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Tempo di ripensare

(di Stefano Salati)

Categoria: Rifiuti

Di ritorno dalla proficua esperienza romana alla Scuola per responsabili ambientali organizzata dal Prof. Stefano Maglia mi ritrovo a riflettere sull’importanza dei temi trattati e su quello che mi ha maggiormente toccato.  Mi scorrono davanti parole e concetti di tale bellezza e di imprescindibile interesse comune (sviluppo sostenibile, biodiversità.. vi dicono nulla?), finché il mio sguardo si sposta e sofferma sul concetto di ”ripensare”.
Conosciamo tutti le 4R, Reduction, Reuse, Recycling and Recovery (in inglese ha più fascino), ma che dire di ripensare!? Questo termine, nel contesto ambientale attuale, può assumere diversi significati, quali rinnovare, riadattare, riprogettare. Il mondo, che lo vogliamo o no, sta cambiando velocemente e non è facile tenere il passo. Per sopravvivere al cambiamento occorre adattarsi, come molte specie viventi hanno già fatto o stanno facendo. Charles Darwin disse: “Non è la specie più forte o la più intelligente a sopravvivere ma quella che si adatta meglio al cambiamento” .
Ma focalizziamoci ora sulla questione rifiuti. Attualmente la condizione del nostro Paese, in materia, non è delle più lodevoli: il virtuosismo di poche realtà si scontra con numerosi contesti che forniscono campo libero al “furbetto” di turno, agli interessi personali, a compromessi e illeciti, sullo sfondo generalizzato di una normativa complessa e a volte inefficiente. Esiste una soluzione? Si, ma è forse il caso di parlare di un insieme di soluzioni, di sacrifici e perché no, di opportunità. Sicuramente, occorre ripensare il sistema sanzionatorio creando un solido apparato che punisca seriamente chi si rende colpevole di reati contro l’ambiente: nella gravità dell’offesa del territorio e conseguentemente dei suoi fruitori il danno ambientale dovrebbe essere perseguibile in maniera paritaria ad ogni altra tipologia di crimini.
Ciò che occorre non è il ridimensionamento degli organi di controllo (mancanza di fondi? mi dispiace, non ci credo..), ma il loro potenziamento insieme al relativo riconoscimento di questi come tutori della legge. Ripensiamo. Ripensiamo a quanto siamo ottusi, egoisti e poco lungimiranti nel sottrarci alle nostre responsabilità di cittadini, ma in primis di esseri umani, ogni qual volta si presenti la possibilità di fare qualcosa per ridurre l’impatto ambientale causato dal nostro stile di vita negligente, sconsiderato, consumistico, in una parola insostenibile, avendo tuttavia la pretesa che l’enorme quantità di scarti e rifiuti che produciamo ogni giorno svanisca alla nostra vista, meglio se lontano da casa nostra.
Negli ultimi anni la scienza e la tecnica hanno fatto passi da gigante, trasformando in opportunità l’impiccio  dello smaltimento dei rifiuti. Troppo semplice dire sempre NO, a tutto.
Entrando nello specifico, basta il rispetto di poche semplici regole per ottenere risultati importanti. Ad esempio parlando di materiale immesso sul mercato e di raccolta differenziata è opportuno darsi obiettivi di tipo qualitativo e quantitativo, obiettivi che la comunità dovrebbe poter sentire suoi mettendosi poi nella condizione di raggiungerli.  E’ necessario inoltre che province e regioni non lascino il comune unico soggetto responsabile in materia di smaltimento, di conseguenza i costi del servizio dovrebbero essere determinati in base al livello di raccolta differenziata raggiunto dal tale comune.
Gli impianti sono perlopiù obsoleti, quindi perché non regolare i prezzi di trattamento a sistemi premianti legati alla sicurezza, alla qualità, alla certificazione e soprattutto alle migliori tecniche disponibili? Inoltre non è più sufficiente programmare l’autosufficienza dei singoli ambiti territoriali ma occorre pianificare un sistema regionale formato da impianti altamente tecnologici.
Perché non considerare l’ecotassa come un finanziamento con cui valorizzare imprese virtuose, piuttosto che come semplice strumento di regolazione che disincentiva lo smaltimento in discarica?
Non dimentichiamo in fine la tariffa rifiuti, così mal vista dalla popolazione. E’ a mio avviso fondamentale introdurre agevolazioni e incentivi per cittadini virtuosi riservando allo stesso tempo maggiore attenzione alle tariffe non domestiche.
Lavorando all’interno di un impianto di smaltimento ogni giorno osservo impotente la quantità e la composizione del rifiuto urbano raccolto, da quello classico da cassonetto a quello assimilato. Lo sviluppo dell’imballaggio a perdere è divenuto decisivo nel sistema di consumo e di conseguenza plastica e carta sono diventate le principali componenti nei rifiuti solidi urbani.
Le famiglie, come consumatrici finali, producono circa la metà dei rifiuti urbani e pertanto in fase di organizzazione e ripensamento della raccolta differenziata si dovrà necessariamente tener conto del peso che questo canale ha nella produzione dei rifiuti. Ma non basta! Quante aziende ancora non dimostrano nessuna sensibilità in materia ambientale? Poco importa se il rifiuto non viene diviso correttamente. Pagando già lo smaltimento, perché perdere anche tempo a separare? Così non và.
Per concludere, ho forse ribadito regole e precetti ovvi, scontati, ma proprio perché tali mettiamoli in pratica! Solo facendo nostra la prassi del vivere semplice nel rispetto di ciò che ci circonda e nel ritrovato  senso del territorio potremo, non dico risolvere, ma sicuramente migliorare un aspetto di capitale importanza e tuttavia molto critico della società in cui viviamo.

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