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Modello 231, le risposte alle domande frequenti

(di Fabrizio Salmi)

Categoria: Responsabilità ambientali
Cos’è il Modello 231?

Il Decreto Legislativo 231/2001 è una norma dell’ordinamento italiano che ha introdotto un regime di responsabilità amministrativa a carico degli Enti per alcuni reati commessi, nell’interesse o vantaggio degli stessi, da persone fisiche che rivestano funzioni di rappresentanza, amministrazione e direzione, anche all’interno di una sua unità organizzativa autonoma e da persone soggette a direzione e vigilanza.

Il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo ha la funzione di prevenire la commissione del reato ed evita all’ente di incorrere in una responsabilità di fatto penale.

Il Modello, infatti, è finalizzato alla prevenzione dei reati presupposto disciplinati dal D.Lgs. 231/01 attraverso la previsione di procedure/regole di comportamento idonee ad evitare il rischio di commissione dei reati.

 

Quali sono i presupposti per l’esonero della responsabilità dell’ente?

L’ente non risponde se prova che:

  • l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
  • il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;
  • le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;
  • non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo di vigilanza.

mog-231

Quali sono le sanzioni previste dal D.Lgs. 231/01?

Le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato sono:
a) la sanzione pecuniaria;
b) le sanzioni interdittive;
c) la confisca;
d) la pubblicazione della sentenza.

 

Le sanzioni interdittive sono:
a) l’interdizione dall’esercizio dell’attività;
b) la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
c) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;
d) l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l’eventuale revoca di quelli già concessi;
e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.

 

 

Quando non si applicano le sanzioni interdittive?

Ferma l’applicazione delle sanzioni pecuniarie, le sanzioni interdittive non si applicano quando, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, concorrono le seguenti condizioni:

 

a) l’ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal senso;

b) l’ente ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato mediante l’adozione e l’attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;

c) l’ente ha messo a disposizione il profitto conseguito ai fini della confisca.

Consulenza 231: il D. Lgs. 231/2001 spiegato alle aziende

 

Chi è competente per l’accertamento e l’applicazione delle sanzioni prevista dal D.Lgs. 231/01?

In base a quanto previsto dall’art. 36 del D.Lgs. 231/01, la competenza a conoscere gli illeciti amministrativi dell’ente appartiene al giudice penale competente per i reati dai quali gli stessi dipendono.

L’accertamento della condotta illecita e il successivo esercizio dell’azione di responsabilità fanno capo, invece, al Pubblico Ministero, il quale deve dimostrare che:

  • è stato commesso uno dei reati-presupposto indicati dal D.Lgs. 231/01;
  • il reato è stato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente;
  • l’autore del reato ricopre un ruolo all’interno dell’ente.

 

Sul punto, occorre distinguere se il soggetto agente del reato è in posizione “apicale” o “subordinata” in quanto, nel primo caso, la colpa di organizzazione è presunta e ricade sull’ente l’onere di provare l’esistenza di una delle cause di esonero di responsabilità previste dall’art. 6 del Decreto; nel secondo caso, invece, l’ente è responsabile se la commissione del reato è stata resa possibile dall’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza.

In ogni caso, è esclusa l’inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza se l’ente, prima della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.

 

 

L’assoluzione della persona fisica esclude automaticamente la responsabilità dell’ente?

No, in quanto l’art. 8 del D.Lgs. 231/01 prevede espressamente l’autonomia della responsabilità dell’ente.

All’assoluzione della persona fisica imputata del reato presupposto per una causa diversa dalla rilevata insussistenza di quest’ultimo, non consegue automaticamente l’esclusione della responsabilità dell’ente per la sua commissione, poiché tale responsabilità deve essere affermata anche nel caso in cui l’autore del suddetto reato non sia stato identificato.

 

 

Piacenza, 15.04.2019

 

 

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