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Le interazioni tra agricoltura, cambiamenti climatici e biodiversità

(di Maria Adele Cerizza)

Categoria: Agricoltura
Lo studio

Il progetto STOA “Opzioni tecnologiche per sfamare 10 miliardi di persone – Interazioni tra cambiamenti climatici e agricoltura e tra biodiversità e agricoltura” è stato realizzato dall’Istituto per la politica ambientale europea (IEEP) in collaborazione con il BIO Intelligence Service, l’Ecologic Institute e l’Institute for Environmental Studies (VU University).

 

Nei prossimi decenni la crescita demografica e lo sviluppo economico comporteranno un continuo aumento della domanda di cibo e di energia tratti dalla terra, che coinciderà con l’esigenza, da un lato, di adeguare l’agricoltura ai crescenti rischi climatici (probabilmente destinati, in Europa, a superare le opportunità) e, dall’altro, di ridurre l’impatto delle emissioni agricole sui cambiamenti climatici, mentre si prevede che continueranno a verificarsi perdite di biodiversità per effetto delle pratiche agricole intensive e dell’abbandono delle colture ricche di biodiversità.

 

La sostenibilità a lungo termine dell’agricoltura è attualmente compromessa da tendenze quali il degrado del suolo, la diminuzione degli agenti impollinatori, l’indebolimento del controllo biologico naturale di parassiti e malattie e la perdita di diversità genetica nel mondo vegetale e animale. In Europa è necessaria una mutazione sostanziale dei sistemi agricoli per garantire una rapida riduzione delle emissioni agricole di gas a effetto serra, un adattamento efficace ai cambiamenti climatici e una maggiore conservazione della biodiversità.

La presente relazione individua un ventaglio di pratiche e di evoluzioni in ambito agricolo che potrebbero generare un aumento sostenibile della produttività e allo stesso tempo contribuire alla mitigazione dei cambiamenti climatici e all’adattamento a tale fenomeno, nonché procurare benefici sul piano della biodiversità. La politica potrebbe svolgere un ruolo più incisivo di sostegno all’innovazione e allo sviluppo in tutti i sistemi agricoli europei e nell’utilizzo a scopi energetici di determinati rifiuti e residui.

 

Il documento propone un insieme di scelte consigliate per incentivare azioni utili, tenere a freno le pratiche non sostenibili e promuovere opzioni innovative, garantendo al contempo misure di tutela ambientale per le nuove tecnologie che potrebbero avere effetti negativi indesiderati sulla biodiversità.

 

Alla luce del previsto aumento della popolazione globale, che entro fine secolo arriverà a contare 10 miliardi di persone, si avverte la crescente necessità di operare una “intensificazione sostenibile”1 dell’agricoltura, per garantire la sicurezza alimentare. Il presente studio si propone di esaminare l’interrelazione tra agricoltura, cambiamenti climatici e biodiversità e di valutare il potenziale di un ventaglio di opzioni innovative per un’agricoltura più sostenibile, resiliente ed efficiente nell’UE, che comporti minori impatti negativi sui cambiamenti climatici, sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici.

 

I due principali fattori che gravano sulla domanda alimentare e agricola complessiva sono la dimensione della popolazione e la crescita economica. Una buona parte dell’Europa ha beneficiato, fino a pochi anni fa, di una forte crescita economica che ha inciso in maniera rilevante sui consumi e, di conseguenza, sull’ambiente. L’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) stima che nei prossimi 40 anni la domanda globale di prodotti alimentari crescerà del 70% circa a fronte di una popolazione mondiale in aumento e con tendenze alimentari mutevoli. Via via che acquisiscono maggiore ricchezza, le società tendono a consumare più alimenti lavorati e prodotti animali (carne e latticini) e sono maggiormente improntate allo spreco, facendo in tal modo aumentare la domanda di terreni agricoli. La crescente domanda globale di prodotti alimentari sarà soddisfatta attraverso una combinazione di due elementi, ossia la messa in produttività di terreni non agricoli e l’incremento delle rese. Sebbene le previsioni collochino fuori dall’Europa, in Africa in particolare, l’area geografica in cui emergerà e sarà soddisfatta la quota preponderante di questa maggiore domanda, è pur tuttavia probabile che l’UE vedrà un certo aumento di produzione, specie cerealicola, nell’Europa orientale.

