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Qual è la differenza tra abbandono di rifiuti e discarica abusiva?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 06/07/2021
n. 25532

L’abbandono di rifiuti “alla rinfusa” e non per categorie omogenee (come, invece, prevede l’art. 183, comma 1, lett. m), Dlgs. 152/2006) esclude la configurabilità del deposito temporaneo e integra la fattispecie criminosa di gestione di discarica abusiva. L’abbandono differisce, infatti, dalla discarica abusiva per la mera occasionalità (desumibile dall’unicità della condotta, che si risolve nel semplice collocamento dei rifiuti in un determinato luogo in assenza di attività prodromiche o successive) e dalla quantità dei rifiuti abbandonati, mentre nella discarica abusiva la condotta o è abituale (come nel caso di plurimi conferimenti) oppure, quando consiste in un’unica azione, è strutturata (ancorché grossolanamente) al fine della definitiva collocazione dei rifiuti in loco.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto

 

1. Con sentenza del 22 luglio 2020 la Corte di Appello di (omissis) ha confermato la sentenza del 28 maggio 2018 del Tribunale di (omissis), in forza della quale (omissis), quale titolare della ditta (omissis), era stato condannato alla pena di anni uno di arresto e euro diecimila di ammenda, unitamente alla confisca del terreno, per il reato di cui all'art. 256, comma 3, d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152, stante la realizzazione di discarica abusiva, destinata a rifiuti pericolosi e non, in un terreno di proprietà in (omissis).

 

2. Avverso la predetta decisione è stato proposto ricorso per cassazione con unico articolato motivo di impugnazione.

 

2.1. In particolare, il ricorrente ha invocato violazione di legge quanto alla pretesa esistenza degli elementi costitutivi necessari per integrare l'ipotesi della discarica, laddove in specie poteva solamente trattarsi di sosta dei rifiuti, per indisponibilità della discarica, in attesa dello smaltimento. Il ricorrente poggiava infatti il cassone al suolo nel tempo intercorrente tra l'acquisizione dei rifiuti presso il produttore ed il giorno fissato per lo smaltimento in discarica. Né risultava provata la permanenza dei rifiuti, ovvero l'utilizzo dell'area, per più di un anno. Anche le dichiarazioni del teste denunciante erano state tali da escludere l'utilizzo dell'area come discarica e anche come deposito temporaneo, mentre comunque la zona non era interessata da fenomeni di degrado.

 

3. Il Procuratore generale ha concluso nel senso dell'inammissibilità del ricorso.

 

4. È stata depositata memoria con documenti per conto del ricorrente.

 

Considerato in diritto

 

5. Il ricorso è inammissibile.

 

5.1. In ordine al motivo di impugnazione azionato, vero è anzitutto che l'abbandono di rifiuti "alla rinfusa" e non per categorie omogenee, come invece previsto dall'art. 183, comma primo, lett. m) d.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (e in precedenza dall'abrogato art. 6, comma primo, lett. m) d.lgs. 5 febbraio 1997, n. 22), esclude la configurabilità del cosiddetto deposito temporaneo o regolare e integra il fatto criminoso di gestione di discarica abusiva (Sez. 3, n. 11258 del 11/02/2010, Chirizzi, Rv. 246459). Del pari era stato così ulteriormente precisato che, allorché il deposito dei rifiuti manchi dei requisiti fissati dall'art. 6 lett. m) cit. (ora art. 183 d.lgs. 3 aprile 2006 n. 152) per essere qualificato quale temporaneo, si realizzano, secondo i casi:

a) un deposito preliminare, sanzionato ora dall'art. 256, comma primo, d.lgs. n. 152 cit., se il collocamento dei rifiuti è prodromico ad una 'operazione di smaltimento;

b) una messa in riserva in attesa di recupero, sanzionata ora dall'art. 256, comma primo, del d.lgs. n. 152 cit., che, quale forma di gestione, richiede il titolo autorizzativo;

c) un deposito incontrollato od abbandono, sanzionato, amministrativamente o penalmente, secondo i casi, ora dagli artt. 255 e 256, comma secondo, d.lgs. 152 cit.), quando i rifiuti non sono destinati ad operazioni di smaltimento o di recupero;

d) una discarica abusiva, sanzionata dall'art. 256, comma terzo, d.lgs. n. 152, quando l'abbandono è reiterato nel tempo e rilevante in termini spaziali e quantitativi (Sez. 3, n. 49911 del 10/11/2009, Manni, Rv. 245865; così anche Sez. 3, n. 38676 del 20/05/2014, Rodolfi, Rv. 260384).

In definitiva, pertanto, ricorre la figura del deposito temporaneo solo nel caso di raggruppamento di rifiuti e del loro deposito preliminare alla raccolta ai fini dello smaltimento per un periodo non superiore all'anno o al trimestre, nel luogo in cui gli stessi sono materialmente prodotti o in altro luogo, al primo funzionalmente collegato, nella disponibilità del produttore e dotato dei necessari presidi di sicurezza (Sez. 3, n. 50129 del 28/06/2018, D., Rv. 273965).

