Top

Rifiuti. Digitalizzazione di FIR e Registri nella legge di bilancio 2018

(di Paolo Pipere)

Categoria: Rifiuti

 

 

La Legge 27 dicembre 2017, n. 205 – Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020 – pubblicata nel supplemento ordinario n. 62 della Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre, dispone l’annunciata ennesima proroga del “doppio binario” per gli adempimenti finalizzati ad assicurare la tracciabilità dei rifiuti. Contravvenendo, come di consuetudine, all’obbligo di modifica esplicita del decreto legislativo 152/2006 contenuto nell’articolo 3-bis (“Principi sulla produzione del diritto ambientale”) della norma, la legge di bilancio interviene sull’articolo 11 del decreto-legge 31 agosto 2013 n. 101 per posticipare al 31 dicembre 2018 o, se antecedente, alla “data del subentro nella gestione del servizio da parte del concessionario”, il termine del periodo di sperimentazione del sistema per il controllo della tracciabilità dei rifiuti.

 

 

Il costo del “doppio binario”

 

L’ulteriore rinvio della fase di piena operatività del SISTRI, per quanto ampiamente annunciato, conduce inevitabilmente ad alcune riflessioni.

Dal primo ottobre 2013, per gli operatori del settore della gestione dei rifiuti, e dal 3 marzo 2014 per gli altri soggetti obbligati, tra i quali fondamentalmente i produttori iniziali di rifiuti pericolosi con più di dieci dipendenti, i nuovi adempimenti previsti dal sistema per la tracciabilità dei rifiuti (compilazione delle schede di movimentazione e del registro cronologico) si affiancano a quelli tradizionali (compilazione dei formulari identificativi dei rifiuti, registri di carico e scarico e modello unico di dichiarazione ambientale), con una conseguente, ormai evidentemente insensata, duplicazione degli oneri e dei relativi costi diretti e indiretti.

La soluzione meramente transitoria individuata all’epoca, e comunque dopo tre anni di fallimentari tentativi di introduzione del SISTRI, per evitare ai soggetti obbligati le sanzioni per gli errori nell’uso di un sistema che non ha mai dimostrato di essere neppure lontanamente all’altezza delle roboanti promesse con le quali è stata giustificata la sua introduzione (contrasto alla gestione illecita dei rifiuti e semplificazione degli adempimenti ambientali) a cinque anni di distanza non ha più ragione di esistere. Sarebbe stato sensato porre fine al lungo periodo di duplicazione degli adempimenti, riconoscendo ciò che è sotto gli occhi di tutti: il sistema di tracciabilità deve essere radicalmente riformato e, fino a quando ciò avverrà, non ha senso mantenerne l’obbligo di impiego. Si tratta, infatti, di un pesante onere al quale non è associato alcun concreto vantaggio né in termini di contrasto alla gestione illecita dei rifiuti né in termini di semplificazione degli adempimenti.

 

 

Digitalizzazione degli adempimenti

 

L’irrazionalità della scelta di mantenere il “doppio binario” emerge in modo evidente se si considera che la Legge di bilancio, introducendo nel decreto legislativo 3 aprile 2006 n. 152 l’articolo 194-bis, rubricato “Semplificazione del procedimento di tracciabilità dei rifiuti e per il recupero dei contributi dovuti per il SISTRI”, prevede che: «gli adempimenti relativi alle modalità di compilazione e tenuta del registro di carico e scarico e del formulario di trasporto dei rifiuti di cui agli articoli 190 e 193 del presente decreto possono essere effettuati in formato digitale».

Da un lato, quindi, si prospettano registri e formulari esclusivamente digitali, indispensabili per superare gli anacronistici obblighi di impiego di carta chimica a ricalco e timbri a secco, mentre dall’altro si mantiene in vita un sistema telematico inefficace.

La digitalizzazione degli adempimenti è però meramente eventuale, se si considera che: «Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può, sentiti il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministero dello sviluppo economico, l’Agenzia per l’Italia digitale e l’Unioncamere, con proprio decreto, predisporre il formato digitale degli adempimenti di cui al comma 1».

Naturalmente ci si augura che il buon senso prevalga e non si sacrifichi questa nuova interessante possibilità sull’altare del mantenimento del SISTRI.

 

 

Quarta copia via PEC

 

Immediatamente applicabile, invece, la previsione del comma 3 del nuovo articolo 194-bis, secondo la quale: «È consentita la trasmissione della quarta copia del formulario di trasporto dei rifiuti prevista dal comma 2 dell’articolo 193, anche mediante posta elettronica certificata».

La nuova disposizione conferma quanto già anticipato sia dall’Agenzia per l’Italia digitale sia dal ministero dell’ambiente, anche se le modalità concrete di esercizio di questa possibilità richiederebbero indicazioni di maggior dettaglio.

 

 

Recupero crediti SISTRI

 

Il nuovo articolo del D.Lgs. 152/2006 introduce, infine, la previsione dell’emanazione di un decreto ministeriale che stabilirà le procedure per “il recupero dei contributi per il SISTRI dovuti e non corrisposti e delle richieste di rimborso o di conguaglio”. Il versamento dei contributi, secondo i criteri ai quali il MATTM dovrà attenersi, provoca: «l’estinzione della sanzione di cui all’articolo 260-bis, comma 2, e non comporta il pagamento di interessi».

Da un lato, quindi, si rimanda, presumibilmente di un anno, il passaggio alla fase di piena operatività del SISTRI, confermando però anche per il 2018 il versamento ei contributi e gli oneri aggiuntivi connessi al “doppio binario”; dall’altro, si agisce, con anni di ritardo, per recuperare i contributi non corrisposti e rimborsare i versamenti non dovuti.

 

 

 

Di questo, e di tutte le altre novità relative agli obblighi documentali nella gestione dei rifiuti, si tratterà approfonditamente nel Corso “Rifiuti: Mud, Registri, FIR, Sistri – Tutte le novità e criticità 2018”, che si terrà a Milano il 30 gennaio 2018.

 

Per info e approfondimenti: formazione@tuttoambiente.it – 0523.315305

 

 

Piacenza, 3.01.2018

Torna all'elenco completo

© Riproduzione riservata