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Rumore e vibrazioni nelle abitazioni private: quali limiti?

Categoria: Rumore
Autorità: TAR Lombardia (MI), Sez. IV
Data: 14/02/2022
n. 343

Risultano conformi alla regola generale dell’ordinamento che consente le emissioni acustiche solo entro i limiti della normale tollerabilità (di cui all’art. 844 cod. civ.) e al comune buon senso le prescrizioni contenute nel regolamento di polizia urbana secondo cui nelle abitazioni private: a) è proibito provocare rumori incomodi al vicinato; b) non è consentito mettere in funzione apparecchiature fonti di molestie e disturbi; c) le apparecchiature di uso domestico che producono rumore e vibrazioni non possono essere usate dopo le 22.00 e prima delle 7.30 (ovvero le 9.00 nelle giornate festive); c) le apparecchiature radiofoniche e televisive devono essere utilizzate contenendo sempre il volume delle emissioni sonore entro limiti tali da non recare in alcun modo molestie o disturbi ai vicini.


Leggi la sentenza

Ritenuto in fatto e considerato in diritto

 

La sig.ra (omissis) - comproprietaria di un immobile ubicato nel Comune di (omissis), in via (omissis) - ha impugnato l’ordinanza n. 115 del 3.7.2020, adottata dal Vicesindaco e Assessore al Territorio ed ai Lavori Pubblici del Comune di (omissis), avente ad oggetto “il rispetto delle normative sulla tutela della tranquillità e del riposo dei residenti in prossimità dell’immobile sito in via (omissis) a (omissis)”, la nota ricevuta il 30 settembre 2020 con cui il Sindaco ha rigettato l’istanza di annullamento in autotutela e il regolamento del Comune di (omissis) “di polizia urbana, di educazione alla legalità e alla convivenza civile” approvato con deliberazione di C.C. n. 5 del 28 febbraio 2019, articolando le seguenti doglianze:

I. violazione di legge ed eccesso di potere – travisamento dei presupposti di fatto e diritto – violazione e falsa applicazione dell’art. 54 d.lgs. n. 267/2000, dell’art. 21 octies l. 241/90 e delle disposizioni del regolamento comunale di polizia urbana – difetto d’istruttoria e di motivazione – contraddittorietà e sviamento;

II. violazione di legge ed eccesso di potere – violazione e falsa applicazione degli artt. 54 d.lgs. n. 267/2000, 1 l. 241/1990 e 42 Cost., nonché delle disposizioni del regolamento comunale di polizia urbana e delle norme del PGT – difetto d’istruttoria e di motivazione – illogicità manifesta e violazione del principio di proporzionalità – sviamento.

Il Comune di (omissis), pur regolarmente intimato, non si è costituito in giudizio.

All’udienza del 27 gennaio 2022 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Con ordinanza n. 115 del 3.7.2020, il Comune di (omissis) ha richiamato il regolamento di polizia urbana e di educazione alla legalità e alla convivenza civile (approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 5 del 28.2.2019) e la destinazione urbanistica dell’edificio di via (omissis) (quale “bene storico-artistico monumentale” per il quale non è ammessa la destinazione a discoteca/locale notturno); ha ritenuto che la stagione estiva potesse determinare il ripetersi di comportamenti non rispettosi delle disposizioni regolamentari richiamate, da parte di soggetti non residenti che utilizzano occasionalmente l’immobile; ha, quindi, ordinato alla sig.ra (omissis), unitamente al comproprietario (omissis) e ai proprietari dell’immobile sito in via (omissis), di “non utilizzare nel proprio immobile di via (omissis):

- apparecchiature fonti di molestie e disturbi di uso non domestico;

- apparecchiature di uso domestico che producono rumore o vibrazioni dopo le 22.00 e prima delle ore 7.30, ovvero le ore 9.00 delle giornate festive

- apparecchi radiofonici e televisivi, nonché gli apparecchi di qualsiasi specie per la riproduzione della musica nelle aree all’aperto di via (omissis) in modo da non recare in alcun modo molestie o disturbo ai vicini;

di non svolgere o consentire lo svolgimento di trattenimenti idonei a configurare un’attività economica”, con l’avvertimento che “in caso di inottemperanza alla presente ordinanza si procederà ad emettere ordinanza con maggiore contenuto inibitorio, parziale o totale, delle attività che influiscono negativamente sulla tutela della vivibilità urbana”.

Con il primo motivo vengono dedotti i vizi di violazione dell’art. 54, d.lgs. n. 267/2000, di difetto di motivazione e di istruttoria: non sussisterebbe alcuna situazione eccezionale che minacci l’incolumità pubblica, né l’urgenza di provvedere, non altrimenti fronteggiabile; la ripetizione delle norme regolamentari e il carattere preventivo del provvedimento confermerebbero che non sussiste alcun pericolo per l'incolumità dei cittadini derivante da “aggregazioni di persone con diffusione musica”. Il provvedimento sarebbe motivato unicamente sulla base di numerose segnalazioni “pervenute nella gran parte in forma verbale”, di cui non vi sarebbe prova e senza che il Comune abbia effettuato alcun accertamento tecnico per individuare la fonte delle emissioni sonore, la riconducibilità alla proprietà della ricorrente, gli effettivi autori materiali delle emissioni rumorose e il superamento di livelli di emissione fissati dalla normativa sull’inquinamento acustico.

