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Nozione di scarico

(di Giannicola Galotto)

Categoria: Acqua

Per comprendere la portata attuale della nozione di scarico occorre ricordare quella contenuta nel del D.L.vo 152/99, il quale forniva la seguente nozione: “qualsiasi immissione diretta tramite condotto di acque reflue in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione. Sono esclusi i rilasci di acque previsti dall’articolo 40” (art. 2, c. 1, lett. bb).

Il Legislatore precisava che l’immissione doveva essere “diretta tramite condotta” sulla scorta delle indicazioni della giurisprudenza, la quale, ha sempre tentato di scongiurare il rischio che lo “scarico indiretto” celasse, in realtà, condotte poco cristalline di smaltimento di rifiuti liquidi .

Venne in tal modo abbandonato completamente il concetto di “scarico indiretto” in tute le sue diverse metodologie, come ad esempio il riversamento in vasca con successivo prelievo e trasporto altrove tramite automezzo e/o altri sistemi indiretti come infustamento ed altro non sono più stati considerati uno “scarico”» .

Con l’entrata in vigore del D.L.vo 152/06, la prima versione dell’art. 185 della Parte IV, c. 1, lett. b), indicava: “gli scarichi idrici, esclusi i rifiuti liquidi costituiti da acque reflue” tra le esclusioni dalla disciplina rifiuti; nozione quanto mai controversa e di difficile interpretazione, poi corretta, in un passaggio successivo, con la dizione: “le acque di scarico diretto, eccettuati i rifiuti allo stato liquido”.

Contemporaneamente, la nozione di scarico (art. 74, c. 1, lett. ff) veniva privata delle parole “diretta tramite condotta”, rimanendo così formulata: “qualsiasi immissione di acque reflue in acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante …” .

Da questo momento in poi, la dottrina si è divisa, in chi cercava di interpretare la nuova nozione di scarico in modo che la stessa non rimandasse, di nuovo, allo “scarico indiretto” e in chi, paventando un effettivo ritorno allo “scarico indiretto”, chiedeva con forza il ripristino dell’inciso “diretta tramite condotta” in sede di revisione della nozione di scarico.

Nel frattempo però la giurisprudenza ha proseguito la sua opera interpretativa in linea con la direzione che aveva intrapreso in passato: infatti, con la sentenza n. 35888 del 26 ottobre 2006, la S.C. ha ritenuto che: “integra scarico in senso giuridico, qualsiasi sistema di deflusso, oggettivo e duraturo, che comunque canalizza (senza soluzione di continuità, artificiale o meno) i reflui dal luogo di produzione al corpo recettore”.

Tale pronuncia, seppur interpretata in modi differenti dai vari operatori del diritto, ha fatto salva gran parte dell’elaborazione dottrinale e giurisprudenziale precedente.

 

Le modifiche introdotte dal D. Lgs. n.4/2008 cosiddetto correttivo del D.L.vo 152/06, hanno rimesso ordine nel rapporto acque – rifiuti.

Il decreto ha, infatti, ulteriormente modificato la nozione di scarico, rendendo la versione definitiva oggi vigente: “qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuità il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore acque superficiali, sul suolo, nel sottosuolo e in rete fognaria, indipendentemente dalla loro natura inquinante, anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione”.

Tale definizione, in realtà, nonostante la differente formulazione letterale, non intende dire niente di diverso dalla previgente definizione del D.L.vo 152/99: infatti, “un sistema stabile di collettamento” integra di fatto il concetto di “condotta” e “che collega senza soluzione di continuità” rappresenta sostanzialmente il precedente termine “diretta”.

 

 

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