Top

Economia circolare. Verso una nuova fiscalità ambientale: il produttore

(di Giuseppe Cristoforoni)

Categoria: Generalità

Il sistema attuale non funziona perché basa la prosperità sulle risorse finanziarie, mentre la vera prosperità è basata sulle risorse naturali, in special modo su quelle non rinnovabili.

La banca mondiale nel suo ultimo rapporto ci dice che: “la produzione dei rifiuti a livello mondiale è destinata a raddoppiare entro il 2025 e la gestione dei rifiuti potrà passare dagli attuali 205 miliardi di dollari a 375 miliardi”.

Noi “europei” consumiamo 14 tonnellate di materie prime a testa contro le 5 tonnellate considerate da alcuni importanti studi il limite cosiddetto “tollerabile” affinché la capacità del pianeta di rigenerarsi sia al passo con la nostra capacità di “consumare” il pianeta stesso.

L’utilizzo delle risorse naturali, nel corso del XX secolo, ha avuto un’accelerazione improvvisa ed elevatissima, di fattore otto, causando in un solo secolo gravi danni ambientali irreversibili con l’esaurimento d’ingenti risorse naturali a livello mondiale.

Anche le riserve d’acqua nel mondo si stanno riducendo velocemente.

Nello stesso tempo, dati dell’Onu, ci dicono che da qui al 2050 la domanda d’acqua aumenterà nel mondo del 55%. Si adduce quindi che è necessario un cambiamento epocale che ci deve allontanare dall’economia neo-classica convenzionale lineare e infinita, per arrivare a un modello nuovo di coesistenza sul pianeta, inserendo nel concetto di economia altri aspetti oltre a quelli di “mercato”, per muoverci verso un’economia circolare.

Occorre mutuare, copiando, dal funzionamento degli ecosistemi naturali il ciclo continuo e circolare: le piante sintetizzano le sostanze nutritive; gli erbivori alimentano i carnivori e i carnivori producono importanti quantità di rifiuti organici, che danno vita a nuove generazioni di vegetali.

L’uomo è l’unico animale che produce scarti.

Occorre approcciare la produzione con uno sguardo alla Biomimetica, ossia avere la capacità di  trasferire lo studio e l’analisi dei processi biologici dal mondo naturale a quello artificiale tramite la mimesi dei meccanismi che governano la natura, che non produce scarti, per imparare da essa.

  1. Progettare beni già pensati per il riuso, la riparazione , il riutilizzo, il riciclo, che abbiano il maggior ciclo di vita possibile e la minor impronta ambientale possibile.
  2. Strutturare lo “scarto” di produzione dentro l’economia circolare di recupero, sviluppando sistemi produttivi connessi in simbiosi industriale.
    La simbiosi industriale è uno strumento “relazionale” rivoluzionario, capace di chiudere i cicli delle risorse tramite lo scambio di risorse tra due o più industrie dissimili, intendendo con “risorse” i materiali di scarto (sottoprodotti o rifiuti), ma anche le fonti energetiche, i servizi, le esperienze.
  3. Per i rifiuti residuali non riciclabili, tossici o nocivi, ogni Produttore dovrà provvedere in sito allo smaltimento dello stesso, con le migliori tecnologie esistenti, (tipo un impianto di Gassificazione con procedimento a pressione in camera stagna, dove non vi è combustione e non vi sono camini; con questa tecnologia si gassifica il materiale tossico in quanto vi sono più prodotti da scomporre con reazioni diverse, ottenendo come prodotto finale un inerte cristallizzato.) a spese proprie e senza alcun incentivo, al massimo con qualche premialità di tipo fiscale, volta alla attenuazione nel tempo della spesa sostenuta; eliminando cosi a monte, il trasporto e la circolazione dei rifiuti pericolosi con le relative irregolarità e conseguenze.
  4. E’ tempo di ricorrere alle miniere urbane (le nostre DISCARICHE), e cioè le miniere di materie prime seconde, in altre parole i rifiuti. (Landfill mining: “trattamento minerario della discarica”. Consiste nel trattamento di bonifica di vecchie discariche mediante asportazione per escavazione dei rifiuti in esse depositati. Rimozione dalla discarica della massa di materia a mezzo di mezzi escavatori, deposito del materiali in appositi macchinari separatori meccanici a vaglio, dove avviene la prima separazione grossolana di materiali- terreno, ed altre operazioni meccaniche volte alla separazione di frazioni specifiche dei rifiuti; materiali inorganici riciclabili (metalli), frazione inerte e frazione residua, vecchi elettrodomestici “RAEE”, vecchi frigo, ingombranti, legno, vetro, plastiche morbide, plastiche dure, celophan, gomme, pneumatici.) Una sfida reale, in cui il nostro paese, povero di materie prime ma ricco di ingegno, potrebbe divenire modello di riferimento.
  5. In edilizia, DECOSTRUIRE per recuperare e non più DEMOLIRE.
  6. Per l’ENERGIA e MOBILITA’ basta COMBUSTIONE, tutto con VERE RINNOVABILI è giunta l’era dell’IDROGENO a mezzo della CELLA A COMBUSTIBILE, tutto con l’elettricità.

