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Intervento Forze dell’Ordine ferma l’abbandono di rifiuti: il reato è tentato?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 22/10/2019
n. 43259

Il reato di abbandono incontrollato di rifiuti ha natura istantanea con effetti permanenti, in quanto presuppone una volontà esclusivamente dismissiva dei rifiuti che, per la sua episodicità, esaurisce i propri effetti al momento della derelizione. Pertanto, il reato in esame, si consuma già nel momento in cui si è manifestata all’esterno la precisa volontà di abbandonare i rifiuti e a nulla rileva il fatto che l’intervento delle forze dell'ordine abbia neutralizzato la condotta degli imputati, sorpresi a scaricare sulla pubblica via i rifiuti. 


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

1.Con l'impugnata sentenza, la Corte di appello di Catanzaro confermava la pronuncia resa dal Tribunale di Vibo Valentia, appellata dagli imputati, che aveva condannato G. P. e M. P. alla pena di giustizia perché ritenuti responsabili del reato agli artt. 110, 81 cpv. cod. pen., 6, comma 1, lett. a)e d) n. 1 e n. 2, I. n. 210 del 2008, perché, in concorso tra loro e con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, nel territorio della provincia di Vibo Valentia, ove vige lo stato di emergenza per lo smaltimento dei rifiuti urbani dichiarato con DPCM del 18/12/2008 successivamente prorogato, dapprima, in mancanza di autorizzazione, iscrizione o comunicazione prescritta dalla normativa vigente, raccoglievano e trasportavano con il veicolo Moto Ape Piaggio tg. **** numerosi rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi derivanti da operazioni di costruzione e demolizione e, successivamente, abbandonavano, in modo incontrollato sul suolo i predetti rifiuti, unitamente ad altri rifiuti urbani ingombranti.

2.Avverso l'indicata sentenza, gli imputati, per il tramite del comune difensore di fiducia, propongono ricorso per cassazione, affidato a tre motivi.

2.1.Con il primo motivo si deduce la violazione dell'art. 606, comma 1, lett. b)ed e) cod. proc. pen. in relazione agli artt. 6, comma 1, lett. a) I. n. 210 del 2008, 56 e 115 cod. pen. Assumono i ricorrenti che, nel caso in esame, l'intervento delle forze dell'ordine ha neutralizzato la condotta degli imputati, sorpresi a scaricare sulla pubblica via i rifiuti„ che, quindi, non erano stati ancora abbandonati, ciò che integrerebbe gli estremi del tentativo.

2.2.Con il secondo motivo si eccepisce la violazione dell'art. 606, comma 1, lett. b) ed e) cod. proc. pen. in relazione all'art. 6, comma 1, lett. d) I. n. 210 del 2008. Ad avviso dei ricorrenti, la Corte territoriale non avrebbe fatto corretta applicazione dei principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità, secondo cui ai fini della sussistenza del reato di cui all'art. 6, comma 1, lett. d) I. n. 210 del 2008 è necessaria la "non occasionalità" dell'attività oggetto di contestazione, situazione non riscontrata nel caso in esame.

2.3.Con il terzo motivo si lamenta la violazione dell'art. 606, comma 1, lett.b)cod. proc. pen. in relazione all'art. 6, comma 1-bis, I. n. 210 del 2008. Secondo i ricorrenti, erroneamente è stata disposta la confisca, che sarebbe consentita solo per il reato consumato e non anche per il tentativo.

 

Considerato in diritto

 

1.I ricorsi sono inammissibili.

2.Va premesso che i ricorrenti non muovono alcuna contestazione alla ricostruzione del fatto operata dai giudici di merito, secondo cui gli imputati furono sorpresi mentre erano intenti a scaricare sulla pubblica via, accanto ai cassonetti, rifiuti speciali, pericolosi e non, trasportati sul posto, senza autorizzazione, con la Moto Ape Piaggio di proprietà di G. P.; i due furono perciò tratti in arresto in flagranza di reato.