Con il secondo motivo viene contestato che le prescrizioni dettate dal vicesindaco sarebbero indeterminate, manifestamente illogiche e sproporzionate; anche il regolamento di polizia urbana e di educazione alla legalità e alla convivenza civile sarebbe illegittimo per assoluta genericità e mancata definizione dei limiti di emissione. L’ordinanza sarebbe inoltre illegittima perché si risolverebbe in una limitazione della proprietà privata in assenza di presupposti e in violazione dell’art. 42 della Costituzione: essa imporrebbe di “non utilizzare nel proprio immobile di via (omissis): ... apparecchi radiofonici e televisivi, nonché gli apparecchi di qualsiasi specie per la riproduzione della musica nelle aree all’aperto di via (omissis)”, senza indicazioni di orari o prescrizioni e, quindi, imponendo una completa inibitoria dell’ascolto di musica, di televisione e radio nelle aree all’aperto della proprietà dei ricorrenti.

Né – ad avviso della ricorrente – si potrebbe adottare un’ordinanza contingibile e urgente per imporre il generico rispetto delle destinazioni d’uso previste dalle disposizioni dello strumento urbanistico, disponendo il Comune dei poteri di vigilanza sull’attività urbanistico-edilizia di cui all’art. 27 del D.P.R. n. 380/2001. In ogni caso, la destinazione dell’immobile prevista dal vigente PGT non comporterebbe l’inibizione dell’uso delle apparecchiature nelle modalità e nelle misure indicate nel provvedimento.

 

Le censure – che possono essere trattate congiuntamente – sono infondate.

Il provvedimento impugnato, pur richiamando nelle proprie premesse l’art. 54, d.lgs. n. 267/2000, non può qualificarsi quale ordinanza contingibile e urgente.

Con esso, il Comune di (omissis) si è limitato a richiamare la ricorrente al rispetto di quanto già previsto, in via ordinaria e generale nei confronti della generalità dei consociati, dal regolamento di polizia urbana e a minacciare, in caso di inottemperanza l’adozione di un successivo provvedimento.

Con tale atto – con riferimento al quale può financo dubitarsi della sussistenza di un interesse concreto e attuale alla impugnazione – il vicesindaco – in disparte l’assenza di competenza, vizio che, tuttavia, non è stato dedotto – non ha, dunque, esercitato un potere extra ordinem per fronteggiare una situazione di pericolo, in quanto tale atipico nei contenuti, non avendo ordinato alcunché di diverso da quanto disposto, in via ordinaria, dal regolamento.

Stante la natura meramente ricognitiva del provvedimento, nella parte in cui richiama gli obblighi derivanti dal regolamento e la disciplina urbanistica dell’edificio di via (omissis), non possono, quindi, ritenersi fondate le censure con cui viene contestata la violazione dell’art. 54, d.lgs. n. 267/2000, il difetto di motivazione e di istruttoria e la manifesta illogicità delle prescrizioni dettate.

Non sono fondate neppure le censure con cui viene contestata l’illegittimità del regolamento di polizia urbana e di educazione alla legalità e alla convivenza civile per assoluta genericità e mancata definizione dei limiti di emissione e per violazione dell’art. 42 della Costituzione. L’art. 20 del regolamento - ai sensi del quale nelle abitazioni private “1. É proibito provocare rumori incomodi al vicinato. 2. Nelle abitazioni private non è consentito far funzionare apparecchiature fonti di molestie e disturbi, fatte salve le eccezioni di cui ai due commi seguenti. 3. Le apparecchiature di esclusivo uso domestico che producono rumore o vibrazioni non possono farsi funzionare dopo le ore 22.00 e prima delle ore 7.30, ovvero le ore 9.00 delle giornate festive. 4. Gli apparecchi radiofonici e televisivi, nonché gli apparecchi di qualsiasi specie per la riproduzione della musica devono essere utilizzati contenendo sempre il volume delle emissioni sonore entro limiti tali da non recare in alcun modo molestie o disturbo ai vicini” - detta prescrizioni, oltre che di comune buon senso, conformi alla regola generale dell’ordinamento che consente le immissioni acustiche solo entro i limiti della normale tollerabilità (art. 844 c.c.), limiti che non hanno carattere assoluto, ma dipendono dalla situazione ambientale, dalle caratteristiche della zona e dalle abitudini degli abitanti (cfr. Cassazione civile, sez. II, 1 ottobre 2018, n. 23754 Tribunale, Roma , sez. V , 10/09/2021, n. 14279; Corte appello, Torino, sez. III , 08/04/2021, n. 403).

Per le ragioni esposte il ricorso è infondato e va, pertanto, respinto. Nulla sulle spese stante la mancata costituzione in giudizio dell’amministrazione resistente.

 

(Omissis..)

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