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Fanghi derivanti dalle operazioni di lavaggio degli ortaggi: rifiuto o sottoprodotto?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 30/04/2019
n. 17819

L'accumulo di fanghi derivanti dalla pulizia delle vasche di decantazione delle acque di lavaggio degli ortaggi, l'escavazione e il deposito sul terreno per l'essiccamento sono condotte estranee all'attività produttiva di lavaggio e confezionamento per la vendita degli stessi, con conseguente esclusione dell'ipotesi del sottoprodotto di cui all'art. 184-bis D.Lvo n. 152/2006 ed applicazione della disciplina sui rifiuti.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.Con sentenza in data 27.10.2017 il Tribunale di Firenze ha condannato alle pene di legge A. B. e R.L. per il reato di cui agli art. 110 e 81 cpv cod. pen., nonché 256, comma 2, d.lgs. n. 152/2006 per aver, la prima, in qualità di legale rappresentante della B. S.r.l. e committente dei lavori, ed il secondo in qualità di titolare dell'omonima impresa individuale ed esecutore dei lavori, eseguito un deposito incontrollato di circa 50 metri cubi di rifiuti speciali non pericolosi quali fanghi palabili derivanti dalla pulizia delle vasche di decantazione delle acque di lavaggio degli ortaggi.

 

2.Con un unico motivo di ricorso gli imputati lamentano la violazione dell'art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen. con riferimento alla qualificazione dei fanghi derivanti dalla pulizia delle vasche di decantazione delle acque di lavaggio degli ortaggi come rifiuto anziché come sottoprodotto ai sensi dell'art. 184-bis d.lgs. n. 152/2006.

 

Considerato in diritto

 

3.I ricorsi sono manifestamente infondati perché ripropongono questioni già affrontate dal Tribunale con motivazione logica e razionale.

 

Innanzi tutto, il Giudice ha accertato che il fango derivante dalla decantazione delle acque di lavaggio non era destinato all'uso in agricoltura quale fertilizzante o ammendante.

 

In secondo luogo, ha precisato che il lavaggio delle carote ed il successivo confezionamento per la vendita erano l'unico oggetto dell'attività produttiva della Balco.

 

Pertanto, l'accumulo del fango di lavaggio nelle vasche di decantazione, l'escavazione, il deposito sul terreno per l'essiccamento erano condotte estranee all'attività produttiva, con conseguente esclusione dell'ipotesi del sottoprodotto di cui all'art. 184-bis d.lgs. n. 152/2006.

 

Dall'istruttoria era inoltre emerso che questi scarti erano stati sempre smaltiti come rifiuti speciali. I ricorrenti non hanno assolto alla prova positiva della qualificazione degli scarti come sottoprodotto che grava su di loro poiché si tratta d'ipotesi di esclusione da responsabilità, fondata su una disciplina avente natura eccezionale e derogatoria rispetto a quella ordinaria (tra le più recenti, Cass., Sez. 3, n. 56066 del 19/09/2017, Sacco e altro, Rv. 272428).

 

Sulla base delle considerazioni che precedono, la Corte ritiene pertanto che i ricorsi debbano essere dichiarati inammissibili, con conseguente onere per i ricorrenti, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., di sostenere le spese del procedimento. Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale in data 13 giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che i ricorsi siano stati presentati senza "versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità", si dispone che i ricorrenti versino la somma, determinata in via equitativa, di euro duemila in favore della Cassa delle Ammende.

[Omissis]

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