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Quali indizi possono fondare la responsabilità penale per il reato di gestione illecita?

Categoria: Rifiuti
Autorità: Cass. Pen. Sez. III
Data: 21/02/2019
n. 7872

In tema di rifiuti, la proprietà dell’immobile da cui provengono i rifiuti e la comproprietà dell’automezzo utilizzato per il trasporto abusivo degli stessi, finalizzato allo smaltimento in un sito di cui sia comproprietario colui che conduce il veicolo, costituiscono indizi gravi, precisi e concordanti, sicché ben potrebbero sussistere l'elemento oggettivo e soggettivo del reato di gestione non autorizzata di rifiuti, di cui all’art. 256 comma 1 D.Lvo 152/2006.


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Ritenuto in fatto e considerato in diritto

 
1.Con sentenza del 17 maggio 2018, la Corte d'appello di Palermo, accogliendo l'appello proposto dal pubblico ministero avverso la sentenza con cui L. A. era stata assolta dai reato di cui all'art. 256, comma 1, d.lgs. 152 del 2006 - contestatole per aver, in concorso con altro soggetto, trasportato e smaltito rifiuti non pericolosi senza la prescritta autorizzazione - ne ha affermato la penale responsabilità condannandola alle pene di legge.
2.Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell'imputata, deducendo tre motivi.
2.1.Con il primo si lamenta la violazione della norma incriminatrice per essere stata erroneamente ritenuta la sussistenza dell'elemento soggettivo sul solo rilievo che l'imputata fosse comproprietaria del mezzo utilizzato per il trasporto dei rifiuti.
2.2.Con il secondo motivo si deduce l'erronea applicazione del medesimo art. 256, comma 1, d.lgs. 152 del 2006 per mancanza di motivazione rispetto all'accertamento della responsabilità penale.
2.3.Con il terzo motivo si lamenta la violazione dell'art. 62bis cod. pen. per non aver la Corte territoriale giustificato il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.
3.Il ricorso è inammissibile e può essere deciso con sentenza a motivazione semplificata.
3.1.I primi due motivi - da trattarsi congiuntamente perché obiettivamente connessi - sono generici e manifestamente infondati.
Diversamente da quanto allega la ricorrente, ai fini dell'accertamento della sua penale responsabilità la Corte territoriale non ha valorizzato soltanto il fatto che ella fosse comproprietaria dell'automezzo utilizzato per il trasporto abusivo di rifiuti ed il successivo smaltimento degli stessi in un sito di cui era comproprietario colui che stava conducendo il veicolo, ma ha altresì accertato che i rifiuti in questione - materiali di risulta edile - provenivano da un immobile di proprietà della stessa imputata, donde un ulteriore, obiettivo, collegamento tra questa ed il fatto illecito accertato. Trattasi di due indizi indubbiamente connotati da gravità, precisione e concordanza, sicché - in assenza, peraltro, di alternative spiegazioni dei fatti, in ricorso neppure allegate - non è manifestamente illogica la motivazione circa la sussistenza dell'elemento oggettivo e dell'elemento soggettivo del reato ritenuto in capo all'imputata.
3.2.Il terzo motivo è generico e manifestamente infondato, posto che il giudice d'appello può legittimamente riconoscere le circostanze attenuanti generiche anche "ex officio", ma il mancato esercizio di tale potere, eccezionalmente riconosciuto dall'art. 597, comma quinto, cod. proc. pen., non è censurabile in cassazione, né è configurabile in proposito un obbligo di motivazione, in assenza di specifica richiesta nei motivi di appello, o nel corso del giudizio di secondo grado (Sez. 5, n. 37569 del 08/07/2015, Tota e a., Rv. 264552; Sez. 7, ord. n. 16746 del 13/01/2015, Ciaccia, Rv. 263361; Sez. 6, n. 6880 del 27/01/2010, Mezini, Rv. 246139). Nel caso di specie, nella sentenza impugnata - laddove sono riportate le conclusioni della difesa dell'imputata non appellante - non viene riportata la richiesta, neppure in via subordinata, di concessione delle circostanze attenuanti generiche, né la ricorrente deduce di averne in altro modo espressamente sollecitato il riconoscimento, sicché sul punto il ricorso è generico, non essendo stata allegata la sussistenza di un presupposto indispensabile per il suo accoglimento. Anche la lettura del verbale dell'udienza nel giudizio d'appello conferma che le circostanze attenuanti generiche non furono richieste dal difensore.
5. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso, tenuto conto della sentenza Corte cost. 13 giugno 2000, n. 186 e rilevato che nella presente fattispecie non sussistono elementi per ritenere che la parte abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, consegue, a norma dell'art. 616 cod. proc. pen., oltre all'onere del pagamento delle spese del procedimento anche quello del versamento in favore della Cassa delle Ammende della somma equitativamente fissata in Euro 2.000,00.
[Omissis]

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