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Trasporto di rifiuti con mezzo diverso e quantitativo eccedente: quale sanzione?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 01/02/2019
n. 5137

In tema di gestione non autorizzata di rifiuti, la condotta di utilizzo di un mezzo di trasporto diverso e con un quantitativo di materiale trasportato eccedente rispetto a quanto consentito in virtù dell'iscrizione effettuata integra il reato previsto e punito ai sensi dell’art. 256 TUA comma 4.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.Con sentenza del 23 novembre 2015, il Tribunale di Siena ha condannato l'imputato alla pena dell'ammenda per i reati di cui agli artt. 110, cod. pen., 256, comma 4, d. Igs n. 152 del 2006, perché, in concorso con altro soggetto non ricorrente, aveva trasportato 1140 kg di ferraglia varia, classificabile come rifiuto non pericoloso, in violazione della prescritta iscrizione.

 

2.Avverso la sentenza l'imputato ha proposto, tramite il difensore, ricorso per cassazione, lamentando:

 

a) la violazione dell'art. 522 cod. pen., per avere il Tribunale proceduto ad una riqualificazione dei fatti di reato senza preventiva contestazione, essendo l'imputazione riferita alla mancanza di iscrizione e la condanna riferita all'inosservanza delle prescrizioni da parte di soggetto iscritto;

 

b)il vizio di motivazione e la violazione di legge, con riferimento alla ritenuta responsabilità del reato e all'individuazione dell'elemento soggettivo, che si assume insussistente sia a titolo di dolo che a titolo di colpa;

 

c)il vizio di motivazione e la violazione di legge con riferimento alla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche di cui all'art. 62 bis cod. pen;

 

d)il vizio di motivazione e la violazione di legge con riferimento alla mancata concessione della sospensione condizionale della pena ex art. 163 cod. pen., stante la lontananza nel tempo dei precedenti a carico dell'imputato.

 

Considerato in diritto

 

3.Il ricorso è inammissibile.

 

3.1.Il primo motivo di ricorso è manifestamente infondato, perché, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, la riqualificazione operata dal Tribunale di Siena - oltretutto favorevole all' (26H/imputato, condannato per l'ipotesi attenuata dell'art. 256 del d.lgs. n. 152 del 2006 - si è fondata sugli stessi fatti oggetto dell'imputazione e non su fatti nuovi. Come correttamente evidenziato dal giudice del merito, infatti, la condotta dimostrata rientra nella precedente imputazione con riferimento all'utilizzo di un mezzo di trasporto diverso e ad un quantitativo di materiale trasportato eccedente rispetto a quanto consentito virtù dell'iscrizione effettuata dalla ditta E.M.. Parimenti, il mutamento del titolo del reato era assolutamente prevedibile all'imputato che, pertanto, ha avuto piena facoltà di difendersi rispetto alla fattispecie di reato, meno grave, per cui è stato condannato.

 

Inammissibile è anche il secondo motivo di ricorso, diretto a sollecitare una rivalutazione fattuale, preclusa a questa Corte, di questioni già considerate e correttamente disattese dal giudice del merito. In particolare, si ritiene assolutamente logica e ben argomentata la statuizione del giudice del merito, che ha ritenuto sussistente l'elemento del dolo generico (nonostante il reato de quo sia punibile anche a titolo di colpa) sulla base del fatto che l'imputato era nella piena disponibilità dell'iscrizione contenente chiare e precise indicazioni circa le modalità di tra porto e le quantità massime di rifiuti trasportabili e aveva dunque commesso il reato in esame violando volontariamente tali prescrizioni.

 

3.3. Manifestamente infondato è, altresì, il motivo di ricorso con cui si censura il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. A tale proposito, deve rilevarsi che l'imputato non aveva richiesto il riconoscimento del predetto beneficio, sicché il giudice del merito non era neppure tenuto a motivare il diniego, cosa che ha comunque fatto, richiamando gli elementi positivi di giudizio desumibili dall'art. 133 cod. pen., correttamente ritenuti insussistenti nel caso di specie.

 

3.2. Inammissibile è anche il secondo motivo di ricorso, diretto a sollecitare una rivalutazione fattuale, preclusa a questa Corte, di questioni già considerate e correttamente disattese dal giudice del merito. In particolare, si ritiene assolutamente logica e ben argomentata la statuizione del giudice del merito, che ha ritenuto sussistente l'elemento del dolo generico (nonostante il reato de quo sia punibile anche a titolo di colpa) sulla base del fatto che l'imputato era nella piena disponibilità dell'iscrizione contenente chiare e precise indicazioni circa le modalità di tra porto e le quantità massime di rifiuti trasportabili e aveva dunque commesso il reato in esame violando volontariamente tali prescrizioni.

 

3.3. Manifestamente infondato è, altresì, il motivo di ricorso con cui si censura il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. A tale proposito, deve rilevarsi che l'imputato non aveva richiesto il riconoscimento del predetto beneficio, sicché il giudice del merito non era neppure tenuto a motivare il diniego, cosa che ha comunque fatto, richiamando gli elementi positivi di giudizio desumibili dall'art. 133 cod. pen., correttamente ritenuti insussistenti nel caso di specie.

 

3.4. - Parimenti inammissibile è l'ultimo motivo di ricorso, diretto a censurare il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. A tale proposito, si rileva che il giudice del merito ha correttamente motivato il rigetto, fondando lo stesso sui precedenti penali dell'imputato che, seppure lontani nel tempo, dimostrano, per la loro consistenza, la sua inclinazione a delinquere e, dunque. l'inopportunità di concedere il beneficio in questione.

 

4. Il ricorso, conseguentemente, deve essere dichiarato inammissibile. Tenuto conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che "la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità", alla declaratoria dell'inammissibilità medesima consegue, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., l'onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in C 3.000,00.

 

[Omissis]

 

 

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