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Discarica non autorizzata, è sufficiente aver destinato il sito all’accumulo

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. VII
Data: 16/12/2019
n. Ord. n. 50636

Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 256, terzo comma del D.L.vo 152/2006 la condotta di realizzazione o gestione di una discarica abusiva, intesa come accumulo di rifiuti in quantità considerevole realizzato per effetto di una condotta ripetuta con conseguente degrado anche solo tendenziale dello stato dei luoghi, è prevista in via alternativa e non congiunta: la condotta di realizzazione di una discarica abusiva può consistere anche solo nell'allestimento ovvero nella mera destinazione di un determinato sito al progressivo accumulo dei rifiuti, senza che sia necessaria l'esecuzione di opere atte al funzionamento della discarica stessa.


Leggi la sentenza

 

Ritenuto in fatto

 

1.Con la sentenza in epigrafe indicata la Corte di Appello di Messina ha integralmente confermato la condanna alla pena di sei mesi di arresto ed C 3.000,00 di ammenda inflitta all'esito del giudizio di primo grado dal Tribunale di Patti ad A. G. in quanto responsabile del reato di cui all'art. 256, terzo comma d. Igs. 152/2006 per aver realizzato una discarica non autorizzata dell'estensione di circa C 3.500 mq nella quale erano depositati rifiuti di vario genere e natura.

 

2.Avverso tale sentenza l'imputato ha proposto ricorso per cassazione articolando quattro motivi.

 

2.1.Con il primo motivo, nell'evidenziare come le caratteristiche della discarica abusiva siano costituite da un accumulo di rifiuti ripetuto e non occasionale, dalla eterogeneità dei materiali accumulati, dal loro abbandono definitivo e non temporaneo e dal degrado dello stato dei luoghi, lamenta, in relazione al vizio motivazionale, il travisamento dei fatti in ordine all'attività di realizzazione e di gestione della discarica configurando la situazione di fatto un'attività di natura soltanto occasionale di abbandono dei rifiuti i quali erano di natura omogenea e non hanno perciò comportato alcun degrado dell'area in contestazione.

 

2.2. Con il secondo motivo censura l'illogicità motivazionale della sentenza che non contiene i presupposti giuridici, quali la nozione di discarica, la sua realizzazione e gestione nonché l'elemento psicologico del reato, su cui il provvedimento avrebbe dovuto basarsi, evidenziando come non sia stato individuato alcun elemento che consentisse di affermare che l'attività di trasporto e deposito dei rifiuti da parte dell'imputato fosse abituale né che i rifiuti rinvenuti nell'area fossero stati da costui ivi collocati.

 

2.3.Con il terzo motivo lamenta il diniego di ogni beneficio in favore dell'imputato, mancando l'esplicitazione delle ragioni e dei criteri seguiti per la loro mancata concessione ed omettendo di considerare che il prevenuto era un soggetto che con tanti sacrifici svolgeva l'attività di robivecchi.

 

2.4. Con il quarto motivo lamenta il mancato riconoscimento della speciale tenuità del fatto avuto riguardo al caso di specie ed alla circostanza che trattasi dell'attività di un robivecchi che riesce a stento a sbarcare il lunario con la modesta attività di ambulante

 

 

Considerato in diritto

 

1.Il primo ed il secondo motivo, da esaminarsi congiuntamente afferendo entrambi alla sussistenza della discarica abusiva, riproducono profili di censura già adeguatamente vagliati e disattesi con corretti argomenti giuridici dai giudici di appello.

 

Il ricorrente si limita ad eccepire che la condotta delittuosa integrasse al più l'abbandono occasionale di rifiuti, ma non si confronta con le argomentazioni spese dalla sentenza impugnata che evidenziano l'attività di scarico e successiva sistemazione dei rifiuti posta in essere dall'imputato, come constatato dai verbalizzanti, all'interno dell'area sottostante la carreggiata autostradale, ingombra di oggetti di vario genere che giacevano ivi abbandonati ed accatastati così da coprire una vasta estensione, dalla quale desumono con motivazione non manifestamente illogica l'assenza di occasionalità della condotta e la trasformazione del luogo in un ricettacolo di rifiuti.

 

L'atto della sistemazione del materiale scaricato accatastato sui rifiuti già presenti sul terreno, l'eterogeneità degli oggetti ivi presenti come descritti nel capo di imputazione e non specificamente contestata, le dimensioni dell'area, pari a circa 3.500 mq., unitamente al degrado ambientale rilevato dalla documentazione fotografica acquisita integrano infatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte, il reato di cui all'art. 256, terzo comma d. Igs. 152/2006, ai fini della configurabilità del quale la condotta di realizzazione o gestione di una discarica abusiva, intesa come accumulo di rifiuti in quantità considerevole realizzato per effetto di una condotta ripetuta con conseguente degrado anche solo tendenziale dello stato dei luoghi (Sez. 3, n. 47501 del 13/11/2013, Canninotto, Rv. 257996), è prevista in via alternativa e non congiunta: la condotta di realizzazione di una discarica abusiva può consistere anche solo nell'allestimento ovvero nella mera destinazione

 

di un determinato sito al progressivo accumulo dei rifiuti, senza che sia necessaria l'esecuzione di opere atte al funzionamento della discarica stessa (Sez. 3, n. 18399 del 16/03/2017 - dep. 11/04/2017, P.M. in proc. Cotto, Rv. 269915). D'altra parte quanto alla condotta di realizzazione nella specie contestata, occorre rilevare che la discarica richiede una condotta abituale, costituita non solo da plurimi conferimenti, ma altresì da un'unica azione ove, come nel caso in esame, sia strutturata, anche se in modo grossolano e chiaramente finalizzata alla definitiva collocazione dei rifiuti in loco.

 

2.Il terzo motivo è del tutto generico non venendo neppure precisati quali siano i benefici di cui il ricorrente lamenta il mancato riconoscimento. In ogni caso ove riferito al diniego delle circostanze generiche come sembra potersi desumere dalla motivazione della sentenza impugnata riprodotta in ricorso, le doglianze difensive risultano comunque inammissibili non venendo evidenziato alcun elemento di segno positivo che, sottoposto all'attenzione del giudice con i motivi di appello, consentisse di convincerlo della fondatezza dell'istanza: come ripetutamente affermato da questa Corte, in tal caso l'onere di motivazione del diniego dell'attenuante è soddisfatto con il mero richiamo da parte del giudice alla assenza di elementi positivi che possono giustificare la concessione del beneficio (Sez. 3, n. 54179 del 17/07/2018 - dep. 04/12/2018, D, Rv. 275440; Sez. 3, n.9836 del 17/112015 — dep. 9/3/2016, Piliero, Rv. 266460).

 

3.Il quarto motivo è anch'esso inammissibile. E' sufficiente al riguardo rilevare che la difesa si limita a contestare, peraltro con doglianze assolutamente generiche, l'insussistenza della particolare tenuità dell'offesa senza neppure prendere in esame il precedente penale specifico dell'imputato. Per contro la speciale causa di non punibilità ex art. 131 bis cod. pen. è configurabile solo in presenza della duplice condizione richiesta, congiuntamente e non alternativamente, come si desume dal tenore letterale del citato articolo, la particolare tenuità dell'offesa e la non abitualità del comportamento.

 

Tenuto conto della sentenza del 13.6.2000 n.186 della Corte Costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che "la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità" all'esito del ricorso consegue, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., l'onere delle spese del procedimento, nonché quello del versamento di una somma, in favore della Cassa delle Ammende, equitativamente fissata come in dispositivo.

 

(Omissis)

 

 

 

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