 

Nelle principali aree produttive dell’Europa occidentale, le rese sono già elevate, gli impatti ambientali della produzione sono considerevoli e in alcuni casi insostenibili, e si teme fortemente per lo stato della biodiversità nonché per le risorse idriche e del suolo. Sebbene non sia esclusa la possibilità di aumentare la resa delle colture nell’UE, va osservato che la portata degli incrementi di produzione presumibilmente sostenibili è limitata e potrebbe dipendere da nuovi sviluppi tecnologici e dalla loro diffusione. Ne consegue che, per ridurre l’attuale impatto ambientale, aumentare la produzione di raccolti e affrontare nuove urgenze, come quelle associate ai cambiamenti climatici, si renderà necessaria una sostanziale mutazione dei sistemi agricoli europei.

 

Queste sfide impegnative con cui si confrontano i sistemi alimentari globali stanno a significare che il problema della sicurezza alimentare non può essere affrontato senza al contempo intervenire urgentemente sul fronte dei cambiamenti climatici, del degrado ambientale e dell’impoverimento delle risorse. Dal momento che l’agricoltura opera nel contesto di un mercato globale, la sfida centrale sarà quella di aumentare la produttività agricola secondo modalità che scongiurino e invertano gli effetti ambientali negativi degli attuali sistemi di produzione agricola. Le trasformazioni, in campo tecnologico e nelle pratiche di gestione dei terreni, capaci di far produrre gli alimenti in maniera più sostenibile costituiranno un elemento centrale delle strategie volte ad allentare la pressione sulle risorse della terra, in Europa e nei paesi da cui l’UE importa i prodotti. La finalità del presente studio è, pertanto, di acquisire una maggiore comprensione delle possibili opzioni per un’agricoltura più sostenibile, resiliente ed efficiente nell’UE, che comporti minori impatti negativi sui cambiamenti climatici, sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici.

 

Due i punti chiave:

1 – Intensificazione sostenibile: ottenere, dalla stessa superficie di terreno, una produzione più elevata con minori impatti ambientali negativi, maggiori apporti al capitale naturale e un più intenso flusso di servizi ambientali.

2 – Servizi ecosistemici: gli apporti diretti e indiretti degli ecosistemi al benessere umano, classificati in quattro grandi categorie: servizi di approvvigionamento (p. es. cibo, acqua, combustibile); servizi di regolazione (p. es. controllo delle inondazioni e delle malattie); servizi di supporto/habitat (p. es. ciclo dei nutrienti, impollinazione, formazione del suolo); servizi culturali (p. es. ricreazione, valori culturali, spirituali ed estetici).

 

Le raccomandazioni finali

Il problema interconnesso dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità porta a concludere che se l’aumento della produzione agricola deve avvenire attraverso l’intensificazione, questa deve essere realizzata in maniera sostenibile, tenendo conto delle esigenze in materia climatica e di biodiversità presenti nell’UE e altrove. Il termine “intensificazione sostenibile” è stato coniato per descrivere la duplice sfida di aumentare la produttività dei terreni agricoli per ottenere più alimenti e più servizi ambientali, e di farlo in un contesto di mutamenti climatici. Ciò che serve in Europa sono cambiamenti sostanziali a livello dei sistemi agricoli al fine di ridurre l’attuale deficit ambientale e affrontare nuove pressioni, come quelle associate ai cambiamenti climatici. Occorre anche modificare i modelli di consumo (in particolare ridurre il consumo di carne) e compiere un maggiore sforzo nel tempo per limitare gli sprechi alimentari. Le politiche dell’Unione europea, ivi compresi la politica agricola comune (PAC) e il partenariato europeo per l’innovazione sulla produttività e la sostenibilità dell’agricoltura, hanno l’importante compito di ampliare la portata degli interventi, di intensificarne il ritmo e di potenziarne l’efficacia. Tali azioni dovrebbero prevedere anche incentivi per una gestione dei terreni agricoli improntata alla resilienza climatica e al rispetto della biodiversità, un uso efficace degli strumenti programmatici, comprese le norme atte a impedire le pratiche non sostenibili e a proteggere gli ecosistemi importanti e la loro biodiversità, nonché finanziamenti per stimolare la ricerca e l’adozione di opzioni di gestione innovative.

 

Di seguito sono indicate le opzioni prioritarie consigliate per potenziare la produttività agricola in modo sostenibile e promuovere al contempo azioni essenziali volte ad agevolare l’adattamento ai cambiamenti climatici correlati all’agricoltura e la loro mitigazione, nonché la conservazione della biodiversità. Tali raccomandazioni si fondano su un esame delle implicazioni delle interrelazioni tra cambiamenti climatici e agricoltura e tra agricoltura e biodiversità e tengono conto del potenziale offerto da una serie di opzioni innovative finalizzate ad aumentare la produttività agricola su base sostenibile.

