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Trasformare i rifiuti in una risorsa: uno studio del PE e una risoluzione

(di Maria Adele Cerizza)

Categoria: Rifiuti

L’ Ufficio di valutazione delle opzioni scientifiche e tecnologiche del Parlamento europeo (Stoa) ha elaborato un interessante studio che esplora la gestione dei rifiuti nell’UE. Per trasformare i rifiuti in una risorsa, gli obiettivi di gestione dei rifiuti devono essere allineati con gli obiettivi di una transizione dell’economia circolare. Questa relazione evidenzia i progressi e le sfide tra gli Stati membri e nei comuni per ridurre i rifiuti e generare flussi di rifiuti di alta qualità per il riutilizzo e il recupero. Si concentra sull’attuale panorama politico, sulle tendenze e sulle tecnologie per i cinque flussi di rifiuti identificati nel piano d’azione per l’economia circolare della Commissione europea. Le opportunità di lavoro per le diverse fasi della gerarchia dei rifiuti e le future opzioni politiche sono identificate e discusse.

Circa 476 chilogrammi per persona di rifiuti urbani (1 300 grammi per persona al giorno) vengono generati annualmente nell’UE, con una porzione significativa – circa un terzo di tutti i rifiuti urbani – ancora smaltiti nelle discariche. Sebbene siano stati compiuti progressi significativi negli Stati membri e nei comuni, esistono tuttora grandi sfide per ridurre gli sprechi e generare flussi di rifiuti di alta qualità per il riutilizzo e il recupero. Queste sfide vanno di pari passo con un grande potenziale occupazionale.

Per trasformare i rifiuti in una risorsa, gli obiettivi della gestione dei rifiuti devono essere allineati con gli obiettivi di una transizione dell’economia circolare. Lo studio STOA si concentra sull’attuale panorama politico e sulle tecnologie per i cinque flussi di rifiuti identificati nel piano d’azione sull’economia circolare della Commissione europea. Le opportunità di lavoro nelle diverse fasi della gerarchia dei rifiuti – dalla prevenzione allo smaltimento- così come le future opzioni politiche sono identificate e discusse.

Per gestire i rifiuti come una risorsa, anziché come un problema, l’industria dei rifiuti dovrà diventare un partner chiave delle imprese che operano nell’economia circolare. Ciò significa una transizione dal metodo di raccolta e smaltimento della gestione dei rifiuti alla riduzione degli sprechi e alla generazione di flussi di rifiuti di alta qualità per il riutilizzo e il recupero. Ciò massimizza sia il valore che il volume delle risorse all’interno dell’economia.

Questo studio valuta il ruolo dei cinque flussi di rifiuti – rifiuti urbani, rifiuti di imballaggio, rifiuti alimentari, rifiuti organici e materie prime critiche – nella transizione verso un’economia circolare nei comuni e negli Stati membri dell’UE.

 

Alcuni dei risultati chiave includono:

