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L’opportunità dei CSS nella gestione integrata dei rifiuti

(di Isabella Monfroni, Mariangela De Vita, Roberto Russo)

Categoria: Rifiuti

Complessità delle procedure e mancato consenso sociale dovuto a disinformazione, rallentano l’avvio del sistema: un’intera filiera industriale è pronta a partire. Se ne è discusso presso il CNR di Roma

Ad un anno di distanza dall’emanazione del DM 22/2013 che regolamenta le condizioni alle quali il CSS perde la qualifica di rifiuto tramutandosi in “prodotto” (End of Waste), la situazione della sua applicazione appare ancora evanescente e nebulosa.
Lentezza della burocrazia italiana o spazi di mercato insufficienti? Reali problematiche nell’interpretazione della norma o mancanza di adeguata formazione e informazione?
Questi temi hanno fatto da sfondo al convegno organizzato da UNICA Unione Italiana Consulenti Ambientali, www.consulentiambientali.it sul tema dei Combustibili Solidi Secondari, patrocinato dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma.
Ad un anno dalla pubblicazione del Decreto che regola l’utilizzo del CSS-combustibile si è voluto fare il punto della situazione con l’esperienza di autorevoli relatori, grazie al fattivo contributo di AITEC e AIDIC, associazioni di settore che non hanno fatto mancare il loro punto di vista sulla questione.
Nella splendida cornice della Sala Marconi del CNR di Roma, con l’impeccabile regia organizzativa dei soci di UNICA, il padrone di casa dott. Paolo Annunziato, DG del CNR, ha aperto la giornata con i saluti di rito e l’auspicio che questo settore possa fare da traino alla ripresa del nostro Paese.
Saluti e ringraziamenti ripresi dal Presidente di UNICA, l’Avv. Giulia Ciaramelli, che nel presentare l’associazione ha sottolineato il suo impegno al raggiungimento dell’obiettivo della qualificazione della professione di Consulente Ambientale.  Appare infatti di fondamentale importanza che le competenze del consulente Ambientale non siano improvvisate, ma garantite e certificate, anche attraverso la formazione che UNICA può fornire con la sua pluriennale esperienza ed il forte respiro Europeo che ne anima l’attività.
L’intervento del Prof. Riva del CTI, ente federato dell’UNI, ha illustrato i dettagli della norma UNI EN 15359 ed il percorso attraverso il quale si è giunti, dopo 8 anni di lavori in ambito CEN, alla definizione delle tipologie di rifiuti non pericolosi da cui ottenere il CSS nel rispetto della normativa cogente e gli step di lavoro che hanno portato alla definizione dei parametri di qualità utili per la valutazione dell’EoW.
La dott.ssa Claudia Mensi, di FISE ASSOAMBIENTE, non ha nascosto il suo entusiasmo nell’affermare che, finalmente, anche nel nostro Paese si stanno cominciando a porre le basi per sottrarre sempre nuovi materiali alla qualifica di rifiuti. In particolare, la dott.ssa Mensi, ha sottolineato come l’incremento nell’utilizzo di CSS come combustibile possa contribuire a ridurre la percentuale di rifiuti destinati alla discarica, oggi in Italia ancora al 48%, con un notevole risparmio in termini economici e ambientali.
Peraltro, il vero punto critico del sistema è rappresentato ad oggi, oltre che dagli enormi quantitativi di rifiuti che arrivano in discarica, dal circolo vizioso dei trasferimenti di rifiuti verso i Paesi Esteri, molto più avanzati del nostro nel riutilizzo a fini energetici dei rifiuti stessi.
Quindi privarsi dell’opportunità che i CSS offrono significherebbe inquinare di più poichè ci sarebbero più rifiuti in circolazione, oltre al fatto di continuare ad alimentare le economie degli altri Paesi arricchendo i loro impianti e diminuendo la loro bolletta energetica e continueremmo a far fronte, con ingenti costi economici sottoforma di tasse per i cittadini, alle procedure di infrazione già aperte dalla Comunità Europea nei confronti del nostro Paese.
Dunque, per correggere queste evidenti distorsioni nell’economia del nostro Paese è necessaria una Politica integrata dei rifiuti, nell’ambito della quale i produttori garantiscano quantitativi di rifiuti coerenti con le caratteristiche di prodotto abbandonando progressivamente la mentalità dello smaltimento, mentre per gli Enti Locali è giunto il momento che si facciano carico di assolvere al proprio compito di sensibilizzazione, facendo leva sugli effetti che l’attuale gestione dei rifiuti ha sull’inquinamento, sulla salute della popolazione e sull’economia nel loro contesto sociale.
Nello stesso filone l’appassionante e coinvolgente intervento dell’ing. Gizzi di AITEC, che ha sottolineato con chiarezza come il forte deficit di informazioni sull’argomento rifiuti faccia ignorare alla pubblica opinione le enormi potenzialità di recupero e riutilizzo rappresentate da oltre 140 milioni di tonnellate annue di rifiuti speciali industriali, per più del 90% rappresentati da rifiuti non pericolosi, una gran parte dei quali potrebbero essere avviati alla produzione di CSS o ad altre utili forme di recupero.
Dal punto di vista di AITEC è evidente la velocità con la quale si deve intervenire sul tessuto industriale italiano, che in seguito alla crisi economica del 2009 anziché evolvere verso un modello ecosostenibile mediante la riconversione della produzione industriale, diminuisce la produzione di cemento ma aumenta la produzione di CSS.  Il nostro paese assiste impotente alla chiusura degli stabilimenti con le conseguenze economico-sociali che questo comporta.
