Top

Alle discariche quale disciplina è applicabile in materia di garanzie finanziarie?

Categoria: Rifiuti
Autorità: TAR Friuli
Data: 01/08/2017
n. 257

Non rileva il fatto che una discarica sia stata autorizzata in un momento antecedente all’entrata in vigore del D.L.vo 36/2003 (sull’attuazione della Direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti), che ha imposto ai gestori l’obbligo di prestare garanzie finanziarie sia per la fase di gestione che per quella successiva. Questo in quanto il fatto che una discarica, seppur già autorizzata, fosse ancora attiva al momento dell’introduzione della nuova disciplina, fa sì che siano ad essa applicabili le prescrizioni sopravvenute, comprese quelle sulle garanzie da prestare.


Leggi la sentenza

 

Fatto

 

Espone la società R.A. S.r.l. di essere proprietaria di una discarica in Comune di Campoformido, attualmente classificata di I^ categoria, composta di due distinti invasi, di cui uno (il lotto 1) già saturato e l’altro (il lotto 2) con capacità residua pari a 60.000 mc., per la quale è stata avviata – sia pure con molte difficoltà (come dettagliatamente ricostruito nella parte in fatto del ricorso introduttivo del presente giudizio) la fase di chiusura, stante la mancata approvazione del piano di adeguamento imposto dal D.Lgs. n. 36/2003.

In tale quadro fattuale e giuridico si inserisce l’atto qui impugnato, ovverosia la diffida inviata dalla Provincia di Udine alla società R.A. S.r.l. ai sensi e per gli effetti dell’articolo 208, comma 13, lettera a), D.Lgs. n. 152/2006, affinché sia rinnovata la garanzia finanziaria per la gestione del surricordato lotto 2 della discarica.

 

Quattro sono i motivi di illegittimità dedotti dalla società ricorrente a sostegno della domanda caducatoria formulata avverso l’atto gravato, e segnatamente:

 

I^. la violazione degli articoli 208 D.Lgs. n. 152/2006 e 17 L.R. F.V.G. n. 30/1987, la carenza dei presupposti per l’adozione della diffida in esame, la violazione del principio di tipicità degli atti amministrativi;

 

II^. l’eccesso di potere per illogicità e la violazione del principio di proporzionalità e del minimo mezzo, imponendosi un onere troppo gravoso a carico del gestore della discarica ora non più operativa;

 

III^. l’eccesso di potere per illogicità e ingiustizia grave e manifesta, e l’illegittimità derivata dall’illegittimità dell’atto di imposizione della fideiussione (ancora sub iudice) oggetto della diffida qui impugnata;

 

IV^. l’eccesso di potere per ingiustizia grave e manifesta, la carenza di legittimazione nel procedimento, il difetto di motivazione, la violazione dell’articolo 3 l. n. 241/1990, per la trasmissione della diffida anche alla Compagnia assicuratrice che ha rilasciato la diversa e distinta fideiussione per la gestione post operativa della discarica.

 

Si è costituita in giudizio la Provincia di Udine, cui è subentrata in corso di causa la Regione Friuli Venezia Giulia all’esito del riordino del sistema Regione-Autonomie locali operato dalla L.R. F.V.G. n. 26/2014.

 

Parte resistente controdeduce alle censure avversarie, concludendo per la reiezione del gravame siccome infondato nel merito.

 

Non si è costituito in giudizio il Comune di Campoformido pure evocato.

 

Nei successivi scritti difensivi le parti hanno dato atto di sopravvenienze fattuali e insistito per l’accoglimento delle già formulate conclusioni.

 

Dopo un duplice rinvio, ritenendo il Collegio di non accedere all’ulteriore istanza di differimento formulata da parte ricorrente con la memoria depositata in data 3 maggio 2017, alla pubblica udienza del 24 maggio 2017 la causa è stata trattenuta in decisione.

 

 

Diritto

 

Viene all’esame di questo Tribunale amministrativo la diffida inviata dalla Provincia di Udine (cui medio tempore è subentrata la Regione Friuli Venezia Giulia) alla società R.A. S.r.l., ai sensi e per gli effetti dell’articolo 208, comma 13, lettera a), D.Lgs. n. 152/2006, affinché rinnovi la garanzia finanziaria per la gestione del lotto 2 della discarica in Comune di Campoformido di proprietà della ricorrente medesima.

Il ricorso è infondato.

 

E’ irrilevante che la discarica per cui è causa sia stata autorizzata antecedentemente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 36/2003, che ha imposto ai gestori l’obbligo di prestare garanzie sia per la fase di gestione sia per la fase successiva (primo motivo di ricorso).

 

Come questo Tribunale ha già avuto modo di affermare (cfr. sentenza n. 377/2009), ancorché l’autorizzazione a suo tempo rilasciata al gestore non prevedesse siffatto obbligo, la circostanza che la discarica fosse ancora attiva al momento dell’introduzione della nuova disciplina normativa determina l’assoggettamento della gestione della discarica al rispetto delle sopravvenute prescrizioni, ivi comprese quelle sulle garanzie da prestare (in tale senso, anche C.d.S., Sez. V^, sentenza n. 1662/2014).

 

E che la discarica in questione, limitatamente al lotto 2, fosse ancora attiva, benché non fosse stato approvato il piano di adeguamento, lo si evince dal fatto che non è stato adottato da parte della Autorità preposta alla vigilanza l’atto di chiusura di cui all’articolo 12, comma 3, del precitato D.Lgs. n. 36/2003.

 

Né al riguardo può invocarsi da parte della ricorrente il precedente di questo Tribunale n. 3/2016, attinente ad altra discarica di proprietà della medesima società R.A. S.r.l., sita in Comune di Basiliano, trattandosi di fattispecie del tutto diverse. Invero, in quel caso risultava – sulla scorta di plurimi atti dell’Amministrazione – che l’impianto era stato chiuso in data antecedente al recepimento della Direttiva del Consiglio n. 1999/31/CE (attuato, per l’appunto, con il D.Lgs. n. 36/2003).

 

Parimenti è da escludersi che l’adempimento posto a carico della società ricorrente sia troppo gravoso in ragione del fatto che il lotto 2 non riceve comunque più conferimenti di rifiuti (secondo motivo di ricorso).

 

Il D.Lgs. n. 36/2003 all’articolo 14, comma 5, contempla già siffatta ipotesi, prevedendo delle riduzioni percentuali dell’ammontare della garanzia (così, anche C.d.S., Sez. V^, sentenza n. 4595/2015), di talché la congruità dell’obbligo è già stata svolta in via generale ed astratta dal legislatore.

 

Parimenti irrilevante è che l’atto di imposizione della fideiussione medesima, che costituisce antecedente logico-temporale della diffida qui gravata, sia ancora sottoposto al vaglio giurisdizionale (terzo motivo di ricorso): in assenza di un provvedimento di sospensione dell’efficacia, la società ricorrente è tenuta a prestare la garanzia e un tanto legittima l’esercizio del potere di diffida.

 

Infine, la circostanza che la diffida sia stata inoltrata anche a una Compagnia assicuratrice diversa da quella che a suo tempo aveva rilasciato la fideiussione da rinnovare (quarto motivo di ricorso) non incide sulla legittimità dell’atto medesimo, ma al più può essere fonte di un obbligo risarcitorio in capo all’Autorità emanante in ragione della violazione delle regole che informano i rapporti paritetici tra consociati.

 

In definitiva, il ricorso è infondato e viene respinto.

Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come in dispositivo.

[omissis]

© Riproduzione riservata