 

3.Il primo motivo è manifestamente infondato.

Invero, non coglie nel segno il rilievo secondo cui il fatto, come sopra accertato, integrerebbe gli estremi del tentativo dell'ipotesi delittuosa delineata dall'art. 6, comma 1, lett. a) I. n. 210 del 2008.

Come affermato da questa Corte di legittimità, in tema di gestione illecita di rifiuti, la fattispecie contemplate dall'art. 256 del d.lgs. 3 aprile 2006, n.152 e quella di cui all'art. 6 lett. d) del d.l. 6 novembre 2008, n. 172, conv. dalla legge 30 dicembre 2008, n. 210, che si applica nei territori in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza nel settore, sono pienamente sovrapponibili (Sez. 3, n. 31390 del 27/04/2018 - dep. 10/07/2018, Bevilacqua, Rv. 273831). Di conseguenza, anche in relazione alla fattispecie in esame, trova applicazione il principio secondo cui il reato di abbandono incontrollato di rifiuti ha natura istantanea con effetti permanenti, in quanto presuppone una volontà esclusivamente dismissiva dei rifiuti che, per la sua episodicità, esaurisce i propri effetti al momento della derelizione (da ultimo, Sez. 3, n. 6999 del 22/11/2017 - dep. 14/02/2018, Paglia, Rv. 272632).

Nel caso in esame, pertanto, la Corte territoriale ha fatto buon governo del principio ora evocato, avendo correttamente ravvisato la consumazione del reato di abbandono di rifiuti, essendo gli imputati stati sorpresi quando già avevano scaricano dall'autocarro i rifiuti in questione, ponendoli accanto ai cassonetti dei rifiuti, con ciò manifestando una chiara volontà dismissiva.

 

  1. Il secondo motivo è manifestamente infondato.

 

4.1.Stante l'indicata sovrapposizione tra le fattispecie di cui agli artt. 256 d.lgs. n. 152 del 2006 e 6 lett. d) del d.l. 6 n. 172 del 2008, anche in relazione alla disciplina emergenziale può escludersi la rilevanza penale della condotta solo nel caso dell'assoluta occasionalità della stessa, che ricorre nelle medesime ipotesi individuate con riferimento alla contravvenzione sanzionata dalla disciplina generale.

 

Invero, si è chiarito che, trattandosi, come detto, nel caso dell'art. 256, comma 1, d.lgs. n. 152 del 2006 di reato istantaneo, è sufficiente anche una sola condotta integrante una delle ipotesi alternative previste dalla norma, potendosi tuttavia escludere l'occasionalità della condotta da dati significativi, quali l'ingente quantità di rifiuti, denotanti lo svolgimento di un'attività implicante un minimum di organizzazione necessaria alla preliminare raccolta e cernita dei materiali (Sez. 3, n. 8193 del 11/2/2016, P.M. in proc. Revello, Rv. 266305).

In altra pronuncia l'occasionalità è stata esclusa, oltre che sulla base dell'esistenza di una minima organizzazione dell'attività, anche dal quantitativo dei rifiuti gestiti, dalla predisposizione di un veicolo adeguato e funzionale al loro trasporto, dallo svolgimento in tre distinte occasioni delle operazioni preliminari di raccolta, raggruppamento e cernita dei soli metalli, dalla successiva vendita e dal fine di profitto perseguito dall'imputato (Sez. 3, n. 5716 del 7/1/2016, P.M. in proc. Isoardi, Rv. 265836) Si è successivamente precisato che agli elementi significativi precedentemente indicati per individuare la natura non occasionale del trasporto vanno considerati, anche alternativamente, altri elementi univocamente sintomatici, quali, ad esempio, la provenienza del rifiuto da una determinata attività imprenditoriale esercitata da colui che effettua o dispone l'abusiva gestione, la eterogeneità dei rifiuti gestiti, la loro quantità, le caratteristiche del rifiuto quando risultino indicative di precedenti attività preliminari, quali prelievo, raggruppamento, cernita, deposito (Sez. 3, n. 36819 del 04/07/2017, Ricevuti, Rv. 270995).

