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L'esposizione ai campi elettromagnetici e i problemi per la salute

(di Nicola Magnavita)

Categoria: Elettrosmog

Pochi argomenti hanno stimolato l’interesse dei ricercatori come quello degli effetti dei campi elettromagnetici (CEM) per la salute. Eppure siamo ben lontani da conclusioni definitive sull’argomento. Dall’analisi della letteratura risulta anzi che le conclusioni di molti studi sono “troppo indefinite o troppo incoerenti per essere utilizzate a fini pratici”.

Lo sviluppo tumultuoso di alcune applicazioni dei CEM (basti pensare alle telecomunicazioni, all’elettronica, all’energia) ha determinato il coagularsi di interessi economici (lobbies) assai prima che si formasse una opinione universalmente accettata dalla comunità scientifica e da quella civile.

Il fatto che il nostro organismo non abbia percezione dei CEM, e non sia quindi possibile il formarsi di una diretta esperienza circa le conseguenze dell’esposizione, può finire per collocare la problematica in un’area irrazionale. E d’altra parte risulta irrazionale la precipitazione con cui studi non significativi vengono indicati come prove della innocuità dei CEM. La combinazione di preoccupazione da parte della pubblica opinione e incertezza da parte della comunità scientifica può essere molto pericolosa.

I medici, inoltre, non hanno eccessiva familiarità con le grandezze fisiche che definiscono le forze elettromagnetiche, mentre i fisici non sempre riescono ad inquadrare la complessità dei fenomeni biologici.

L’interazione di un CEM con la materia vivente non rappresenta necessariamente un effetto biologico, e quest’ultimo non necessariamente determina un effetto sanitario.

Le domande alle quali si vuole rispondere sono:

1.      I campi elettrici e magnetici che si trovano negli ambienti di vita influenzano la salute?

2.      In caso affermativo, quali sono i parametri più importanti di cui tenere conto?

3.      Se c’è un rischio per la salute, chi è a rischio, e di quale entità è questo rischio?

4.      Esiste una soglia, al di sotto della quale non c’è alcun rischio?

5.      Quali passi possono essere fatti per ridurre il rischio?

Nessuna di queste domande ha una risposta univoca. A nessuna si può fornire risposta, se non sulla base di competenze pluridisciplinari.

Per ciò che riguarda il campo elettrico, si possono distinguere effetti acuti, dose-relati, ed effetti a lunga latenza, per lo più ancora controversi. Tra i primi sono descritti effetti lievi come erezione dei peli, prurito, scosse elettriche, con calore o formicolio locale, ed eventi più gravi come contrazioni muscolari, paralisi respiratoria, fibrillazione ventricolare. Tra i secondi, oltre agli effetti teratogeni negli animali e ai possibili danni per la fertilità maschile, particolare rilievo hanno i problemi cutanei negli addetti a VDT. Alcuni studi epidemiologici sembrano negare l’esistenza di una relazione, mentre in altri l’applicazione di filtri protettivi sembra in grado di ridurre la frequenza dei sintomi accusati dai lavoratori.

Anche nel caso del campo magnetico statico dobbiamo distinguere tra effetti dose-relati, spiegabili sulla base di fenomeni di risonanza magnetica, magnetomeccaniche, di induzione magnetica e magnetoidrodinamiche, e altri effetti biologici che si registrano dopo esposizione a campi magnetici che inducono correnti <0.1V/m, che è il cosiddetto “rumore elettrico” normalmente prodotto dalle membrane cellulari (Nyquist noise). Si deve quindi postulare l’intervento di fenomeni di amplificazione (“nonequilibrium phenomena”) come: oscillazioni di molecole glicoproteiche, effetti sui canali del Ca++, effetti sui recettori, effetto sull’ATPasi di membrana, fenomeni di risonanza ciclotronica ionica, effetti sull’energia vibratoria ionica nei siti di legame, intervento di recettori neuroendocrini contenenti magnetite, etc. etc. Tra i primi, elenchiamo gli effetti sull’orientamento in volo degli uccelli e i fenomeni di riorientamento di bastoncelli della retina, reticolociti, fibroblasti, filamenti di DNA, causati da CEM di bassa intensità, e l’effetto diretto sui sistemi enzimatici, o l’incremento della pressione arteriosa indotti da campi di alta intensità (superiore a 2T).

