglimento del ricorso: l’annullamento del silenzio-rigetto formatosi sull’istanza di accesso; l’accertamento del diritto della società all’ostensione degli atti richiesti; la condanna del Comune intimato a consentire l’accesso.

Non si sono costituti in giudizio, sebbene ritualmente evocati, il Comune di V. e l’impresa contro interessata.

All’udienza camerale del 12 novembre 2020 la causa è passata in decisione.

Va premesso che le istanze di accesso procedimentale (ex L. 241/90) e civico (ex D. Lgs. 33/2013) possono per pacifica giurisprudenza essere cumulate, o formulate uno actu (come avviene nel caso di specie).

Il Collegio ritiene invece di dover distinguere le diverse categorie di atti contemplate nella domanda, dal momento che l’accesso a ciascuno di essi soggiace a regole diverse.

 

Per quanto attiene, in primo luogo, all’accesso alla cd. “informazione ambientale” – ossia, ai formulari di identificazione dei rifiuti che sono stati emessi durante lo svolgimento degli affidamenti in rilievo – deve riconoscersi la fondatezza della domanda di parte ricorrente: invero, l’art. 3 del D. Lgs. 195/2005 garantisce l’accesso all’informazione ambientale a chiunque ne faccia richiesta, facendo rientrare nella nozione anche “fattori quali (…) le emissioni, gli scarichi ed altri rilasci nell'ambiente” (v. art. 1). In applicazione di tale normativa, la giurisprudenza (C.G.A.R.S., sentenza n. 15/2018) ha accolto analoga domanda presentata dalla stessa odierna ricorrente, osservando che “La richiesta ostensiva riguarda, sotto questo aspetto, l’osservanza della normativa di base del settore speciale di comune appartenenza degli operatori in conflitto, il cui rispetto chiama in causa non solo la lealtà del confronto concorrenziale tra le imprese di settore ma anche, e soprattutto, la rilevanza collettiva della tutela ambientale…. che deriva dalle norme sull’accesso in materia ambientale di cui al d.lgs. n. 195/2005”, e ciò “indipendentemente dalla dimostrazione dell’esistenza di un interesse qualificato, in ragione della certificata prevalenza normativa (a livello costituzionale e comunitario) dell’interesse alla tutela ambientale su eventuali interessi antagonisti.” (Tar Palermo 1947/2017).

Pertanto, deve essere accolta la domanda della ricorrente, nella parte in cui ha chiesto l’acquisizione di copia dei formulari di identificazione dei rifiuti emessi dalla società M.S. s.n.c. ad ogni intervento di pulizia-spurgo effettuato per la raccolta dei rifiuti prodotti dall’uso dei bagni mobili.

La richiesta di accesso, in particolare, trova titolo nell’art. 3 del D. Lgs. 195/2005.

 

Con riferimento alla ostensione della “determina a contrarre” si impone – anche qui – una risposta positiva all’istanza della ricorrente. Venendo in rilievo un atto soggetto a pubblicazione sul profilo del committente, ai sensi dell’art. 29 del D. Lgs. 50/2016, il citato documento è suscettibile di accesso civico ex art. 5, co. 1, e 23 del D. Lgs. 33/2013.

Analoga soluzione vale per il contratto stipulato con l’aggiudicatario, dato che l’art. 29 cit. indica tra gli atti da pubblicare anche i “Resoconti della gestione finanziaria dei contratti al termine della loro esecuzione”, e dato che l’art. 1, co. 32, della L. 190/2012 obbliga la stazione appaltante a pubblicare sul sito istituzionale “l’importo dell’aggiudicazione”: ne consegue, secondo il Collegio, che almeno la parte del contratto in cui viene indicato il prezzo di aggiudicazione debba essere conoscibile dalla ricorrente.

Analoga conclusione vale anche per le “somme liquidate” dall’Ente pubblico a favore dell’affidatario, e per il “mandato di pagamento” emesso per la remunerazione del servizio reso; in tali casi, però, l’amministrazione dovrà avere cura di mascherare opportunamente le parti dei documenti che esorbitano dalla esigenza conoscitiva garantita dalla legge alla ricorrente (come, ad esempio, le coordinate bancarie del beneficiario), per rispetto della privacy della contro interessata.

La richiesta di accesso esaminata in questo paragrafo 2 trova titolo nell’art. 5 del D. Lgs. 33/2013.

 

La richiesta di ostensione dei “documenti comprovanti la consegna e l’inizio del servizio” deve trovare, anch’essa, positiva risposta, posto che tali documenti possono risultare funzionali alla valutazione dei “tempi di completamento dell’opera, del servizio o della fornitura”; ossia, di quei dati di carattere temporale che devono essere necessariamente pubblicati dalla stazione appaltante sul proprio sito, ai sensi del citato art. 1, co. 32, della L. 190/2012.

