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Quando un impianto di depurazione non deve sottoporsi a VIA?

Categoria: Vas e Via
Autorità: TAR Campania (SA) Sez. II
Data: 18/05/2021
n. 1244

Ai sensi del combinato disposto degli artt. 5, comma 1, lett. g, e 6, comma 6, lett. b, d.lgs. n. 152/2006, l’implementazione di attività depurative non debbono sottoporsi a VIA quando non comportano alcuna modifica strutturale dell’impianto di depurazione esistente. Al più, le modifiche funzionali e operative dell’insediamento, non impingendo nei profili localizzativi e strutturali dello stesso, potrebbero formare oggetto di valutazione in sede di autorizzazione integrata ambientale (AIA).


Leggi la sentenza

Premesso che:

- con l’atto in epigrafe, la (omissis) impugnava, chiedendone l’annullamento, previa sospensione: -- il decreto n. 22 del 26 gennaio 2021, col quale il Dirigente della Direzione Generale Ciclo Integrato delle Acque e dei Rifiuti, Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali – UOD Staff Tecnico-Amministrativo Valutazioni Ambientali della Regione Campania aveva disposto di assoggettare a valutazione di impatto ambientale (VIA) il “Progetto di avvio dell'attività di smaltimento rifiuti speciali non pericolosi con capacità complessiva superiore a 10 t/giorno nel Comune di (omissis)”, presentato con istanza del 16 ottobre 2020, prot. n. 485645; -- il verbale della Commissione regionale VIA-VAS-VI n. 390 del 14 gennaio 2021; -- la relazione istruttoria a cura della Direzione Generale Ciclo Integrato delle Acque e dei Rifiuti, Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali – UOD Staff Tecnico-Amministrativo Valutazioni Ambientali, allegata al verbale della Commissione regionale VIA-VAS-VI n. 390 del 14 gennaio 2021 (in appresso, relazione istruttoria VIA); -- le note della Regione Campania prot. n. 487844 del 19 ottobre 2020 e prot. n. 513818 del 31 ottobre 2020;

- col provvedimento impugnato era stato sottoposto a VIA l’impianto di depurazione delle acque reflue urbane dei Comuni di (omissis), condotto dalla (omissis), in qualità di gestore del Servizio Idrico Integrato (SII) nell’Ambito Distrettuale Sarnese-Vesuviano della Regione Campania, nonché ubicato in (omissis) e censito in catasto al foglio 1, particelle (omissis);

- esso aveva già formato oggetto del parere favorevole di compatibilità ambientale del 29 ottobre 1998 a cura della Commissione scientifica ministeriale ex art. 6 dell’o.p.c.m. 14 aprile 1995 (istituita con decreto del Ministero dell’Ambiente del 14 aprile 1995) ed era stato assentito con ordinanza del Prefetto delegato ex o.p.c.m. 14 aprile 1995 n. 1411/Sarno del 30 ottobre 1998 (cfr. nota della Direzione Generale per l’Ambiente e l’Ecosistema della Regione Campania prot. n. 468121 del 4 luglio 2014), nonché con autorizzazioni uniche ambientali (AUA) n. 46 del 23 maggio 2018 e n. 77 del 4 marzo 2021;

- il progetto di cui all’istanza del 16 ottobre 2020, prot. n. 485645, riguardava l’anzidetto impianto di depurazione esistente e prevedeva l’implementazione di ulteriori attività, ossia l’«integrazione dell’azione depurativa già puntualmente autorizzata e svolta con quella di trattamento di rifiuti liquidi provenienti dalla pulizia delle reti fognarie, dall’espurgo di fosse settiche – vasche (omissis) – ed altre attività (c.d. “bottini”), nonché di fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue presso altri impianti ed attività» (Studio preliminare ambientale, SPA, sub p. 37);

