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Produzione, trattamento e spedizione transfrontaliera di rifiuti pericolosi in UE

(di Maria Adele Cerizza)

Categoria: Rifiuti

 

Lo scorso 22 novembre 2018 è stata pubblicata una Relazione della Commissione relativa alla produzione, trattamento e spedizione transfrontaliera di rifiuti pericolosi e di altri rifiuti negli Stati membri dell’Unione europea nel periodo 2013-2015.

Dal documento emerge che la maggior parte delle discrepanze nei dati riguardanti i quantitativi totali di rifiuti spediti tra Stati membri è stata osservata negli importi segnalati come «esportati» e «importati». Per tutti i rifiuti notificati, l’anno di riferimento meno accurato è stato il 2014, dove il quantitativo «importato» è stato superiore del 12 % rispetto al quantitativo «esportato», mentre per i rifiuti pericolosi l’anno meno accurato è stato il 2015, dove il quantitativo «importato» ha superato del 19 % quello «esportato».

 

La maggior parte dei rifiuti pericolosi è trattata nel paese di origine, con 23 Stati membri che «esportano» meno del 25 % dei loro rifiuti pericolosi. Nel 2015, Irlanda, Lussemburgo, Malta e Slovenia sono stati i maggiori «esportatori» di rifiuti pericolosi, con oltre il 40%. Nel periodo 2013-2015, 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi sono state spedite dagli Stati membri al di fuori dell’UE, mentre nello stesso periodo 6,2 milioni di tonnellate sono entrate nell’UE da paesi terzi.

 

L’UE rimane quindi un «importatore» netto di rifiuti pericolosi, con 5 milioni di tonnellate in più in entrata rispetto a quelle in uscita. Poiché l’UE ha prodotto 216 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi nel periodo di riferimento triennale, ciò significa anche che meno dell’1 % dei rifiuti pericolosi prodotti è stato «esportato» al di fuori dell’Unione.

 

La Svezia è stato l’unico Stato membro a dichiarare l’«esportazione» di rifiuti Y46 all’interno dell’UE per l’operazione di smaltimento D1 (ad esempio la collocazione in discarica), per un totale di 3 000 tonnellate nel periodo 2013-2015. Austria, Repubblica ceca, Finlandia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi e Regno Unito hanno tutti dichiarato di «esportare» i rifiuti urbani per il recupero di energia (uso come combustibile); il Regno Unito è di gran lunga il maggiore esportatore a tale scopo, con la spedizione di 7 milioni di tonnellate nell’UE nel 2013-2015.

 

La percentuale di rifiuti pericolosi in uscita dagli Stati membri per il recupero è rimasta relativamente costante dal 2001 e si è attestata intorno al 75 % nel periodo 2013-2015.

Nel frattempo, la percentuale di rifiuti pericolosi spediti per lo smaltimento è aumentata dal 16 % nel 2001 al 24 % nel 2015. Ciò corrisponde tuttavia solo al 2 % di tutti i rifiuti pericolosi prodotti (come indicato in precedenza, la maggior parte dei rifiuti pericolosi viene trattata nel paese di origine).

 

L’UE nel complesso non sembra essere più vicina all’autosufficienza nel trattamento di tutti i rifiuti notificati o di quelli specificamente pericolosi rispetto al 2001. Mentre le percentuali di entrambi i tipi di rifiuti spediti all’interno dell’UE hanno subito variazioni negli ultimi 15 anni, nel 2015 entrambe sono rimaste leggermente al di sotto dei valori del 2001 (92 % rispetto al 93 % per tutti i rifiuti notificati e il 91 % rispetto al 95 % per i rifiuti pericolosi).

 

Per quanto riguarda le spedizioni illegali di rifiuti nel periodo 2013-2015 sono state segnalate 2.800 spedizioni illegali, con un aumento del 12 % rispetto ai 2.500 casi segnalati nel periodo 2010-2012. Non è proseguito tuttavia l’aumento su base annua registrato nel periodo 2010-2012, con una riduzione delle spedizioni illegali a 800 nel 2013 per poi stabilizzarsi a 1 000 nel 2014 e 2015. A titolo di confronto, la relazione IMPEL ha rilevato che tra il 2014 e il 2015 sono state effettuate 815 spedizioni illegali di rifiuti. I dati forniti dagli Stati membri sul numero di controlli a campione sono stati molto variabili. Le risposte contenevano vari livelli di dettaglio e diverse interpretazioni del termine controllo a campione. Nel complesso, è interessante notare la crescita del numero totale dei controlli segnalati, da ~450 000 nel periodo 2010-2012 a ~600 000 nel periodo 2013-2015, il che potrebbe spiegare il maggior numero di spedizioni illegali individuate. Va segnalato che 12 Stati membri hanno fornito informazioni dettagliate sulle sanzioni pecuniarie applicabili ai soggetti che spediscono i rifiuti illegalmente. Sette hanno fornito i dettagli delle pene detentive. Le risposte di altri Stati membri suggeriscono anche nel loro caso il ricorso a tali deterrenti, senza tuttavia fornire dettagli. I dati non sono perciò sufficientemente robusti per trarre conclusioni sull’eventualità che sanzioni più elevate e pene detentive più severe possano disincentivare la spedizione illegale di rifiuti.