  • Circa due terzi degli Stati membri hanno ridotto i livelli di produzione di rifiuti urbani per persona nell’ultimo decennio. Tuttavia, la produzione di rifiuti è generalmente più alta nei paesi con un PIL relativamente alto. Esiste un grande potenziale per la riduzione della prevenzione dei rifiuti. Ad esempio, lo spreco alimentare comprende circa l’11% dei rifiuti urbani e in quanto tale è un settore chiave per l’azione politica per promuovere la prevenzione con vari mezzi.
  • La metà degli Stati membri attualmente smaltisce più del 50% dei rifiuti urbani, mentre sei Stati membri (Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi e Svezia) hanno addirittura raggiunto l’obiettivo del 2030 di non oltre il 10% dei rifiuti urbani messi a discarica. Non sorprende che esista una forte correlazione tra una riduzione delle discariche e delle tasse e dei divieti di discarica.
  • Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Belgio e Francia inceneriscono ciascuno più del 35% dei rifiuti urbani generati, il che significa che per soddisfare gli obiettivi di riciclaggio (del 65% riciclato) devono ora deviare i rifiuti dagli inceneritori al riciclaggio. Lo sviluppo di un’infrastruttura a livello di UE per la gestione dei rifiuti verso il recupero e il riciclaggio al fine di raggiungere le necessarie economie di scala potrebbe sostenere tali sforzi e contribuire a prevenire i lock-in associati a sovraccapacità regionali nelle strutture di termovalorizzazione.
  • I rifiuti delle apparecchiature elettriche ed elettroniche sono uno dei flussi di rifiuti in più rapida crescita nell’UE (con una crescita del 3-5% all’anno). Contiene metalli preziosi e materie prime critiche, rendendola fondamentale per espandere i principi dell’economia circolare focalizzati sul recupero del valore.
  • Il riciclaggio si è finora concentrato su materiali specifici, compresi i metalli, in quello che è noto come approccio incentrato sui materiali. Poiché i prodotti sono diventati sempre più complessi, gli sforzi futuri potrebbero utilizzare un approccio incentrato sui prodotti incentrato sulle componenti specifiche di un prodotto e sui modi per separarli e recuperarli.
  • Un’economia che privilegia la riparazione, il riutilizzo, la rigenerazione e il riciclo dei materiali è più laboriosa di una basata su una filosofia di smaltimento, che porta a maggiori opportunità di lavoro. I benefici collaterali, in particolare delle attività di riparazione, sono opportunità di lavoro e formazione per i lavoratori svantaggiati.
  • Sono necessari dati affidabili, coerenti e armonizzati per monitorare e confrontare meglio lo stato della gestione dei rifiuti e il progresso verso un’economia circolare all’interno e all’interno degli Stati membri dell’UE. I responsabili politici possono fornire maggiore chiarezza sulle definizioni e sostenere ulteriori ricerche per lo sviluppo di un sistema di monitoraggio, comprese valutazioni di modelli futuri che tengano conto di indicatori sociali, ambientali ed economici più ampi.

 

Il testo completo dello studio è disponibile nel sito:

http://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document.html?reference=EPRS_STU(2017)581913

 

Il Parlamento Ue torna ad occuparsi di rifiuti in una risoluzione 13 giugno 2018 su politica di coesione ed economia circolare ha invitato Stati membri e Commissione a usare meglio i Fondi Ue per lo sviluppo dell’economia circolare. Nella risoluzione sulla politica di coesione e l’economia circolare, il Parlamento europeo ha ribadito la necessità di muoversi verso un modello economico circolare nel quale il quadro dei Fondi Ue (fondi strutturali, programma Horizon 2020) sia maggiormente orientato verso investimenti nell’economia circolare e nel quale gli Stati membri adottino politiche di finanziamento, usando meglio gli stessi Fondi europei, che incentivino l’uso efficiente delle risorse, creazione di posti di lavoro verdi, agevolazioni alla bioindustria che punta a sostituire i combustibili fossili, gestione efficiente delle risorse idriche.

Tra le altre cose, il Parlamento ha invitato a avvalersi pienamente dei Fondi della Ue per raggiungere i nuovi ambiziosi obiettivi in materia di rifiuti per il 2025, il 2030 e il 2035 stabiliti nella revisione della legislazione dell’Ue sui rifiuti (direttiva 2018/851/Ue che modifica la direttiva 2008/98/Ce), ha spinto gli Stati a creare regimi di sostegno alle reti di riparazione e riuso, a prolungare la durata di vita dei prodotti tramite il reimpiego, la riparazione e il riutilizzo, agevolando l’accesso delle reti di riparazione reti ai centri di raccolta dei rifiuti, promuovendo per tali scopi l’impiego di Fondi Ue, strumenti economici, criteri ambientali negli appalti o altre misure in tal senso.

 

Piacenza, 06.08.2018

 

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