- l’assoggettamento a VIA di tale progetto era così motivato dal gravato decreto dirigenziale (D.D.) n. 22 del 26 gennaio 2021: «- si ritiene che debbano essere approfonditi gli aspetti relativi al rischio idrogeologico, visto che l’area ricade nelle perimetrazioni del rischio frane ed idraulico del Piano di Assetto Idrogeologico (PSAI); - si ritiene che debbano essere approfonditi gli aspetti paesaggistici … visto che l’area è compresa nella fascia di rispetto di 150 da un corso d’acqua pubblico; - si ritiene che la relazione ambientale debba essere supportata da considerazioni sugli aspetti odorigeni, tarati sui quantitativi trattati in progetto e valutando i ricettori sensibili, rispetto all’attuale urbanizzazione dell’area e alle relative attività antropiche (ad es. centri sportivi ad una distanza minore di 200 metri); - si ritiene che la relazione ambientale debba tenere conto e verificare la conformità dell’impianto secondo quanto previsto dalla circolare del Ministero dell'Ambiente n. 1121 del 21 gennaio 2019; - si ritiene che lo Studio ambientale debba comprendere e descrivere l'impianto antincendio, secondo quanto previsto dalle Linee Guida antincendio, approvate con DGR Campania n. 223 del 20 maggio 2019»;

- nell’avversare siffatta determinazione, la (omissis) lamentava, in estrema sintesi, che:

a) ai sensi del comb. disp. artt. 5, comma 1, lett. g, e 6, comma 6, lett. b, del d.lgs. n. 152/2006, l’implementazione di attività depurative segnalata con l’istanza del 16 ottobre 2020, prot. n. 485645, non avrebbe dovuto sottoporsi a VIA, non avendo comportato alcuna modifica strutturale dell’impianto di depurazione esistente, già provvisto di tutti i dispositivi e le attrezzature diretti a ricevere e trattare i rifiuti indicati nella menzionata l’istanza del 16 ottobre 2020, prot. n. 485645, ivi compresi i fanghi (CER 190805) prodotti in esubero;

b) in violazione dell’art. 6, comma 7, lett. e, del d.lgs. n. 152/2006, nonché in difetto di istruttoria e di motivazione, l’amministrazione regionale non avrebbe specificamente verificato e circostanziato gli impatti ambientali significativi e negativi, giustificativi del disposto assoggettamento a VIA, i quali sarebbero, anzi, esclusi dalle oggettive caratteristiche delle nuove attività programmate e dall’assenza di modifiche strutturali all’impianto di depurazione esistente, già ex ante positivamente valutato sul piano della compatibilità ambientale;

c) ed invero, le previste modifiche funzionali e operative dell’insediamento di (omissis), non impingendo nei profili localizzativi e strutturali dello stesso, avrebbero potuto, al più, formare oggetto di valutazione in sede di autorizzazione integrata ambientale (AIA), mentre non avrebbero potuto rilevare in sede di verifica di assoggettabilità a VIA;

d) inconferente, anche perché ancorato all’inalterato assetto ubicativo e strutturale dell’impianto di depurazione, sarebbe il rilievo della classificazione dell’area di insediamento in zona a rischio idraulico ed a rischio frana, nonché in zona paesaggisticamente vincolata;

e) quanto alle stigmatizzate criticità odorigene, lo SPA avrebbe adeguatamente illustrato le previste misure di abbattimento e dimostrato l’insussistenza di fattori incrementativi per effetto dell’attuazione del progetto controverso;

f) la conformità ai requisiti raccomandati – in termini non cogenti – dalla circolare del Ministero dell’Ambiente n. 1121 del 21 gennaio 2019 avrebbe potuto essere verificata soltanto ai fini del rilascio dell’AIA, alla stregua delle prescrizioni che avrebbero dovuto all’uopo impartirsi dall’autorità regionale competente;

g) nessuna criticità antincendio sarebbe, in concreto, ravvisabile, atteso che il competente Comando dei Vigili del Fuoco non avrebbe sollevato rilievi al certificato di prevenzione incendi (CPI) n. 37166 del 14 novembre 2016, già riguardante tutte le strutture ed attrezzature costituenti l’impianto di depurazione in esercizio e, al più, riesaminabile ai fini del rilascio dell’AIA;

- costituitasi l’intimata Regione Campania, eccepiva l’infondatezza dell’impugnazione proposta ex adverso;

- si costituivano, altresì, in giudizio il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, che eccepivano il proprio difetto di legittimazione passiva;

- il ricorso veniva chiamato all’udienza del 28 aprile 2021 per la trattazione dell’incidente cautelare;

- nell’udienza camerale emergeva che la causa era matura per la definizione immediata nel merito, essendo integro il contraddittorio, completa l’istruttoria e sussistendo gli altri presupposti di legge;