 

L’Unione europea – va ricordato – fa parte della convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e del loro smaltimento del 22 marzo 1989. Obiettivo della convenzione è proteggere la salute umana e l’ambiente dagli effetti nocivi dei rifiuti pericolosi. Il regolamento (CE) n. 1013/2006 relativo alle spedizioni di rifiuti recepisce la convenzione nel diritto dell’Unione ed è direttamente applicabile agli Stati.

I rifiuti pericolosi sono definiti in base a un elenco di flussi di rifiuti o componenti e ad alcune caratteristiche di rischio. Inoltre, se i rifiuti sono classificati come pericolosi dalla legislazione nazionale si ritengono pericolosi se notificati al segretariato della convenzione. Nell’ambito della convezione, con «altri rifiuti» si intendono i rifiuti urbani (voce Y46) e i residui provenienti dall’incenerimento dei rifiuti urbani (voce Y47). Tali categorie sono soggette a controlli simili a quelli applicabili ai rifiuti pericolosi ai sensi della convenzione. La sezione D del documento di lavoro dei servizi fornisce l’elenco completo dei codici Y previsti dalla convenzione. Nel 2015 sono state prodotte 70 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi nell’UE-28, rispetto a 71 milioni nel 2014 e a 75 milioni nel 2013. Nel 2013 la quantità di rifiuti pericolosi prodotti pro capite nell’UE-28 è stata di 148 kg. Il dato per il 2014 era 141 kg, con un’ulteriore riduzione a 138 kg nel 2015. La media annua per il periodo 2013-2015 è stata di 143 kg. La Germania ha prodotto il più elevato quantitativo di rifiuti pericolosi in un solo anno, con 17 milioni di tonnellate nel 2013. Al momento della stesura della presente relazione, la Germania non aveva fornito alcun dato sulla produzione di rifiuti pericolosi per il 2014 e per il 2015. Tutti i 28 Stati membri hanno presentato informazioni sulle «esportazioni» di rifiuti pericolosi nelle loro relazioni di Basilea per il periodo 2013-2015.

 

Nel periodo 2013-2015, 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi sono state spedite dagli Stati membri al di fuori dell’UE, mentre nello stesso periodo 6,2 milioni di tonnellate sono arrivate nell’UE da paesi terzi.

Dal 2001 al 2015 il commercio transfrontaliero di rifiuti pericolosi all’interno dell’UE e verso l’esterno è aumentato del 53 %. L’aumento è stato registrato per la maggior parte tra il 2001 e il 2007, con un calo del 24 % tra il 2008 e il 2015.

Nel periodo 2013-2015 il Regno Unito è stato il più grande «esportatore» di tutti i rifiuti notificati (con 12 milioni di tonnellate), superando i Paesi Bassi (8 milioni di tonnellate) che aveva costituito il maggiore «esportatore» nel periodo 2010-2012. Nel 2010, il Regno Unito ha iniziato a «esportare» i rifiuti per il recupero di energia e questo sembra aver contribuito all’aumento delle sue «esportazioni» totali in questi anni. Come già nel periodo 2010-2012, Francia e Italia sono state i due più grandi «esportatori» di rifiuti pericolosi nel periodo 2013-2015, con un totale di 4 milioni di tonnellate in uscita ciascuna.

Otto Stati membri (Austria, Repubblica ceca, Finlandia, Germania, Irlanda, Italia, Paesi Bassi e Regno Unito) hanno dichiarato di «esportare» i rifiuti urbani per il recupero di energia nel periodo 2013-2015. Ad eccezione di Austria, Francia e Germania, che hanno spedito sia all’interno dell’UE sia verso paesi OCSE non appartenenti all’UE, per tutti gli altri Stati membri le «esportazioni» con finalità di recupero di energia sono avvenute unicamente all’interno dell’UE. Il Regno Unito è stato di gran lunga il più grande «esportatore» di rifiuti urbani per il recupero di energia, con la spedizione di 7 milioni di tonnellate nell’arco di tre anni.

 

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