E’ davvero paradossale, quindi, che l’Italia si ostini a buttare in discarica ricchezza senza approfittare del fatto che l’uso dei CSS è stato riconosciuto in sede Europea come BAT: Best Available Technique, quindi da favorire rispetto ad altre forme di combustione. Ma gli impianti che oggi possono utilizzare i CSS, cementifici e centrali termoelettriche, faticano a riconvertire i processi dei propri impianti se devono aspettare i tempi biblici della burocrazia della pubblica amministrazione che in Italia impiega in media 6 anni per il rilascio di un’autorizzazione, a fronte dei 6-18 mesi della media europea, ostacolando, di fatto, la necessaria attuazione di un Sistema di gestione Integrato.
Mentre il Prof. Centola di AIDIC poneva l’accento sull’importanza di controlli e monitoraggio costante degli impianti utilizzatori, piuttosto che sulla ricerca spinta di parametri qualitativi estremi sul tipo di combustibile da utilizzare;  la dott.ssa Valoroso del RINA proponeva un interessante raffronto tra le diverse normative relative alla certificazione dei sistemi di gestione ambientale e sui numerosi punti di contatto tra le varie norme.
Per sgombrare eventuali dubbi relativi al possibile contrasto tra le norme che impongono la raccolta differenziata dei Rifiuti Solidi Urbani e quelle che regolamentano l’utilizzo dei CSS – combustibile, è intervenuto l’ing. Stefano Petriglieri di COREPLA, e chi meglio di COREPLA è titolato a sottolineare come il miglioramento della differenziazione e la spinta alla produzione di frazioni sempre più purificate non possa far altro che sviluppare e consolidare le due distinte filiere di recupero?
Il fine comune a tutte le attività di recupero è quello di togliere quantitativi di rifiuti alle discariche e pertanto, qualunque sistema gestionale che spinga ed implementi forme di raccolta differenziata sempre più spinta per frazioni non può che contribuire all’ottenimento del risultato. Peraltro la separazione attenta della frazione da destinare alla produzione di CSS migliora enormemente le potenzialità e la qualità del recupero di materie plastiche, core business del Consorzio.
L’aspetto più squisitamente giuridico della materia è stato affrontato dal Prof. Maglia, fondatore di TuttoAmbiente  e membro di UNICA, che ha ricordato come il decreto, oggi al centro del dibattito, si riferisca alla definizione dei parametri tecnici che consentano qualificazione dei CSS come EoW e che, pertanto, sia riferito solo ad una piccola percentuale di tutti i rifiuti prodotti.
L’intervento del prof. Maglia ha evidenziato come la carenza di informazione faccia identificare la raccolta differenziata come un metodo di trattamento dei rifiuti, mentre questo è soltanto uno dei mezzi necessari per consentire l’obiettivo prioritario del recupero di materia dagli stessi e come, per l’inerzia del Ministero dell’Ambiente, che non ha ancora emanato i relativi decreti attuativi, tutta la disciplina sulla preparazione al riutilizzo dei rifiuti sia ferma da almeno due anni, per tacer del fatto che soltanto ora, in Italia, si parla concretamente di sottoprodotti a distanza di più di 7 anni dalle indicazioni della UE.
L’esposizione è proseguita illustrando il regime sanzionatorio connesso con la scorretta gestione dei rifiuti, ma anche le straordinarie opportunità di sviluppo derivanti dal recupero e valorizzazione dei rifiuti, a patto che la normativa che li regolamenta diventi sempre più chiara e lineare e risulti svincolata dalle pastoie e dall’immobilismo della burocrazia e sostenuta da una profonda percezione della necessità di applicare concetti di co-responsabilità di tutti i soggetti coinvolti nella gestione dell’ambiente, come le recenti sentenze di Cassazione in materia di reati ambientali, lasciano intravedere.
L’intervento del presidente di ECOCARBON, dott. Camillo Piazza era incentrato su problematiche commerciali legate alle dinamiche di mercato, evidenziando come, oggi, finiscano all’estero milioni di tonnellate di rifiuti e CSS. Per arginare tale emorragia potrebbe risultare di estrema importanza l’introduzione di un disciplinare per l’adozione di un marchio di qualità ambientale che permetta al CSS di guadagnare quote di mercato.
l lavori sono stati chiusi dal dott. Sebastiano Serra, della Segreteria Tecnica del MATTM, il quale ha sottolineato come sia urgente accorciare i tempi per il rilascio di autorizzazioni, ma allo stesso tempo fondamentale garantire i controlli dall’inizio alla fine dei lavori, formando gli enti preposti, come le ARPA, alla corretta effettuazione degli stessi.
Il dott. Serra ha ribadito che le aziende in possesso di Autorizzazione Integrata Ambientale o certificate secondo gli standard di gestione ambientale, possono offrire migliori garanzie di attenzione a tutti gli aspetti ambientali in gioco, applicando protocolli rigidi e precisi di autocontrollo che possono contribuire ad allentare le tensioni sociali ed i timori dell’opinione pubblica.
Il fitto calendario dei lavori ha ottenuto uno straordinario seguito in termini di presenze in sala (oltre 110 presenti), di attenzione e di contraddittorio. Al termine dei lavori si è sviluppato un vivace dibattito a testimonianza di come il tema sia di stringente attualità e di sicuro interesse per alcuni settori del nostro Paese.

 

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