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Dottore Forestale, questo sconosciuto...

(di Enrico Buzzi)

Categoria: Boschi e foreste

Spesso, parlando di università, di sbocchi professionali e di concorsi, si ha l’impressione che in Italia esistano solo ingegneri, medici, geometri e periti. È infatti curioso notare che anche figure professionali non nuove e tutt’altro che estinte, siano per lo più sconosciute a larghe fette di popolazione o persino ignorate da enti e istituzioni pubbliche. Ciò avviene pure in contesti non così lontani (sia nello spazio che nella mentalità) dal mondo forestale e rurale. Quante volte, ho dovuto arrabattarmi per spiegare a familiari e conoscenti in che cosa consista la professione del dottore forestale..! Facciamo allora un po’ di luce sul tema.
Innanzitutto quella del dottore forestale non è una professione “fantomatica”. È riconosciuta da un apposito Albo ed è supportata da una formazione che ha radici nel XIX secolo (Scuola Forestale di Vallombrosa – FI) ed è tutt’ora portata avanti da numerosi corsi di laurea in scienze forestali attivati in tutta Italia, di cui Firenze e Padova sono precursori, già dagli anni ’60.
Secondo punto: in Italia si è generato un cortocircuito terminologico spaventoso tra figure che hanno a che fare con le foreste. Nell’ormai decennale confusione tra agente (o guardia) forestale e operaio forestale, fortemente alimentata da forme di gestione e ripartizione delle competenze diverse e anch’esse caotiche attuate dalle regioni, rimane ulteriormente oscurato il ruolo del dottore forestale. Quest’ultimo, infatti, ha funzioni distinte rispetto a quelle di polizia ambientale-forestale o quelle degli operai assunti dalle amministrazioni locali (spesso stagionalmente).
La questione più importante, tuttavia, riguarda le competenze, purtroppo sconosciute ai più. Il fatto che un unico Ordine comprenda sia agronomi che forestali rende la lista molto lunga (agevolmente rintracciabile sul sito istituzionale dell’Ordine). Pur considerando che le affinità tra conoscenze delle due figure sono importanti e molto difficili da separare in modo netto, le specifiche competenze riguardanti il dottore forestale sono molteplici: selvicoltura e assestamento, lotta alle malattie e miglioramento genetico delle piante, stime in ambito rurale e forestale, lavori topografici e cartografici, divulgazione tecnico-culturale, ricerca e pianificazione sul territorio, progettazione di viabilità forestale, interventi di riqualificazione, parchi e giardini, sistemazioni idraulico forestali… A tutto questo va aggiunto che il mutato contesto socio-economico e i nuovi approcci di studio hanno ampliato le funzioni del bosco, un tempo ristrette a quella produttiva e di protezione del suolo, verso la valorizzazione di benefici ambientali inestimabili e di servizi turistico-ricreativi nonché culturali. Le competenze sono, quindi, rilevanti e pienamente compatibili e complementari con quelle di altre figure professionali ben più conosciute e di fondamentale importanza.
Letto così, tra capo e collo, a molti l’elenco delle professionalità potrebbe suonare misterioso. Questo non sorprende pensando a chi ancora si indigna per il taglio di un albero in una foresta pianificata e certificata, senza sapere che l’Italia è uno dei massimi importatori di legno, che negli ultimi cinquant’anni la biomassa forestale del nostro paese è aumentata notevolmente e che la mancata gestione forestale ha spesso portato a una decadimento del valore del patrimonio forestale e ad un parallelo aumento del rischio di dissesto ambientale. Basti pensare al paesaggio (e al turismo) e al fatto che la mancata o errata gestione o il mancato monitoraggio delle superfici forestali, soprattutto quelle in pendenza, possano essere un fattore di degrado generale e sicuramente concorrente ad un dissesto idrogeologico del territorio sempre più preoccupante. Insomma, la corretta gestione del territorio, che implica anche il taglio del bosco secondo criteri rigorosi e correttamente programmati, può migliorare tutte le funzioni dell’ecosistema “foresta” e la vita delle comunità, direttamente o indirettamente coinvolte.
Viene da concludere che, evidentemente, la figura del dottore forestale sia sconosciuta al pari delle materie ambientali e che l’oblio ne sia la ovvia conseguenza. Come spesso accade in Italia è un problema di formazione, ma soprattutto d’informazione…

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