4.2.A conclusioni analoghe deve pervenirsi per ciò che concerne la disciplina emergenziale, rispetto alla quale si è in più occasioni evidenziato, richiamando l'omologa contravvenzione di cui all'art. 256 d.lgs. n. 152 del 2006, che il delitto previsto dall'art. 6, comma 1, lett. d) d.l. n. 172 del 2008 costituisce reato istantaneo per la cui integrazione è sufficiente un unico trasporto abusivo di rifiuti, chiarendo, altresì che il requisito della stabilità o continuatività della condotta non solo non è contemplato dalla norma emergenziale, ma ne contraddirebbe la ratio, rendendo più difficile la repressione del comportamento proprio nei territori in cui si è voluto inasprire il regime sanzionatorio (così Sez. 3, n. 45306 del 17/10/2013, Carlino, Rv. 257631. Conf. Sez. 3, n. 41529 del 15/12/2016 (dep.2017), Angeloni e altro, Rv. 270947; Sez. 3, n. 8979 del 02/10/2014 (dep. 2015), Pmt in proc. Cristinzio e altro, Rv. 262514; Sez. 3, n. 24428 del 25/05/2011, D'Andrea, Rv. 250674).

4.3.Tali conclusioni sono pienamente condivise dal Collegio, sicché deve ritenersi, stante la coincidenza delle fattispecie contemplate dall'art. 256 d.lgs. n. 152 del 2006 dell'art. 6, lett. d), d.l. n. 172 del 2008, che anche per ciò che concerne la disciplina emergenziale unico dato significativo per l'esclusione della rilevanza penale della condotta di illecita gestione è l'assoluta occasionalità della stessa, da individuarsi nei termini già indicati con riferimento alla contravvenzione sanzionata dalla disciplina generale.

 

4.4.Ciò posto, deve rilevarsi che, nel caso in esame, l'assoluta occasionalità della condotta non era stata devoluta tra i motivi di appello, in cui si era unicamente dedotta la mancata indagine circa il superamento dei limiti quantitativi o temporali del deposito temporaneo; nondimeno, non è ravvisabile l'assoluta occasionalità, stante l'eterogeneità e la quantità dei rifiuti trasportati, consistenti in parti di una canaletta di eternit, vari pezzi di tubature idrauliche e altro materiale ferroso vetusto, materiale vetroso in formati vari, nonché due cucine a gas complete di apposite teglie in ferro e un frigorifero, il che depone per una pluralità di trasporti, anche tenendo conto della ridotta capacità di carico del motoape Piaggio utilizzato dagli imputati.

  1. Manifestamente infondato è il terzo motivo.

Invero, il dato letterale di cui al comma 1 - bis dell'art. 6 I. n. 2010 del 2008 è chiaro: "Per tutte le fattispecie penali di cui al presente articolo, poste in essere con l'uso di un veicolo, si procede, nel corso delle indagini preliminari, al sequestro preventivo del medesimo veicolo. Alla sentenza di condanna consegue la confisca del veicolo"; la norma - che non distingue affatto tra ipotesi consumata e tentata (che, peraltro, come detto, nel caso di specie non ricorre) - prevede, come unico presupposto per l'adozione del provvedimento ablativo, la pronuncia di una sentenza di condanna di uno dei reati di cui all'art. 6, nel caso in cui il veicolo sia stato usato per la realizzazione di una delle condotte ivi sanzionate.

Nel caso di specie, è pacifico che i rifiuti in esame furono trasportati dal veicolo di cui, appunto, è stata correttamente disposta la confisca.

6.Essendo i ricorsi inammissibili e, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13/06/2000), alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, indicata in dispositivo.

 

(Omissis)

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