- tramite collegamento da remoto sulla piattaforma “Microsoft Teams”, effettuato ai sensi degli artt. 4 del d.l. n. 28/2020, 25 del d.l. n. 137/2020 e 1 del d.l. n. 183/2020 e del decreto del Presidente del Consiglio di Stato n. 134/2020, le parti venivano sentite, oltre che sulla domanda cautelare, sulla possibilità di definizione del ricorso nel merito e su tutte le questioni di fatto e di diritto che la definizione nel merito pone;

 

Considerato che:

- l’art. 6, comma 6, lett. b, del d.lgs. n. 152/2006 stabilisce che «la verifica di assoggettabilità a VIA è effettuata per … le modifiche o le estensioni dei progetti elencati nell’allegato II, II-bis, III e IV alla parte seconda del presente decreto, la cui realizzazione potenzialmente possa produrre impatti ambientali significativi e negativi, ad eccezione delle modifiche o estensioni che risultino conformi agli eventuali valori limite stabiliti nei medesimi allegati II e III»;

- a sua volta, il precedente art. 5, comma 1, lett. g, definisce «progetto» la «realizzazione di lavori di costruzione o di altri impianti od opere e di altri interventi sull’ambiente naturale o sul paesaggi o, compresi quelli destinati allo sfruttamento delle risorse del suolo»;

- ora, come illustrato nello SPA a corredo dell’istanza del 16 ottobre 2020, prot. n. 485645, «le attività in progetto non necessiteranno di alcuna modifica all'installazione esistente, in termini di estensione fisica, processo depurativo e dotazione impiantistica» (p. 4);

- «la proposta oggetto della presente istanza – precisa l’elaborato tecnico in parola – non contempla alcuna significativa modifica impiantistica che comporti la realizzazione di opere tali da conferire all’intervento previsto la natura di progetto, così come precedentemente definito, ciò poiché l’impianto è già dotato dei dispositivi atti a riceve e trattare i rifiuti liquidi (bottini) ed i fanghi oggetto della nuova attività … gli unici aspetti ambientali aggiuntivi generati dall’avvio delle nuove attività potranno essere quelli correlati ad una variazione del traffico autoveicolare legato al conferimento dei rifiuti» (p. 4);

- a tenore del menzionato SPA, la prevista implementazione di ulteriori attività depurative – ossia l’«integrazione dell’azione depurativa già puntualmente autorizzata e svolta con quella di trattamento di rifiuti liquidi provenienti dalla pulizia delle reti fognarie, dall’espurgo di fosse settiche vasche (omissis) ed altre attività (c.d. “bottini”), nonché di fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue presso altri impianti ed attività» – comporterebbe, quindi, una «modifica … soltanto formale», essendo «il sito … già in grado di ricevere i rifiuti dall’esterno e non necessita di alcuna modifica strutturale/impiantistica per gli scopi specifici»;

- a fronte di simili risultanze istruttorie, l’amministrazione resistente non arriva ad elargire controprove concrete e decisive circa la sussistenza di una modifica rilevante – ai sensi e per gli effetti dell’art. 6, comma 6, lett. b, del d.lgs. n. 152/2006 – dell’originario impianto di depurazione, già favorevolmente apprezzato sotto il profilo della compatibilità ambientale nel parere del 29 ottobre 1998, pronunciato dalla Commissione scientifica ministeriale ex art. 6 dell’o.p.c.m. 14 aprile 1995;

- al riguardo, occorre rimarcare che – come chiarito dalla ricorrente nelle proprie difese – lo scostamento emergente dal raffronto operato nella Relazione controdeduttiva del 22 aprile 2021 a cura della Direzione Generale Ciclo Integrato delle Acque e dei Rifiuti, Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali – UOD Staff Tecnico-Amministrativo Valutazioni Ambientali, tra la riproduzione aerofotografica e la riproduzione grafica di una porzione del sito de quo dipende soltanto dalla circostanza che le tre vasche circolari di sedimentazione presenti nella prima sono quelle effettivamente realizzate, mentre le quattro vasche presenti nella seconda sono quelle previste nel progetto originario (già favorevolmente apprezzato sotto il profilo della compatibilità ambientale nel parere del 29 ottobre 1998), e non nel progetto di cui all’istanza del 16 ottobre 2020, prot. n. 485645, così come, d’altronde, riscontrabile nello SPA, alla cui p. 40 sono indicati solo tre manufatti simili;