I campi magnetici variabili possono indurre magnetofosfeni e, per alte intensità, alterare i potenziali evocati visivi, facilitare la saldatura di fratture ossee, causare parestesie e stimolazione di nervi e muscoli fino alla fibrillazione cardiaca. Gli effetti biologici più evidenti compaiono a seguito dell’induzione di correnti superiori a 1-10 mA/m2, di intensità cioè superiore alle correnti corporee naturali. Sono stati tuttavia segnalati altri effetti non termici: alterazione della crescita cellulare, riduzione del consumo cellulare di O2, alterazione del metabolismo di carboidrati, proteine ed acidi nucleici, modificazione dell’espressione genica, della trascrizione cellulare di RNA e delle sintesi proteiche e di DNA, effetti teratogeni, alterazioni morfologiche reversibili di vari tessuti, alterazioni endocrine, alterazione della risposta tessutale a vari ormoni, aumento dell’emissione di ioni Ca++ dal tessuto cerebrale e da parte di timociti e linfociti, riduzione della produzione notturna di melatonina. Questi risultati sono solo parzialmente confermati da studi successivi.

Particolare attenzione hanno destato gli effetti dei campi ELF, quali quelli prodotti dalle linee ad alta tensione e dalle comuni applicazioni elettriche. I principali problemi sanitari ad essi connessi sono: i tumori (specie leucemie, tumori del s.n.c., tumori endocrini), le lesioni del feto e i disturbi della gravidanza, l’ipersensibilità elettrica, le malattie neurologiche croniche quali il M. di Alzheimer ed il M. di Parkinson. L’insieme degli studi condotti in vari paesi, induce oggi a concludere che sebbene i risultati non giustifichino l’adozione di valori-limite, una certa cautela può risultare giustificata. Dati i sospetti ragionevolmente forti di effetti sulla salute, si dovrebbero fare quei passi che non presentino costi elevati o altri inconvenienti.

Le radiofrequenze (RF) producono effetti biologici con tre distinti meccanismi: termico (riscaldamento, con SAR intero corpo> 0.4 W/kg); isotermico, per stress cronico del sistema di termoregolazione; non termico, con altri, poco noti meccanismi. Tra gli effetti termici, ai quali il sistema nervoso è particolarmente sensibile, si annoverano: cataratta, acufeni, ustioni, elettroshock, alterazioni della circolazione e della barriera emato-encefalica, lesioni cromosomiche, teratogenesi (es.: alterata chiusura del tubo neurale). Tra i non termici, che non sono ancora stati compiutamente validati, si segnalano: alterazioni del flusso di ioni Ca++ nel s.n.c., alterazioni reversibili della barriera ematoencefalica, alterazioni dell’EEG e dell’effetto di farmaci neurotropi, turbe reversibili del comportamento, teratogenesi e co-cancerogenesi nell’animale da esperimento.

La letteratura scientifica è caratterizzata da grande eterogeneità delle frequenze esaminate, dei disegni sperimentali, degli effetti sanitari studiati, dei risultati. Gli studi sono scarsi e scarsa è la riproducibilità dei risultati. Gli studi sperimentali sono difficilmente estrapolabili, quelli epidemiologici non forniscono indicazioni conclusive.

Di particolare interesse sono le RF modulate in ampiezza a basse frequenze usate nei cellulari. Nei cellulari di prima generazione l’assorbimento locale di energia nella testa può superare i limiti di esposizione industriali. Inoltre le RF pulsate potrebbero avere effetti specifici differenti e più gravi di quelli delle RF non modulate. Tra questi si annoverano: alterazioni comportamentali negli animali da esperimento, alterazione dell’attività ritmica delle cellule cardiache, aumento della frequenza di aberrazioni cromosomiche e micronuclei in linfociti umani, e in piante poste nei pressi di antenne. In vivo è stata segnalata alterazione della permeabilità della barriera emato-encefalica, interazione con il sistema colinergico e gli oppioidi endogeni nell’ippocampo, alterazioni dell’attività elettrica cerebrale, aumento della frequenza di rotture del DNA e della frequenza di sarcomi in topi transgenici. Le indagini epidemiologiche riportano isolate segnalazioni di alterazioni della frequenza cardiaca, eccesso di nati femmina da donne esposte, aumento delle turbe della memoria, dell’attenzione e della funzione motoria, aumento del rischio di tumore.

In termini sociali, il problema clinico di maggiore rilievo è probabilmente la Ipersensibilità elettrica o Elettrosensibilità, una sindrome caratterizzata da cefalea, fatica, disturbi oculari, vertigini, disturbi del sonno, dolori toracici. Inoltre: dermografismo, tumori, alterazioni ematologiche, alterazioni riproduttive e cardiovascolari, depressione, irritabilità e turbe della memoria.

Nell’insieme, come si vede, un panorama complesso e contraddittorio, ma che assolutamente non ci autorizza a minimizzare o a trascurare il problema.

 

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