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Dare certezza alle imprese (anche sotto il profilo del diritto ambientale)

(di Massimo Medugno)

Categoria: Generalità

Lo Sblocca Italia e’ stato approvato dalla Camera e la settimana prossima andrà al Senato. In esso sono previste molte misure per cercare di rilanciare lo sviluppo.
Ma, forse, per dare certezza alle imprese sotto un profilo burocratico avrebbe potuto essere inserita una norma per prevedere un’applicazione più generalizzata del “diritto di interpello”.
Come noto, il “diritto di interpello” e’ stato previsto, per la prima volta, da una legge in materia fiscale (il c.d. Statuto del contribuente: art. 11, legge 212/2000).
L’istituto è ora previsto anche nella disciplina del diritto e della sicurezza del lavoro (art. 9, d.lgs. 124/2004; art. 12, d.lgs. 81/2008) e nel diritto dei consumatori (art. 37-bis, d.lgs. 206/2005).
Un diritto di interpello generale potrebbe essere inserito nel c.d. Statuto dell’impresa (legge 180/2011), poiché  un’impresa ha tutto il diritto di poter chiedere a una qualsiasi amministrazione l’interpretazione e l’applicazione di una norma, prima di intraprendere investimenti che si potrebbero verificare non fattibili sotto il profilo giuridico.
Ma se proprio non si vuole prevedere una norma generale, perché le amministrazioni “temono” di dare risposte, occorrerebbe quantomeno contemplarlo nel cosiddetto “codice ambientale”.
Infatti, nei settori  dove ora è previsto il “diritto di interpello” si ha a che fare con l´interpretazione di norme poste a tutela di beni di pregio non inferiore all´ambiente, quali la vita e la sicurezza dei lavoratori e dei consumatori.

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