- restando, dunque, indimostrata l’introduzione di modifiche localizzative e strutturali dell’impianto di depurazione preesistente, ed emergendo, per converso, una divisata implementazione operativo-funzionale, apprezzabile ai fini dell’AIA, piuttosto che ai fini dell’assoggettabilità a VIA, risultano, nel contempo, insufficienti la valutazione e la motivazione allestite dall’amministrazione resistente circa gli impatti ambientali significativi e negativi, giustificativi del disposto assoggettamento a VIA;

- in proposito, la (omissis), richiamando i contenuti della relazione istruttoria VIA, deduce – senza trovare smentita ex adverso – che: «- le emissioni in atmosfera sono depurate da plurimi sistemi di abbattimento, i quali le riconducono nei limiti di legge (cfr. p. 7 e 8 della relazione istruttoria VIA); - le emissioni dell’essiccatore termico sono inferiori ai limiti-soglia (cfr. p. 8 della relazione istruttoria VIA); - le emissioni odorigene sono adeguatamente abbattute dagli impianti esistenti (cfr. p. da 7-10 della relazione istruttoria VIA); - l’incremento di scarichi idrici è di limitata rilevanza in relazione al sistema esistente ed autorizzato (cfr. p. 10 e 11 della relazione istruttoria VIA); - le nuove attività non influiscono sul sistema di approvvigionamento idrico (cfr. p. 11 della relazione istruttoria VIA); - l’impatto sulla matrice rifiuti è positivo in ragione della riduzione a circa un terzo dei conferimenti a discarica dei fanghi attualmente prodotti e della migliore gestione a scala locale dei rifiuti liquidi provenienti dalla pulizia delle reti fognari (cfr. p. 12 e 13 della relazione istruttoria VIA); - l’impatto acustico è di portata limitata (cfr. p. 13 della relazione istruttoria VIA); - la contaminazione del suolo è nulla (cfr. p. 13 e 14 della relazione istruttoria VIA); - i consumi energetici sono limitati (cfr. p. 14 e 15 della relazione istruttoria VIA); - l’impatto sul traffico veicolare ed in particolare sulla matrice atmosfera è positivo (cfr. p. 15 e 16 della relazione istruttoria VIA)»;

- viceversa, la Regione Campania si è limitata a enunciare ellitticamente circostanze non apprezzabili, di per sé sole, a guisa di criticità ambientali, quali, segnatamente, la necessità di approfondimento delle problematiche odorigene e antincendio, la classificazione dell’area di insediamento in zona a rischio idraulico ed a rischio frana, nonché in zona paesaggisticamente vincolata, l’omessa verifica di conformità ai requisiti raccomandati dalla circolare del Ministero dell’Ambiente n. 1121 del 21 gennaio 2019;

- con specifico riguardo alla questione delle fonti odorigene, è il caso di sottolineare che, a fronte del rilievo genericamente formulato sul punto dall’amministrazione resistente, lo SPA fornisce una compiuta analisi in materia (cfr. p. 79-83), con ampia descrizione dei metodi di monitoraggio delle emissioni tramite apposita sostanza tracciante, nonché dei risultati delle simulazioni effettuate, e rappresenta che «per il contenimento delle nuove emissioni è previsto un impianto di abbattimento costituito da più stadi (filtro tessile, scrubber, demister, biofiltro) … l’organizzazione prevede comunque di utilizzare ulteriori accorgimenti di buona prassi tecnica per minimizzare le emissioni (ciò in riferimento anche alle BAT Conclusion per il settore, ove definite per lo specifico aspetto)» (p. 83);