La Commissione Europea il 2 luglio 2014 emanò le bozze di revisione delle sei direttive sui rifiuti, pacchetto aria pulita ed economia circolare, intese a sviluppare un’economia più circolare e a promuovere il riciclaggio al fine di promuovere un’economia low-carbon in Europa .

Queste proposte furono escluse dalla programmazione 2015 per le pressioni esercitate da alcune lobby dell’industria dei fossili.

Si parlo’ di necessità di competitività.

Ma al contrario per rendere l’Europa più competitiva occorre ridurre la domanda e la dipendenza da materie prime che sono risorse scarse e costose e ridurre la domanda e la dipendenza di energia tramite l’efficientamento che è anche riduzione dei processi di estrazione, d’importazione di materia prima, di recupero e riciclo post produzione; per far questo occorre indurre il mercato a ottimizzare la produzione di materia, investire in materia più facilmente riutilizzabile e riciclabile, con ciclo d vita più efficiente e minor impatto ambientale.

L’Europa è lontana dall’obiettivo “vivere bene entro i limiti del nostro pianeta” del 7° Programma d’azione europeo per l’ambiente.

Si raccoglie per l’avvio al riciclo solamente il 26% delle materie plastiche immesse al consumo.

Circa il 50% della plastica va ancora in discarica e il resto è incenerito con uno spreco di materia e costi sanitari insostenibili.

L’aumento dal 26% al 62% della percentuale di riciclo permetterebbe la creazione di oltre 360.000 nuovi posti di lavoro.

L’utilizzo di plastiche riciclate al posto di plastiche vergini inoltre consentirebbe notevoli risparmi alle industrie di trasformazione, valutabili in 4,5 Miliardi di Euro/anno.

Ammonta a 75 miliardi l’anno l’impatto economico delle conseguenze dell’inquinamento (marino valutato in tredici miliardi) da emissioni di gas serra che avvengono durante l’estrazione e trattamento delle materie prime e dell’inquinamento dell’aria causato dall’incenerimento delle plastiche.

L’Italia è tra i paesi meno performanti nella gestione dei rifiuti in Europa, questo a causa di:

  • politiche deboli o inesistenti di prevenzione sui rifiuti;
  • assenza di incentivi alle alternative al conferimento in discarica e inadeguatezza delle infrastrutture per il trattamento dei rifiuti.

I paesi membri che occupano i primi posti della classifica si distinguono per avere:

  • tasse sul conferimento in discarica e/o divieti di smaltimento in discarica per alcuni materiali riciclabili;
  • – il sistema di tariffazione puntuale;
    – l’applicazione di legislazioni di responsabilità estesa del produttore che assoggettano i produttori a pagare i costi economici generati dal ciclo di vita completo dei loro prodotti, fine vita incluso.

I Comuni italiani ricevono dal Conai i corrispettivi più bassi di  Europa, anche tenendo conto degli aumenti introdotti con l’ultimo accordo siglato, difficilmente copriranno più di un terzo del costo complessivo.

Nei paesi europei dove la responsabilità del produttore non si estende agli enti locali, come Germania, Austria, e alcuni paesi del nord Europa, gli enti locali non si occupano della raccolta degli imballaggi, sono i produttori che devono organizzarla e pagarne i costi per intero.

Il C.A.C. (Contributo Ambientale CONAI), risulta tra i più bassi a livello europeo, come affermato dallo stesso conai, ma questo dato, da un lato non favorisce il riciclo, dall’altro favorisce una produzione indiscriminata e incontrollata di beni con un costo ambientale molto alto che viene quasi del tutto esternalizzato.