 

5.2. Ciò posto, del tutto correttamente i Giudici del merito hanno ravvisato la penale responsabilità dell'odierno ricorrente per il reato ascritto. Va da sé che i percorsi argomentativi seguiti possono altresì essere valutati congiuntamente ai fini di una efficace ricostruzione della vicenda processuale e di una migliore comprensione delle censure del ricorrente, dal momento che, allorché le sentenze di primo e secondo grado concordino, come in specie, nell'analisi e nella valutazione degli elementi di prova posti a fondamento delle rispettive decisioni, la struttura motivazionale della sentenza di appello si salda con quella precedente per formare un unico complesso corpo argomentativo (ex plurimis, Sez. 1, n. 8868 del 26/06/2000, Sangiorgi, Rv. 216906; cfr. da ult. Sez. 5, n. 40005 del 07/03/2014, Lubrano Di Giunno, Rv. 260303).

 

5.2.1. Al riguardo, infatti, gli accertamenti di p.g. svolti dal Corpo forestale dello Stato avevano dato conto dell'esistenza di un accumulo cospicuo di variegata tipologia di rifiuti (elettrodomestici, computer, componentistica elettronica, bombole, fusti di birra, pneumatici, scooter, carcasse di autoveicoli ecc.), sì che "la situazione.., era difficile anche da descrivere perché c'era talmente tanto materiale.., erano presenti numerosi cassoni scarrabili" (teste (omissis), cit. dalla sentenza impugnata), e il materiale ivi presente si trovava appunto "abbandonato direttamente sul suolo ed anche in cassoni buttati senza criterio...senza alcuna protezione dell'ambiente e direttamente sul suolo". Al riguardo la Corte territoriale ha appunto osservato che la descrizione testimoniale aveva trovato riscontro nella documentazione fotografica che dimostrava quantità ed eterogeneità del materiale accumulato, laddove un'area estesa era interessata dal deposito di un ingente quantitativo di rifiuti di ogni genere.

 

5.2.2. In tal senso, e contrariamente ai rilievi del ricorrente che non si confronta appieno con l'impianto motivazionale della decisione impugnata, anche recentemente è stato osservato che in tema di deposito incontrollato di rifiuti, ove esso si realizzi con plurime condotte di accumulo, in assenza di attività di gestione, la distinzione con il reato di realizzazione di discarica non autorizzata si fonda principalmente sulle dimensioni dell'area occupata e sulla quantità dei rifiuti depositati (era stata così annullata con rinvio la decisione di condanna per il reato di discarica abusiva, evidenziando che inducevano a qualificare i fatti in termini di deposito incontrollato di rifiuti le caratteristiche di questi ultimi, la loro sostanziale omogeneità e la loro modesta quantità in rapporto alla ridottissima estensione dell'area) (così Sez. 3, n. 25548 del 26/03/2019, Schepis, Rv. 276009; cfr. anche Sez. 3, n. 39027 del 20/04/2018, Caprino, Rv. 273918, su quantità di rifiuti e spazio occupato). Tutt'altra fattispecie, pertanto, atteso che nel presente giudizio la quantità dei rifiuti è invece eterogenea, ed in grado di disordinatamente occupare un'area estesa del fondo del ricorrente. Infatti l'abbandono differisce dalla discarica abusiva per la mera occasionalità, desumibile dall'unicità ed estemporaneità della condotta - che si risolve nel semplice collocamento dei rifiuti in un determinato luogo, in assenza di attività prodromiche o successive - e dalla quantità dei rifiuti abbandonati, mentre nella discarica abusiva la condotta o è abituale - come nel caso di plurimi conferimenti - o, pur quando consiste in un'unica azione, è comunque strutturata, ancorché grossolanamente, al fine della definitiva collocazione dei rifiuti in loco (Sez. 3, n. 18399 del 16/03/2017, Cotto, Rv. 269914).

 

5.2.3. In specie l'attività si presentava come abituale e destinata ad occupare vasta area della proprietà dell'imputato, né quest'ultimo ha inteso smentire tale circostanza. Al riguardo, peraltro, non sono stati provati i requisiti né spaziali né temporali del deposito temporaneo (v. supra, Sez. 3, n. 50129 cit.), né ancor meno - come è stato correttamente' rilevato dalla Corte territoriale - è stata fornita dimostrazione della correttezza e della regolarità dell'affermata attività di successivo smaltimento dell'ingente quantità degli eterogenei rifiuti, indebitamente presenti in abbondanza nell'area in esito a costante e non occasionale afflusso di materiale.

In definitiva, pertanto, se il reato di realizzazione di discarica abusiva è integrato dalla condotta di accumulo di rifiuti che, per le loro caratteristiche, non risultino raccolti per ricevere nei tempi previsti una o più destinazioni conformi alla legge e comportino il degrado dell'area su cui insistono (Sez. 3, n. 41351 del 18/09/2008, Fulgori e altro, Rv. 241533), la sentenza impugnata - facendo corretto uso dei principi - ha dato ampio e corretto conto della consumazione del reato contestato.

 

5.4. La manifesta infondatezza del motivo di censura, e quindi la conseguente inammissibilità del ricorso, esonera dalla valutazione di quanto allegato con successiva memoria.

 

5.5. Tenuto altresì conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituzionale e rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità», alla declaratoria dell'inammissibilità medesima consegue, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., l'onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore della Cassa delle ammende, equitativamente fissata in euro 3.000,00.

 

(Omissis..)

 

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