Questa breve valutazione riprende la pubblicazione, su questo stesso argomento, di una settimana fa. Si è giustamente affermato che le previsioni di Unioncamere-Anpal stimano che entro il 2025 ci saranno circa 3,9 milioni i nuovi lavoratori. Il traino saranno, ovviamente, il “green” e il “digitale“.

Quindi grazie all’annunciata transizione ecologica e la digitalizzazione dei processi destinati ad assumere un peso sempre maggiorie spinti dagli investimenti dell’Unione Europea, le imprese e le pubbliche amministrazioni avranno la necessità di assumere e formare personale con l’attitudine per il risparmio energetico e la sostenibilità ambientale.

Il Pnrr ( Piano nazionale di ripresa e resilienza) per l’accesso ai fondi del Next Generation UE prevede che gli investimenti dovranno essere rivolti per il 37% a interventi di sostenibilità ambientale e transizione ecologica e 30% alla digitalizzazione.

La conseguenza è che per sostenere e dare concretezza a questi interventi alcune figure professionali saranno fondamentali sia al livello di laureati con funzioni manageriali dirigenziali ma anche e soprattutto a livello di quadri intermedi qualificati :

 

Inoltre, saranno richieste anche competenze green per professioni più trasversali come:

 

In conclusione, sull’onda del NextGeneration Ue l’occupazione italiana nei prossimi 5 anni potrebbe coinvolgere oltre 2.000.000 di giovani e giovanissimi laureati, neolaureati e tecnici superiori con diploma di V livello europeo ( posto diploma media superiore).

Di particolare interesse per lo sviluppo degli investimenti saranno i giovani tecnici superiori che, a differenza dei laureati con formazione prevalentemente teorica, vengono formati, attraverso i corsi ITS, a diretto contatto con il contesto aziendale delle imprese e quindi una formazione pratica e immediatamente fruibile nel mondo del lavoro.

Lo stesso primo ministro Draghi nel discorso di insediamento, fra i temi trattatti ha messo in risalto l’importanza degli ITS e la necessità di investire in istruzione tecnica secondaria e terziaria.

Gli ITS – Istituti Tecnici Superiori sono infatti “scuole ad alta specializzazione tecnologica“, nate per rispondere alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche. Formano tecnici superiori nelle aree tecnologiche strategiche per lo sviluppo economico e la competitività e costituiscono il segmento di formazione terziaria non universitaria.

Su indicazione del MIUR, sono costituiti, fin dal 2019, secondo la forma della Fondazione di partecipazione che comprende scuole, enti di formazione, imprese, università e centri di ricerca, enti locali. Nella Regione Emilia-Romagna i corsi organizzati dagli ITS sono interamente finanziati dalla Regione stessa.

Lo stesso Pnrr, in fase di imminente redazione definitiva, prevede uno stanziamento di 1,5 MLD di euro per potenziare il sistema degli ITS e quindi una scommessa per incrementare in modo considerevole i corsi e gli iscritti puntando sul grado di fiducia su titoli di studio di alto livello e spendibili immediatamente nel mondo del lavoro. I fattori di successo sono la integrazione tra sistema della scuola e sistema delle imprese ( sulle orme delle esperienze francesi e tedesche ), la governance dei corsi partecipata dalle imprese, la flessibilità e agilità operativa, la laboratorietà della didattica.

Tante aziende da oltre 10 anni hanno colto l’importanza strategica di questo segmento formativo che non è in competizione con le lauree universitarie ma sono complementari. Percorso formativo che mette al centro una didattica innovativa che beneficia delle più recenti tecnologie abilitanti, le stesse con cui i giovani verranno a contatto nelle aziende e in tutti i luoghi di lavoro.

 

Ing. Sergio Baroni – Presidente ITS TEC – www.ITSTEC.it


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