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Abbandono di rifiuti da parte di un’impresa: chi è responsabile?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 14/11/2018
n. 51450

In tema di rifiuti, la fattispecie di abbandono o deposito incontrollato di rifiuti, di cui all’art. 256 del D.L.vo 152/2006, configura un reato proprio, che presuppone la qualità di titolare di impresa o di responsabile di ente da parte dell'autore della violazione: perché, quindi, possa configurarsi deve ricorrere l'elemento specializzante della commissione del fatto da parte di titolari di imprese o di responsabili di enti. In assenza di tale qualità, deve configurarsi il solo illecito amministrativo di cui all'art 255, comma 1, del medesimo D.L.vo 152/2006, che prevede l'analoga ipotesi di abbandono o deposito di rifiuti commesso da chiunque.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1.Con sentenza del 03/10/2017, il Tribunale di T. A. dichiarava D. A. e A. A. K. responsabili del reato di cui all'art. 256, comma 2 in relazione al comma 1 lett. a) del d.lgs 152/2006 per deposito incontrollato di rifiuti non pericolosi nell'area sita in via Q. n. 22 in S.A. A.- e li condannava alla pena di euro 3.000,00 di ammenda ciascuno.

 

2.Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso per cassazione D. A. e A. A. K., a mezzo del difensore di fiducia, articolando due motivi di seguito enunciati nei limiti strettamente necessari per la motivazione, come disposto dall'art. 173 comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Con il primo motivo deducono violazione dell'art. 256, comma i lett. a) dpr n. 152/2006, argomentando che per la configurabilità di tale reato è necessario che il soggetto svolga l'attività in forma organizzata e che la stessa sia la sua attività principale; nella specie, come emergente dalle risultanze istruttorie, i ricorrenti erano, in realtà, intenti ad effettuare uno scarto di rifiuti sul fondo appartenuto ad una società fallita, al fine di curarne la pulizia.
Con il secondo motivo deducono violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all'entità della pena irrogata perché eccessiva rispetto alla personalità dell'imputato, alla luce del comportamento processuale e della circostanza che subito dopo la violazione i rifiuti erano stati eliminati.
Evidenziano, poi, l'imprecisione nella determinazione della pena per l'evidente contrasto tra l'entità della pena irrogata con il dispositivo e quella calcolata nella motivazione della sentenza impugnata.
Chiedono, pertanto, l'annullamento della sentenza impugnata.

 
Considerato in diritto

 

1.Va rilevato, in via preliminare, non essendo il ricorso manifestamente infondato, che si impone, ai sensi dell'art. 129 cod.proc.pen., l'annullamento della sentenza impugnata perché il fatto non è previsto dalla legge come reato.
2.La fattispecie di cui alli art 256, comma 2 d.lgs. n. 152 del 2006 (abbandono o deposito in modo incontrollato di rifiuti) ha natura di reato proprio, in quanto richiede quale elemento costitutivo la qualità di titolare di impresa o di responsabile di ente da parte dell'autore della violazione. In assenza di detta qualità deve configurarsi il solo illecito amministrativo di cui all'art 255, comma 1, d.lgs. n. 152 del 2006, che prevede l'analoga ipotesi di abbandono o deposito di rifiuti commesso da "chiunque". Perché possa configurarsi il reato contestato, pertanto, deve ricorrere l'elemento specializzante della commissione del fatto da parte di titolari di imprese o di responsabili di enti, (sez. 3, 10.5.2007 n.33766, Merlò, RV 238859;sez. 3, 19.9.2003 n.42377, P.M. in proc. Stoppini, RV 226585; cfr. anche Sez. 3, 13.4.2010 n.22035, Brilli, RV 247626; Sez.3, n.5042 del 17/01/2012,Rv.252131;Sez.3, n.30133 del 05/04/2017,Rv.270323).
Orbene, nel caso in esame, il giudice di merito non ha fondato l'affermazione di colpevolezza degli imputati in ordine al reato di deposito incontrollato di rifiuti sull'accertamento della esistenza di una delle qualità indicate dall'art. 256, comma 2 del d.lgs. n. 152 del 2006, ma esclusivamente sul rilievo che gli stessi erano nella materiale disponibilità dell'area ove erano depositati i rifiuti.
La sentenza impugnata, va, pertanto, annullata perché il fatto non è previsto dalla legge come reato, ma integra la violazione amministrativa di cui all'art. 255, comma 1, d.lgs 152/2006, con conseguente trasmissione degli atti alla Provincia di Napoli sulla base del disposto degli artt. 263 e 265 d.lgs 152/2006.

[omissis]

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