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Qual è la corretta tenuta dei registri di carico e scarico per i rifiuti da attività di servizio?

(di Stefano Maglia)

Categoria: Rifiuti

Occorre anzitutto premettere che l’art. 184 D.Lgs. 152/06 è rimasto sostanzialmente invariato quanto alla classificazione dei rifiuti anche dopo il IV correttivo: si mantiene, infatti, il riferimento ai rifiuti da attività di servizio (art. 184, comma 3 lett. f) tra quelli speciali, ed è inoltre immutato il riferimento – per l’individuazione delle diverse tipologie di rifiuti speciali- alla usuale ripartizione tra attività industriali, artigianali, agricole, commerciali e di servizio, così come intesa per le iscrizioni al registro delle imprese di cui all’art. 2188 cod. civ.

Si conferma quindi che con la specificazione “di servizio” è da intendersi il riferimento all’attività economica generale svolta dal soggetto produttore di rifiuti e non la qualificazione di una fase della stessa attività o dei rifiuti da essa prodotti.

Dalla lettura dell’art. 190 di cui alla precedente lettera a) emerge che, come sotto la vigenza del decreto Ronchi, i produttori dei rifiuti da attività di servizio non pericolosi non sono obbligati a tenere un registro né ad effettuare la dichiarazione annuale.

Resta comunque libera la facoltà di tenere comunque un registro di carico e scarico pur non trattandosi di rifiuti pericolosi. Ciò costituisce una scelta operativa non vietata dalla legge ma non obbligatoria.

Non è però possibile presentare la dichiarazione annuale (Mud), per mancata accettazione dei sistemi delle Camere di Commercio per i rifiuti non pericolosi, ai sensi dell’art. 189 comma 3.

Qualora si decidesse di tenere il registro è certamente necessario adempiere puntualmente a tutti gli obblighi previsti per legge.

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