 

  1. Opzioni che forniscono incentivi adeguati per una gestione agricola improntata alla resilienza climatica e al rispetto della biodiversità

* Integrare nella PAC una più forte dimensione climatica, sia dal 2014 sia nelle fasi successive, nonché programmi di sviluppo rurale. Gli agricoltori hanno bisogno di essere incoraggiati a individuare e adottare iniziative adeguate per un uso più efficiente dell’acqua, del suolo, dell’energia e delle risorse legate ai rifiuti.

* Programmi agroambientali ben progettati, mirati e monitorati, insieme ad altre misure d’incentivazione, possono apportare benefici ai fini della biodiversità e dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Il miglioramento delle rotazioni colturali, la gestione integrata delle piante infestanti e dei parassiti, le colture intercalari, una migliore gestione delle sostanze nutritive, la lavorazione conservativa dei terreni, l’introduzione di strisce semipermanenti non coltivate e ricche di fiori e la riduzione delle densità degli allevamenti sono tutti esempi in questo senso.

I finanziamenti pubblici dovrebbero aiutare a superare gli ostacoli all’azione posti dagli agricoltori, attuando le misure in materia di mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento attraverso un limitato sostegno ai costi iniziali di investimento e ai costi di avviamento ove necessario, in particolare nel settore dell’allevamento, dove i vantaggi diretti in termini di produttività sono inferiori.

* Consulenza e sostegno devono essere orientati ai sistemi di produzione agricola che mantengono e ripristinano gli habitat e le specie Natura 2000, sia all’interno sia all’esterno dei siti Natura 2000, soprattutto nelle aree di rispetto o collegate a tali siti.

* Per una mitigazione efficace dei cambiamenti climatici e un’efficace tutela della biodiversità sarà necessario che alcune aree circoscritte siano sottratte agli usi altamente produttivi, come la riumidificazione delle torbiere e l’estensivizzazione dei terreni erbosi.

 

  1. Opzioni che limitano le pratiche non sostenibili in Europa

Assicurare la conformità alla direttiva sui nitrati e ad altre normative UE che riducono gli oneri ambientali

* Una migliore gestione del ciclo dell’azoto nei terreni agricoli apporterebbe benefici sostanziali per la biodiversità, ridurrebbe le emissioni di gas a effetto serra e migliorerebbe la qualità dell’acqua. Per questo è necessaria un’azione più coerente e rigorosa su tutto il territorio dell’UE che promuova un uso equilibrato dei fertilizzanti12 e una migliore gestione delle colture e dei concimi, l’utilizzo di mangimi a basso contenuto di proteine, nonché un migliore stoccaggio dei concimi. Mantenere le rese riducendo i carichi inquinanti è possibile. Insistere affinché siano definiti obiettivi ambiziosi di riduzione dei pesticidi e per la piena attuazione della gestione integrata dei parassiti

* Allo stato attuale, gli Stati membri non riescono a definire obiettivi ambiziosi di riduzione dei pesticidi ai sensi della direttiva sull’utilizzo sostenibile di questi prodotti. Tuttavia, nel quadro della nuova PAC, i servizi di consulenza alle aziende agricole sono obbligati a fornire consigli agli agricoltori circa la gestione integrata dei parassiti, attraverso la quale si potrebbero ottenere benefici sostanziali sul piano della biodiversità.

* Fare in modo che gli Stati membri adottino la massima flessibilità nel definire i requisiti per le buone condizioni agronomiche e ambientali (BCAA) nell’ambito del nuovo regime di condizionalità ambientale della PAC, in modo da potenziare la tutela e la gestione di praterie permanenti, strisce riparie semipermanenti ed elementi caratteristici dei terreni agricoli e migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse idriche e dell’azoto.

 

  1. Promuovere opzioni innovative per un’agricoltura produttiva e resiliente al clima che giovi alla biodiversità, assicurando al contempo misure di tutela ambientale per le nuove tecnologie

Assicurare che gli investimenti per l’innovazione siano orientati alle aree di massimo potenziale e più lacunose in termini di conoscenza, combinando il miglioramento delle rese con gli obiettivi di sostenibilità

* Occorre integrare maggiormente gli esistenti flussi di miglioramento delle rese con pratiche innovative che riducano gli effetti ambientali nocivi dell’agricoltura ad alta resa. Il partenariato europeo per l’innovazione “Produttività e sostenibilità dell’agricoltura” offre la possibilità di attivare e destinare più risorse a questa priorità. La ricerca, a sua volta, dovrebbe focalizzare l’attenzione su sistemi più estensivi studiando, tra l’altro, metodi per aumentare le rese nei sistemi di agricoltura biologica.