- quanto, poi, al vincolo idrogeologico imposto dal Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico (PSAI) devoluto alla competenza territoriale della Unit of Management Regionale (UoM) Sarno dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale (ex Autorità di Bacino Regionale della Campania Centrale e, prima ancora, ex Autorità Bacino Regionale del Sarno), l’Autorità di Bacino, nelle proprie difese, ha così sostanzialmente suffragato le tesi attoree: «… nell'ambito del Piano Stralcio per l'Assetto Idrogeologico adottato dalla ex Autorità di Bacino Campania Centrale con delibera di Comitato Istituzionale n. 1 del 23 febbraio 2015, attestato del Consiglio regionale n. 437/2 del 10 febbraio 2016 di approvazione della DGRC n. 466 del 21 ottobre 2015, l'area in cui è ubicato l'impianto in questione risulta perimetrata a pericolosità da frana in parte bassa – P1 ed in parte elevata – P3, inoltre detta area risulta anche perimetrata in parte a pericolosità idraulica media – P2. In ragione delle suddette perimetrazioni di pericolosità la stessa area, per la presenza dell'impianto di depurazione esistente (bene esposto), risulta classificata a rischio da frana in parte elevato – R3 ed in parte moderato – R1, nonché in parte a rischio idraulico elevato – R3. Per quanto sopra delineato, poiché il progetto di smaltimento rifiuti speciali non pericolosi prevede lo svolgimento dell'attività di smaltimento all'interno del predetto impianto di depurazione esistente, non è da assoggettare al preventivo parere di compatibilità dell' Autorità di Bacino, di cui all' art. 7 delle Norme di Attuazione del PSAI, in base al quale (cfr. lett. e) detto parere è previsto per "i progetti di opera pubblica o di interesse pubblico ricadenti in aree a rischio atteso R3 ed R4 ", laddove il termine "atteso" presuppone che l'opera pubblica o di interesse pubblico non esista ancora. Giova, pertanto, richiamare le disposizioni, contenute nelle Norme di Attuazione del citato Piano che si applicano sulle aree a rischio idraulico e a rischio da frana e gli interventi ammissibili. L'art.8, comma 3, prevede che "Nelle aree a rischio idraulico continuano a svolgersi le attività antropiche ed economiche esistenti alla data di adozione del Piano Stralcio, osservando le cautele e le prescrizioni disposte dal presente Titolo II ai Capi IL III e IV e dal Titolo IV, a condizione che siano adottati e/o approvati a norma di legge i Piani di Emergenza di Protezione Civile"; ancora l'articolo 16, comma 3, prevede che "Nelle aree a rischio da frana continuano a svolgersi le attività antropiche ed economiche esistenti alla data di adozione del Piano Stralcio osservando le cautele e le prescrizioni disposte dal presente Titolo III, Capi II, III e IV e dal Titolo IV a condizione che siano adottati e/o approvati a norma di legge i Piani di Emergenza di Protezione Civile". Va tenuto conto, pertanto, che il menzionato impianto, da utilizzare per le attività di smaltimento rifiuti speciali non pericolosi con capacità complessiva superiore a 10 t/giorno nel Comune di (omissis), è preesistente all'adozione del Piano Stralcio per l'Assetto Idrogeologico della ex Autorità di Bacino Campania Centrale»; - in ogni caso, coglie nel segno la ricorrente, allorquando osserva che la classificazione dell’area di insediamento in zona a rischio idraulico ed a rischio frana, nonché in zona paesaggisticamente vincolata è da intendersi ininfluente rispetto ad un progetto che – come, appunto, quello di cui all’istanza del 16 ottobre 2020, prot. n. 485645 – non prevede modifiche dell’assetto ubicativo e strutturale dell’impianto di depurazione preesistente (già favorevolmente apprezzato sotto il profilo della compatibilità ambientale nel parere del 29 ottobre 1998);

- in ordine alle stigmatizzate carenze informativo-documentali circa la conformità alle direttive impartite dalla circolare del Ministero dell’Ambiente n. 1121 del 21 gennaio 2019 ed alle Linee Guida antincendio, approvate con DGRC Campania n. 223 del 20 maggio 2019, trattasi di “elementi di buona pratica”, sottesi all’operatività degli impianti di gestione dei rifiuti ed alla prevenzione dei rischi (precipuamente di incendi), i quali, siccome elettivamente preordinati all’esercizio, piuttosto che all’insediamento del ciclo produttivo, rilevano non già sul piano della VIA, bensì dell’AIA o dell’AUA;

 

Ritenuto, in conclusione, che;

- stante la sua ravvisata fondatezza, il ricorso in epigrafe va accolto, con conseguente annullamento del D.D. n. 22 del 26 gennaio 2021;

 

(Omissis)

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