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Può succedere (di tassare l'efficienza energetica e la competitività)

(di Massimo Medugno)

Categoria: Energia

Nonostante le migliori intenzioni può accadere di tassare l’efficienza e la competitività. Quello che è interessante e che questo può derivare dalla presa di posizione di un think thank liberale. Sembra strano ma può accadere (e forse è gia’ accaduto).
Peraltro, la posizione del think thank ha l’obiettivo condivisibile e rispettabile di migliorare la competitività del Paese e di abbassarne i costi energetici, soprattutto per le PMI. E ci mancherebbe altro! I costi energetici in Italia sono i più alti in Europa.
D’altro canto lo shale gas (e quindi l’energia a basso costo) non arriverà per molto tempo ancora dagli USA, mentre l’energia ha in Europa ha costi crescenti proprio a causa delle politiche ambientali di finanziamento alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica.
E allora? Analizzando infatti ciò che avviene sul mercato dell’energia, potremmo (e possiamo) osservare che le PMI pagano un prezzo dell’energia di circa 72 euro/MWh contro un valore atteso del prezzo di borsa per il 2014 di 55 euro/MWh.
Buttando uno sguardo Oltrealpe potremmo (e possiamo) constatare che il regolatore francese ha stabilito d’imperio la riduzione delle tariffe di trasporto del 50% per i clienti ad alto tasso di utilizzo di energia, per contenere gli eccessivi ricavi dell’operatore di rete.
Eppure no, pur partendo da un pensiero liberale, c’è un modo “diverso” per riallocare risorse, senza promuovere lo sviluppo né toccare le rendite: introdurre una nuova tassa!
E quanto avvenuto nel DL Competitività con l’art. 24 che introduce una nuova tassa sull’autoproduzione e sulla cogenerazione in palese contrasto con lo spirito della direttiva efficienza energetica appena recepita con il Dlgs n. 102/2014, entrato in vigore il 19 luglio scorso.
Secondo l’art. 24 citato, infatti, più aumenteranno gli impianti di cogenerazione ad alto rendimento e più aumenterà l’efficienza del Paese, più crescerà la tassazione sulla cogenerazione. Le nuove regole prevedono un limite all’incremento biennale della tassazione (max 2,5%) ma non viene posto un tetto massimo alla crescita a questa percentuale.
Insomma, invece di dare accesso ai prezzi della borsa elettrica ad una fascia più ampia di imprese, di abbassare i costi dei servizi, si sceglie la strada (apparentemente) più semplice: cioè aumentare la tassazione sulle imprese, imponendo il costo di oneri di una rete della quale non usufruiscono.
Con buona pace dell’ambiente e dell’occupazione, in quanto questi impianti sono indispensabili per la competitività di interi settori industriali.

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