* Sviluppare sistemi di produzione che apportino i maggiori cobenefici possibili a livello di produzione alimentare, mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento agli stessi, migliore efficienza delle risorse e conservazione della biodiversità, come ad esempio l’agricoltura di precisione, la paludicoltura nelle torbiere riumidificate e alcune forme di agrosilvicoltura.

* Creazione mirata di infrastrutture verdi per ripristinare la connettività e i servizi ecosistemici nei paesaggi agricoli.

* Esistono ampi margini in Europa per produrre carburanti avanzati a partire da rifiuti e residui, ma per sfruttarli sarà necessario un nuovo quadro politico. Occorreranno adeguate misure di tutela ambientale per scongiurare gli effetti negativi indiretti, come quelli legati alla dislocazione di paglia e altri residui colturali che sono indispensabili per trattenere nei campi il carbonio presente nel suolo.

*Le nuove colture biologicamente originali, prodotte sia attraverso l’ingegneria genetica sia attraverso nuove tecniche di selezione varietale, dovrebbero essere valutate attentamente al fine di stabilirne i potenziali impatti ambientali e agronomici. In un futuro prossimo sarà disponibile all’uso una molteplicità di caratteri e di colture di nuova generazione. Queste ultime possono essere vantaggiose o deleterie per la biodiversità, a seconda dei caratteri e di come sono gestite.

Fare in modo che le risorse genetiche per l’alimentazione e l’agricoltura in Europa siano utilizzate e tutelate in maniera più efficace

* Promuovere sistematicamente la diversità delle risorse fitogenetiche in ogni fase del ciclo di selezione varietale. Attribuire maggiore importanza, nell’ambito del programma Orizzonte

2020, alla ricerca sulle risorse fitogenetiche per creare una base di colture più ricca di biodiversità e maggiormente adattata ai cambiamenti climatici.

* Istituire una rete europea di riserve genetiche in situ per le colture selvatiche imparentate e di siti (a livello di azienda agricola) per la conservazione delle varietà locali. La rete deve essere sostenuta da un piano d’azione europeo per la conservazione delle colture selvatiche imparentate.

* Creare un sistema integrato europeo di banche del germoplasma più coordinato, che metta a disposizione dei costitutori di varietà un maggior numero di caratterizzazioni e valutazioni reali o probabili delle risorse fitogenetiche conservate e di informazioni online, grazie anche a una migliore cooperazione reciproca con le banche di germoplasma.

Destinare alla ricerca maggiori finanziamenti diretti per studiare le opzioni di contrasto ai molteplici fattori che provocano le perdite di colonie d’api mellifere e la contrazione delle popolazioni di impollinatori selvatici

*Vi è un’urgente necessità di finanziamenti pubblici per combattere i molteplici fattori che provocano le perdite di colonie d’api mellifere e la contrazione delle popolazioni di impollinatori selvatici a livello europeo. Il fatto che la causa di questa riduzione non sia riconducibile a un unico fattore non può costituire un pretesto per l’inazione.

* Occorre una risposta integrata con iniziative concertate che coinvolgano le autorità pubbliche, gli apicoltori, gli agricoltori, l’industria agrochimica e i ricercatori.

 

  1. Opzioni per ridurre gli impatti esterni negativi dell’agricoltura europea e delle importazioni di biocarburanti

Intensificare l’impegno profuso dall’UE per ridurre nel tempo la sua impronta ambientale globale legata ai prodotti alimentari, ai mangimi e alla bioenergia, favorendo la domanda, da parte dei consumatori, di prodotti alimentari sostenibili sotto il profilo ambientale

* Nell’ambito delle iniziative intergovernative, l’UE ha l’importante compito di elaborare principi ambientali globali e accordi per la produzione di alimenti, fibre ed energia, promuovendo al tempo stesso efficaci sistemi di certificazione ambientale volontari e privati e prodotti connessi.

* Nel caso dei biocarburanti, occorrono iniziative per affrontare gli effetti indiretti legati ai cambiamenti di destinazione d’uso dei terreni, oltre ad adeguate norme in materia di sostenibilità per le materie prime. La promozione dei biocarburanti avanzati ottenuti da rifiuti e residui, accompagnata da misure di tutela ambientale contro gli effetti negativi indiretti di tali prodotti, aiuterebbe a superare le ripercussioni dell’eccessiva dipendenza dell’UE dai biocarburanti convenzionali.

* Promuovere la produzione interna di mangimi che apporti vantaggi per la biodiversità e l’adattamento ai cambiamenti climatici, come ad esempio i sistemi di coltivazione delle leguminose che non richiedono un pesante uso di pesticidi, nonché evitare i costi ambientali associati alle importazioni di mangimi.

 

Piacenza, 27.12.2018

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