Solamente il 16% dei Comuni italiani ha raggiunto o superato nel 2014 l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata (previsto per legge al 2012)

Il sistema CONAI ha fatto il suo corso.

L’accordo ANCI Conai non porta ai Comuni le risorse necessarie per una RD finalizzata al riciclo di materia.

Il sistema per una serie di interessi in conflitto non ha nella riduzione e nel riciclo l’obiettivo economicamente più conveniente, così come non agevola il sistema di tariffazione nella raccolta.

Quando il prodotto o il packaging arriva sullo scaffale i giochi sono ormai fatti.

Si tratta a quel punto di un problema da risolvere, come riutilizzare, come riciclare, come smaltire il prodotto post consumo.

Mentre la partita si gioca quasi tutta a monte, all’atto della produzione.

I nostri obiettivi ambiziosi richiedono un cambio di modello culturale di coesistenza e di consumo ma anche di disposizioni legislative innovative, capaci di proiettarci in una nuova visione circolare dell’economia.

Fondamentale è:

– Spostare il costo ambientale a monte, nella responsabilità del produttore, “responsabile” del peso ecologico del bene prodotto e immesso sul mercato per tutto il suo ciclo di vita.

Il peso ecologico dovrà tradursi in un Costo Ambientale (C.A.) valutato su tutto il ciclo di vita

– Estrazione, produzione, recupero, riciclo, smaltimento in sede di produzione.

– Allargare l’idea di riciclo oltre le strette frontiere dell’imballaggio che pure ha un costo e un peso importante sulla produzione dei rifiuti, a tutti i rifiuti e beni immessi in consumo.

– Cambiare il sistema dei consorzi in sistemi autonomi, in cui sia garantita la partecipazione di tutti i portatori di interessi compresi i riciclatori, e non solo dei produttori, cui dovrà essere sottratta la proprietà dei rifiuti.

Il CONAI dovrà essere sostituito da un Agenzia del Riciclo pubblica, che verificherà tra l’altro l’adozione da parte dei comuni di sistemi efficaci di raccolta.

Lavorerà in stretta collaborazione con un Centro di Ricerca che si occuperà di valutare le caratteristiche dei materiali immessi in produzione in commercio e il loro C.A. (Costo Ambientale)

Il Costo Ambientale (C.A.)  del prodotto dovrà essere pagato dal produttore per intero e, dovrà essere riportato in etichetta per rendere responsabile anche il consumatore nei suoi acquisti.

Il costo ambientale dovrà essere valutato su:

– quantità di materia prima utilizzata

– indice di riutilizzo del bene,

– indice di riciclabilità,

– difficoltà di raccolta, cernita e pulizia,

– quantità di CO2 emessa dal prodotto dalla produzione allo smaltimento.

– processo di eliminazione delle scorie residuali.

Il C.A. sarà la vera molla verso lo sviluppo dell’eco progettazione

  • Verso la ricerca di materiali e prodotti sempre meno impattanti
  • Verso un ciclo di vita più lungo e performante
  • Per un uso diffuso di materia riciclata
  • Per una ricerca di soluzioni in simbiosi industriale
  • Ottimizzazione degli scarti tossico-nocivi con obbligo di smaltimento in sede
  • Verso il minor impatto e la migliore performance, che vorrà dire:

Il necessario corollario di questa riforma è l’avvio di un processo di riconversione virtuosa della produzione; le aziende avranno un tangibile interesse economico a produrre beni veramente duraturi, riutilizzabili o facilmente riciclabili, con pochi scarti.

Questo interesse economico in fase di produzione avrà l’effetto di un incremento e sviluppo della ricerca di materiali e dell’eco-progettazione industriale, la prevenzione nella formazione di rifiuti e in particolare la riduzione della messa sul mercato di quelli non facilmente riciclabili, la riduzione dell’utilizzo di materie prime vergini a vantaggio dell’utilizzo di materie prime riciclate, lo spostamento del costo dello smaltimento da valle, al trattamento dei prodotti post consumo, riutilizzo, riciclo e smaltimento a monte, fase della progettazione dalla scelta dei materiali alla produzione e al packaging.

Il fine ultimo di spostare tutta la fiscalità sui rifiuti da valle a monte sarà quello di andare verso zero tasse sui rifiuti per un riciclo totale della materia post consumo.

Torna all'elenco completo

© Riproduzione riservata