Per tutte le tipologie di atti fin qui esaminate non occorre la prova di alcun interesse specifico che debba appuntarsi in capo all’impresa ricorrente, poiché si tratta di atti soggetti a pubblicazione, per i quali la valutazione circa l’ostensibilità è stata fatta a monte dal legislatore, allorquando ha codificato l’acceso civico di cui all’art. 5, co. 1, del D. Lgs. 33/2013, in base al quale “L'obbligo previsto dalla normativa vigente in capo alle pubbliche amministrazioni di pubblicare documenti, informazioni o dati comporta il diritto di chiunque di richiedere i medesimi, nei casi in cui sia stata omessa la loro pubblicazione”.

In definitiva, anche la richiesta di accesso esaminata in questo paragrafo 3 trova titolo nell’art. 5 del D. Lgs. 33/2013.

 

Va adesso valutata la fondatezza della richiesta indirizzata ad acquisire: “le certificazioni e documentazioni acquisite dalla stazione appaltante onde verificare la sussistenza di tutti i requisiti di legge in capo alla ditta affidataria”.

In relazione a tali documenti, va evidenziato il carattere generico ed indeterminato della domanda, non avendo la ricorrente specificato a quali verifiche si riferisca, e quali siano i requisiti oggetto di controllo. Formulata in tal maniera, l’istanza assume un inammissibile carattere esplorativo, ed è destinata ad essere respinta in adesione al consolidato orientamento giurisprudenziale secondo il quale “L'accesso agli atti amministrativi deve avere ad oggetto documentazione specifica in possesso dell'amministrazione pubblica non potendo lo stesso riguardare dati ed informazioni che per essere forniti richiedono un'attività di indagine e di elaborazione da parte della stessa, con la conseguenza che l'oggetto dell'accesso va circoscritto mediante la puntuale indicazione di atti determinati non potendo la relativa istanza avere un contenuto esplorativo, diretta cioè a conoscere qualsiasi provvedimento formato o detenuto dall'amministrazione, ove eventualmente esistente, e riferito ad un determinato procedimento.” (Cons. Stato, VI, 3981/2020).

Per di più, la richiesta di accesso alle operazioni di verifica poste in essere dalla stazione appaltante in ordine al possesso dei requisiti da parte dell’aggiudicataria integra gli estremi del controllo sull’attività dell’ente pubblico, e contrasta quindi con la disposizione di cui all’art. 24, co. 3, della L. 241/90, laddove stabilisce che “Non sono ammissibili istanze di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell'operato delle pubbliche amministrazioni”.

In definitiva, la richiesta di accesso esaminata nel paragrafo 4 non trova titolo nella L. 241/90. Non sfugge, tuttavia, al Collegio che la domanda è stata presentata dalla società ricorrente anche ai sensi dell’art. 5 del D. Lgs. 33/2013 (disciplinante i cc.dd. accesso civico, ed accesso civico generalizzato); pertanto, occorre verificare se quest’ultima normativa possa eventualmente supportare l’istanza.

In primo luogo, applicando il parametro dell’”accesso civico” (art. 5, co. 1) va data risposta negativa al quesito, poiché gli atti in esame non sono soggetti a pubblicazione, e di conseguenza non vi è obbligo di ostensione.

Va verificato adesso se l’accesso possa essere richiesto ai sensi dell’art. 5, co. 2, in base al quale “Allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione ai sensi del presente decreto, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti secondo quanto previsto dall'articolo 5-bis.”.

Anche alla luce del D. Lgs. 33/2013, il Collegio ritiene che la domanda non possa essere in parte qua accolta, essendo caratterizzata da quel deficit di specificità che rileva anche nell’applicazione dell’art. 5. Si ricorda, infatti, che il terzo comma del citato articolo prescrive che “L'istanza di accesso civico identifica i dati, le informazioni o i documenti richiesti (…)”; identificazione che, invece, non emerge dalla domanda formulata dalla ricorrente.

Dunque, la parte di domanda di accesso qui analizzata non trova fondamento nemmeno nell’art. 5 del D. Lgs. 33/2013.

Per quanto esposto, il ricorso può essere accolto solo in parte, nei limiti di quanto precisato ai punti 1, 2 e 3. Conseguentemente, il Comune intimato dovrà consentire alla ricorrente di accedere, ed eventualmente estrarre copia, dei documenti indicati, nel termine indicato in dispositivo.

 

(Omissis..)

 

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